Eccoci ad un altro appuntamento con le novità libresche più accattivanti; come di consueto (vedi gli altri post nella sezione Bookshelf) lo faremo con la formula del 3X3: tre case editrici, tre novità per ciascuna di loro.
Il primo editore di cui sfogliamo il catalogo è Neri Pozza. Nata nel 1938, quando Neri Pozza e i suoi amici, seppur tenuti d’occhio dalla polizia fascista, creano a Vicenza le Edizioni dell’Asino Volante. Le edizioni sorgono per uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l’avvocato Ermes Jacchia, un eccentrico editore ebreo costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più dare alle stampe. Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore. Una vocazione che, al di là dei due brevi periodi di prigionia nelle carceri vicentine di San Biagio e San Michele per «sospetta attività antifascista», si esprimerà ininterrottamente, dapprima con le edizioni del Pellicano e infine con la fondazione, nel 1946 a Venezia, della Neri Pozza Editore, una delle più straordinarie avventure intellettuali del dopoguerra italiano.
Con un catalogo articolato su ben sette collane, Neri Pozza offre una ampia selezione di letteratura italiana e internazionale. Al Salone di Torino li trovate al Padiglione OVAL, Stand U65.
Il primo romanzo che vi segnalo si è appena aggiudicato il Premio Pulitzer per la saggistica. Questa opera offre al lettore uno sguardo sul feroce quotidiano di chi vive nella terra più contesa del pianeta e, pur privato dei più elementari diritti, cerca di mantenere intatta la propria umanità.

Un giorno nella vita di Abed Salama, di Nathan Thrall, traduzione di Christian Pastore, pp. 272
Milad, cinque anni, è emozionatissimo: sulle spalle uno zaino più grande di lui con dentro la sua merendina preferita, non vede l’ora di salire sul pullman per la prima gita di classe della sua vita, destinazione un parco a nord di Gerusalemme. Quando Milad saluta la mamma ed esce sotto una pioggia battente, suo padre Abed sta ancora dormendo.
La giornata che cambierà per sempre la vita di Abed Salama comincia qualche ora più tardi, su una strada bloccata, una delle poche su cui ai palestinesi è ancora concesso viaggiare, e la notizia di un incidente «con alto numero di vittime». Incalzato da un presagio, Abed raggiunge trafelato il luogo dell’impatto dove lo accoglie una bolgia infernale: un gigantesco tir rovesciato, uno scuolabus in fiamme, dei corpi a terra. Milad però non si trova.
Inizia così per Abed una corsa angosciante in un labirinto fatto di ostacoli fisici, burocratici, emotivi, dovuti alla sua condizione di palestinese. E questo padre palestinese è dalla parte sbagliata del muro di separazione, i suoi documenti del colore sbagliato non gli consentono di superare i checkpoint dei militari, di entrare a Gerusalemme, di conoscere la sorte di suo figlio. La ricerca disperata di Abed incrocia il cammino di altre persone, con le loro storie che convergono, tutte, su quell’inferno: un’insegnante di asilo e un meccanico, un ufficiale israeliano e un funzionario palestinese, un colono paramedico, operatori sanitari ultraortodossi. Due madri, che sperano che il bambino ferito ma vivo sia il loro.
Jaba Road era una delle tante circonvallazioni progettate per ridurre i tempi di percorrenza dei coloni, per dare loro un senso di sicurezza e creare l’illusione di un’ininterrotta presenza ebraica da Gerusalemme fino agli insediamenti. Ma quando Israele costruì nuove circonvallazioni, Jaba Road finì per essere utilizzata principalmente dai palestinesi. L’unica corsia che portava a est faceva da arteria principale intorno a Gerusalemme per le circa duecentomila persone che non vi potevano entrare. Divenne nota come «strada della morte».

