Oggi proseguiamo il discorso iniziato qualche giorno fa e leggiamo insieme un altro sonetto.

Soneto de la carta

Amor de mis entrañas, viva muerte,

en vano espero tu palabra escrita

y pienso, con la flor que se marchita,

que si vivo sin mí quiero perderte.

 

El aire es inmortal, la piedra inerte

ni conoce la sombra ni la evita.

Corazón interior no necesita

la miel helada que la luna vierte.

 

Pero yo te sufrí, rasgué mis venas,

tigre y paloma, sobre tu cintura

en duelo de mordiscos y azucenas.

 

Llena, pues, de palabras mi locura

o déjame vivir en mi serena

noche del alma para siempre oscura.

lorca firma

Sonetto della lettera

 

Viscere mie, amore, morte viva,

non m’arriva un tuo scritto, una parola

e penso con il fiore che scolora

«ch’io ti perda se senza me io vivo».

 

L’aria è immortale e sta la pietra inerte,

che non conosce l’ombra né la elude.

Il cuore più profondo non richiede

il miele ghiaccio che la luna versa.

 

Ma ne ho patito, da aprirmi le vene,

tigre e colomba, oltre la tua cintura,

in duelli di gigli e morsi insieme.

 

Tu con parole quest’insania cura,

sennò lasciami alla mia serena

notte dell’anima per sempre oscura.

 

Questo è un sonetto cosiddetto “di circostanza”, che cioè parte da un fatto preciso: il poeta aspetta una lettera che non arriva.

Nel v.1 di questo sonetto compare quell’ “amor oscuro”, l’amore cioè che provoca la morte, letterale e figurata, che domina tutta la serie: quest’amore che si radica profondamente nell’uomo, “amor de mis entrañas” e che il poeta definisce con un ossimoro, “viva muerte”.

L’amante chiede, qui, con una punta di disillusione iniziale – “en vano espero”, “con la flor che se marchita” – che l’amato gli corrisponda un segno di considerazione. Nella seconda quartina la morte assume le sembianze della luna (simbolo ricorrente in Lorca) che gela ogni anelito alla dolcezza – “miel helada”. Questo segno è d’importanza vitale per colui che l’attende: infatti nelle terzine, avversativamente separate dalle quartine, colui che soffre è disposto ad accettare la sua condizione, purché l’amato esaudisca la sua richiesta. Altrimenti è preferibile “vivir en mi serena / noche del alma para siempre oscura”.

La struttura strofica assembla in due unità separate quartine e terzine e laddove le quartine si pongono come espositio del tema, le terzine commentano, emotivamente, e soprattutto T2, contengono il momento invocativo, la richiesta finale.

I vv. 13 e 14, in T2, contengono un riferimento diretto a San Juan de la Cruz e al suo trattato “Noche oscura del alma”. Questa “noche”- secondo gradino del cammino verso la vera vita mistica – “porta l’anima all’illuminazione della divina sapienza e all’amore che l’unisce a Dio”.

Dei quattordici versi componenti il sonetto quattro sono a minore (vv. 2,8,10,14) e nella struttura degli emistichi ben sei si discostano dalla terminazione piana nel primo emistichio.

Franco murer garcia lorca
Franco Murer, García Lorca

 

(foto copertina: https://www.abc.es/hemeroteca/historico-30-11-2008/abc/Cultura/lorca-no-esta-ni-en-viznar-ni-en-alfacar;-quiza-la-familia-se-lo-llevo_911597917984.html)