A 100 anni dalla scomparsa, Feltrinelli pubblica una nuova edizione del ritratto di Katherine Mansfield, un romanzo-biografia che narra una vita breve ma ardente.

“Ci sono scritture che corrono al margine dell’esistenza, e ne costituiscono l’essenza. Scritture cosparse di scorie di vita che brucia. Scritture che del dolore del vivere colgono la fiamma abbagliante. E bruciano chi legge. Di questo genere è la scrittura di Katherine Mansfield. Ribelle, pellegrina, trasformista senza radici se non quelle che affondano nella scrittura, KM, come si firma la nostra ‘stella’– con l’accelerazione di chi non ha neppure il tempo di compitare per intero il suo nome –, sprigiona la luce di una realtà esotica, magica, che questo romanzo ricrea, grazie a un gioco di scatole cinesi che i due protagonisti, un fratello e una sorella affascinati dalla scrittrice neozelandese, aprono a una a una guidandoci a un incontro profondo con la sua immaginazione. Come sempre nelle scritture dell’anima, il viaggio è verso l’origine, che è immancabilmente anche l‘inizio di tutto. Perché l’anima è un demone legato al luogo di nascita, e lì KM torna scrivendo. E se il prezzo del suo viaggio à rebours è, alla lettera, una iniziazione alla sua propria morte e rinascita nella scrittura, chi legga l’ispirato dialogo delle due voci di questo romanzo comprenderà come ogni volta chi legge davvero entra con il proprio autore, o autrice, in un colloquio autentico, in una relazione creativa che riporta alla vita chi l’ha pronunciata. Sì che potremmo dire che, se scrivere è inoltrarsi nel mistero alchemico di un’opera al nero, leggere lo è altrettanto.” – Nadia Fusini

Francis e Zoe, che nel nome si ispirano ai personaggi di Salinger, sono fratello e sorella, diversi per carattere, ma legati da un affetto e da una complicità profondi. Francis è un giovane scrittore solitario e riflessivo; Zoe è una donna nel fiore degli anni, di professione interprete, affascinata dalle dottrine esoteriche, sempre in viaggio.
Francis ha un progetto: scrivere un racconto su Katherine Mansfield, che Zoe, nonostante le sue molte letture, non conosce. Basta un accenno alla vita e agli amori della scrittrice a scatenare la curiosità di Zoe e a innescare tra i due un dialogo fittissimo, nella quiete sospesa e senza tempo di un grande giardino. Il fratello prende così a raccontare alla sorella l’inquieta e straordinaria esistenza di Katherine Mansfield. Nata nel 1888 in Nuova Zelanda, KM, come amava firmarsi, si trasferisce ventenne a Londra, e qui, attratta da amori folli e posseduta dalla perenne sensazione di trovarsi “agli antipodi”, vive una vita libera e avventurosa, che prestissimo genera pagine di altrettanto febbrile scrittura, percorse da un’energia, una luminosità e una grazia che le renderà amatissime dai lettori, fino a oggi. Ma nel 1918 un medico dà infine un nome agli attacchi di tosse che tanto debilitano KM: tubercolosi.
Sempre più fragile nel corpo, ma audace nella mente e pronta a ricorrere alle cure più sperimentali, per quanto dolorose, KM viaggia nel Sud della Francia alla ricerca di un clima mite. Poi le fanno il nome di Gurdjieff, controverso guaritore, filosofo e mistico: alle porte di Parigi, Gurdjieff ha fondato l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, ideale di perfezione che si dovrebbe raggiungere grazie a uno strano amalgama di sapienza orientale e tecniche psicofisiche di ricerca spirituale.
È lì che Katherine approda, per iniziare la sua “vita nuova” tra danze, meditazioni e incontri, che le offrono un rimedio mistico alla malattia e le concedono un’ultima fiamma di speranza.
È proprio questa la cifra che emerge dalle pagine appassionate e scintillanti di Nadia Fusini: la fiamma che anima KM, donna e scrittrice, fino all’ultimo giorno, anche quando la tisi sta compiendo il suo inesorabile corso. “Al sole va chi morendo pensa al Sole”, scrive nei suoi diari: un’inesausta ricerca di chiarezza, uno slancio espressivo che rende la sua intera esistenza affamata di luce straordinariamente vicina al nostro sentire contemporaneo. Un bruciare velocissimo, come quello di una moderna pop star, trasfigurato in una scrittura capace di regalarci immagini talmente vitali e uniche da non avere – come la loro autrice – paura del tempo che passa.

Nadia Fusini, scrittrice, critica letteraria, traduttrice, docente e studiosa di teatro elisabettiano, ha tradotto e commentato numerosi testi shakespeariani, di Mary Shelley, Henry James, John Keats, Wallace Stevens. Ha scritto su Kafka, Beckett, Bacon. Sui temi della identità femminile ha pubblicato: La luminosa. Genealogia di Fedra (Feltrinelli, 1990); Donne fataliOfelia, Desdemona e Cleopatra (Bulzoni, 2005); Nomi. Undici scritture femminili (Donzelli, 2012). Per Mondadori ha curato i due volumi dei Meridiani dedicati a Virginia Woolf (1998); ha scritto la biografia letteraria Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf (2006); Di vita si muoreLo spettacolo delle passioni nel teatro di Shakespeare (2010); La figlia del sole. Vita ardente di Katherine Mansfield (2012). Per Einaudi: Hannah e le altre (2013); Vivere nelle tempesta (2016). Il suo ultimo libro è Una fratellanza inquieta. Donne e uomini di oggi (Donzelli, 2018).