Gabriele Münter (Berlino 1877 – Murnau 1962) si esprime attraverso il colore: libera dai dettami del Naturalismo, veste persone, paesaggi, cose, di colori vivi, contrastati e assoluti, e tutto prende forma in modo semplice e quasi primitivo. Le forme e i colori oscillano tra una fedele approssimazione alla realtà e la sua astrazione: catturano una realtà come la vede l’artista nella sua interiorità, e la tela è espressione del proprio sentire.

Munter mai-abend-in-stockholm-1916(1)_jpg!PinterestSmallGabriele nacque in una famiglia alto-borghese di mentalità aperta, che assecondò la sua precoce inclinazione e l’interesse per l’arte, e che le permise di frequentare una scuola artistica femminile a Düsseldorf- l’Accademia d’arte era infatti interdetta alle donne – oltre a ricevere lezioni private in casa. La frequenza durò pochi mesi: alla morte del padre, seguì a breve distanza anche quella della madre, e così lei e la sorella, grazie alla cospicua eredità ricevuta e alla voglia di conoscere nuove realtà, decisero di intraprendere un viaggio negli Stati Uniti, dove avevano dei parenti. Vi rimasero per due anni, visitando vari stati e portandosi via foto e impressioni, e consolidando la loro natura di donne libere e indipendenti, incuranti delle convenzioni sociali. Al ritorno in Germania, si iscrisse ad una scuola d’arte progressista di Monaco in Baviera, dove continuò la sua formazione artistica.

Munter e Kandinskij

Il direttore della scuola, e insegnante (il primo a riconoscere il talento della giovane artista), era  il russo Vasilij Kandinskij: fu l’inizio di una relazione artistica e personale che durò per dodici anni, nonostante lui fosse sposato, e che li portò a viaggiare insieme in Europa e in Nord Africa, dove conobbero Rousseau e Matisse. La conoscenza di questi due artisti e del Fauvism influenzò stilisticamente la produzione di Gabriele.

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Gabriele si espresse artisticamente nel movimento espressionista; frequentò molti artisti dell’epoca e registrò tutto nei suoi diari, che corredò di foto da lei scattate; si dedicò alla xilografia, poi al vetro, che dipingeva sul retro secondo una tecnica antica. Contribuì alla nascita del gruppo Der Blaue Reiter (Il cavaliere blu), dalla cittadina bavarese di Murnau dove comprò una casa e visse fino alla morte. Con la nascita della Der Blaue Reiter, il lavoro di Gabriele Münter cambiò stilisticamente ancora una volta. Vi fu un passaggio dal copiare la natura più o meno impressionisticamente al sentirne il suo contenuto, astraendolo e disegnandone un estratto. Cresceva in lei l’interesse nel dipingere lo spirito della civiltà moderna, la sua agitazione sociale e politica e la sua gravitazione verso il materialismo e l’alienazione. Riteneva che le immagini sono tutti momenti della vita: esperienze visive istantanee, generalmente rapide e spontanee; i suoi dipinti hanno ciascuno la propria identità e forma unica, espressi attraverso l’uso del colore.

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Quando scoppiò la Prima guerra mondiale Gabriele e Vasilij si rifugiarono in Svizzera, da dove lui poi però partì per fare ritorno in Russia, ponendo di fatto fine alla loro relazione. Seguì per Gabriele un lungo periodo di crisi dal quale riuscì ad uscire alla fine degli anni Trenta, quando iniziò una relazione col filosofo e criticod’arte Johannes Eichner: con lui visitò Parigi e continuò la sua ricerca artistica. Durante l’ascesa del nazismo, le fu proibito di esporre le sue opere, ritenute, così come tutte le opere moderniste, “spazzatura” dal regime.

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Per evitare che le opere sue e degli altri artisti del movimento venissero distrutte dai nazisti, furono portate nella sua casa di Murnau: per fortuna furono ben nascoste perché la sua casa fu perquisita diverse volte ma esse non furono mai trovate.

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Quando compì ottanta anni, donò la sua intera collezione, che consisteva in oltre 80 dipinti ad olio e 330 disegni, alla Pinacoteca di stato di Monaco di Baviera.

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