Barile popilia copertina

Sta per uscire il secondo libro di Valentina Barile, #mineviandanti sulla via Popilia, edito da Les Flâneurs; ho seguito sui social, durante l’estate, le tappe di questo viaggio e gli “assaggi” di diario che poi sono confluiti appunto nel libro. Ringrazio l’autrice per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima e di essersi resa disponibile all’intervista. Ieri ho pubblicato la recensione ed ecco la nostra chiacchierata:

 

 

P.: Nell’introduzione e poi più avanti nel racconto, affermi di avere scelto la via Popilia perché è la strada più importante dell’antichità nel meridione d’Italia; puoi spiegare brevemente perché?

V.: Nel mio immaginario la via Popilia – la Capua-Rhegium – è la strada romana meridionale più importante perché porta al Mar Mediterraneo, quindi penso a qualcosa che vada oltre lo Stretto di Gibilterra, verso le Americhe. La direzione opposta alla via Appia, che prosegue verso Oriente. Ma gli addetti ai lavori dicono che i romani per arrivare allo Stretto di Messina non si sarebbero mai sognati di infilare una strada nelle montagne. Avrebbero piuttosto sfruttato il mare, la navigazione. Ha più senso, dunque, pensare che – come attesta la lapide di Polla, in Campania – un console romano abbia tracciato l’itinerario da Reggio Calabria a Capua per collegare il Sud a Roma (una volta a Capua, poi, la via Appia tirava dritta in capitale).

P.: Durante il viaggio, penso alle zone isolate sui monti, agli incendi, ci sono stati dei momenti in cui vi siete sentite in pericolo?

V.: C’è un tratto di strada statale 19, da Lagonegro a Rotonda, che collega la Val d’Agri al Pollino, per niente trafficata, che abbiamo attraversato al tramonto; uno dei punti più incerti e suggestivi: sembra di non arrivare mai dall’altra parte. Cinquanta chilometri di Appennino, percorsi in tre ore perché la strada, a tratti, si appende ai costoni di montagna. E un po’ di tensione c’è stata quel giorno perché avevamo affrontato poco prima l’ebbrezza di non poter proseguire il viaggio a causa degli incendi che avevano devastato il Golfo di Policastro, e le statali e le vie interne erano chiuse.

P.: Nel racconto del viaggio, quando arrivi a Vibo e conosci Tommy, capisci subito che è un viaggiatore; dici che “quelli che viaggiano hanno una sensibilità che gli altri non hanno”. Tu sei una viaggiatrice: penso alla via Appia del primo libro, al Cammino materano, alla Murgia longa, al Perù … qual è l’urgenza che ti spinge a metterti in viaggio? E che cosa porti a casa?

V.: «Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?», siamo negli anni settanta e Chatwin presenta il progetto editoriale di Alternativa nomade all’editore che, poi, lo pubblicherà. Tu parli di urgenza, e credo che sia il modo più adatto per esprimere un bisogno, una necessità. L’essere umano nasce nomade, in un tempo successivo si stabilisce in villaggi. Ma continua a spostarsi per sopravvivere; continua a cercare un posto che gli permetta di vivere. Credo che quando cominciamo ad avere delle fisse dimore diventiamo infelici. L’idea di restare fermi mi fa pensare a un castigo, muoversi vuol dire libertà di essere qualcos’altro. E non si torna mai da un viaggio, dalle vacanze semmai. Il viaggio è pensato, il viaggio è quelle persone con cui parti, nel bene e nel male. Non sei più tu che torni, ma un altro. Uno migliore. Perché hai negli occhi il sorriso, il profumo, le mani, il modo in cui ti hanno guardato le persone che hai incontrato. Il viaggio è cambiamento, per questo prima di partire, spesso, c’è la voglia di non farlo o la paura di andare. La preoccupazione di quello che sarà. Sei nelle mani del viaggio. Il viaggio può tutto su di te. Perché gli umani, in viaggio, abbassano tutte le difese e diventano, finalmente, reali.

P.: Durante il viaggio sulle tracce della via Popilia avete incontrato molte difficoltà e molte persone. Quali situazioni e chi ti ha maggiormente colpito?

V.: Il fascino di una donna molto bella che incontriamo l’ultima sera di viaggio, a Reggio Calabria. Una donna dalla pelle ambrata, dai seni prosperosi e dai fianchi pronunciati, che si muove con eleganza e copre le sue forme con abiti di cotone scuro. Uno chignon basso, occhi e capelli neri. Voce bassa e dal suono pulito. Vedi, mi ha stregato!

Immagina: arriviamo in questo locale tra i più chic della città – il suo –, consigliatoci dalla Casa del pellegrino. Zaino in spalla, capelli spettinati, senza aver fatto una doccia, con le birkenstock ai piedi. Intorno a noi, nel ristorante, pezzi di antiquariato vintage, saletta cinema d’altri tempi, sala lettura, lucine sotto il soffitto a cielo aperto, uomini in giacca e cravatta, donne eleganti. E lei, che ci accoglie chiedendoci da dove arriviamo e riservandoci il tavolo centrale, che la sera prima è stato occupato da due viaggiatori in barca a vela nel Mediterraneo. Dice che è un segno, e che i viaggiatori siano quello di cui abbiamo bisogno. E per tutta la sera ci dedica la migliore attenzione.

P.: Quali sono le tue letture?

V.: Leggo in modo disordinato, ogni giorno, e più libri assieme. Mi accade anche di lasciarli in sospeso e riprenderli dopo qualche tempo. Se mi piace una storia, sono capace di disdire ogni appuntamento con il mondo. Sono molto lenta nella lettura, e accelero solo quando sento che il libro non mi appartiene più. Leggo di tutto, e ho preferenze a periodi. Questo, ad esempio, è il momento del fumetto, della poesia e del noir mediterraneo. Il diario di viaggio è sempre!

P.: Sei tra gli organizzatori della Fiera del Libro di Napoli, Ricomincio dai libri : cosa significa per te scendere in campo per sostenere la cultura?

V.: Il minimo che un essere umano, collocato in un tempo e in uno spazio, possa fare. Far seguire alle proprie idee le azioni. Soprattutto se si tratta di un sogno come Ricomincio dai Libri. Che esiste da quattro anni. Grazie all’ardore dei sogni sono i sogni stessi a trascinarti in una direzione. E Ricomincio dai libri ci sta portando in quella giusta. La prossima edizione sarà vincente. Lo sappiamo, lo sentiamo, per delle ragioni che annunceremo in seguito.

 

Valentina Barile è narratrice di viaggio, tra gli scrittori emergenti de “Il libro che non c’è 2016” di Rai Eri. È organizzatore della Fiera del Libro di Napoli, Ricomincio dai libri, insegnante di scrittura creativa, ufficio stampa, editor, ghostwriter. Finalista al Premio Passaggi 2015, Festival della Letteratura di Viaggio. Il suo primo diario di viaggio, #mineviandanti sull’Appia antica (2016), ottiene due riconoscimenti: il Premio “Peppino Orlando” di Borgo d’Autore, il Festival del libro di Venosa, e il Premio “Enea – Buone pratiche per l’Italia” di Come il vento nel mare, il Festival delle narrazioni e di cultura politica, di Latina.

Questo è il link al suo sito ufficiale: http://www.valentinabarile.it/

Barile tramonto sullo Stretto
Valentina Barile, Tramonto sullo Stretto