L’ultimo mago, di Francesca Diotallevi, pp. 240
È la notte di Capodanno del 1960 e, in un lussuoso appartamento affacciato sul parco del Valentino, un gruppo di persone siede attorno a un tavolo. L’aria è quasi elettrica e nessuno osa emettere un fiato. Aspettano l’inizio di quelli che il padrone di casa chiama «esperimenti» ma che per chi è lì hanno un valore inestimabile, metafisico, soprannaturale.
Gustavo Rol ha l’eleganza garbata e poco esibita di chi cammina con naturalezza in qualunque stanza del mondo, e il pubblico pende dalle sue labbra. Solo un uomo lo guarda con sospetto, è sicuro che ci sia un trucco e vuole svelarlo. Nino Giacosa è un uomo rotto, in fuga: dai debiti di gioco, dai fantasmi della disfatta di El Alamein, da Miriam, la donna che ha amato. Da sé stesso. Dopo tanti sogni infranti, tuttavia, ha trovato qualcosa che può riempire il vuoto della sua esistenza: una storia. La storia che sta scrivendo giorno e notte nella squallida stanza di una pensione è quella di un grande imbroglio, celato dalle mani sapienti di un illusionista. Ed è con questo atteggiamento scettico, l’occhio attento a ogni dettaglio, che Nino inizia a partecipare alle serate di Rol. Ma tra i due uomini, all’apparenza così diversi, si crea presto una complicità imprevista.
E nelle passeggiate attraverso una Torino gelida e impenetrabile, Rol racconta a Nino la propria vita, il «dono» che ha scoperto grazie a un polacco conosciuto a Marsiglia, gli studi e lo scoramento all’idea di essere ammirato ma mai compreso.

Il romanzo sulla vita di una donna straordinaria, una femminista ante litteram che ha attraversato controcorrente il Novecento.
Teresa ha sempre saputo di non essere bella. Non serviva che glielo ricordasse la madre del suo futuro marito, Luigi Longo, marchiandola con un impietoso «Brutta, povera e comunista». Così come era innegabile che fosse povera: le sue origini proletarie e l’esperienza precoce in fabbrica la portano fin da giovanissima a rivendicare i diritti dei lavoratori contro i padroni, anticipando l’iscrizione al pci, di cui fu tra i fondatori. Nel 1945, nell’Italia appena liberata, Teresa è una donna che ha già alle spalle molte vite: ha combattuto in Spagna, ha vissuto da clandestina in Francia e ha preso parte alla Resistenza. Ha conosciuto l’inferno dei campi di concentramento, il cui spettro la perseguita anche ora che può riabbracciare suo marito, compagno anche di fede politica, e i figli.
Adesso che c’è un Paese da ricostruire non può che essere in prima linea, come parlamentare e come sindacalista. Per Estella – questo lo pseudonimo partigiano con cui la chiama Togliatti – la politica è una vocazione, e la sua passione e determinazione la guidano nelle battaglie che intraprende, soprattutto a tutela delle donne: parità salariale, servizi a favore della maternità, riconoscimento della pari dignità nelle carriere. È lei l’ideatrice dei «Treni della felicità», che a partire dalla fine del 1945 sottrarranno moltissimi bambini alla miseria. Ma è proprio l’essere donna il suo punto debole. L’aver contribuito a scrivere la Costituzione della neonata Repubblica non la salverà dagli attacchi di un mondo ancora inconfutabilmente maschile, che le infliggerà un doppio tradimento, personale e politico, da cui Teresa faticherà a riprendersi. Ma non smetterà mai di lottare.
Passiamo a Edizioni Clichy. Edizioni Clichy nasce a Firenze nell’ottobre 2012 dalla visione di Tommaso Gurrieri e Franziska Peltenburg-Brechneff, come una casa editrice indipendente con lo sguardo rivolto verso il mondo, dall’identità forte e riconoscibile, che si è distinta negli anni per una spiccata capacità di ricerca, sia internazionale che nazionale. I libri pubblicati hanno ottenuto diversi riconoscimenti e successi, come ad esempio Nomadland di Jessica Bruder (mia recensione), da cui è stato tratto l’omonimo film , vincitore del Leone d’oro e tre Premi Oscar.
I titoli delle diverse collane richiamano direttamente luoghi di Parigi, città che da sempre anima e stimola il progetto: Gare du Nord, Rive Gauche, Place d’Italie, Beaubourg, Père Lachaise, Sorbonne e Carrousel. Percorsi diversi e alternativi, che spaziano dalla narrativa contemporanea francese, angloamericana e italiana agli albi illustrati per bambini, dalla saggistica alla varia. Senza dimenticare le famose guide tascabili per “i maniaci” dei libri e dei luoghi letterari (vedi mia recensione). Al Salone di Torino li trovate al Padiglione 3, Stand Q28.

Ho visto Vittoria volare, di Giuseppe De Filippis, pp. 208
La storia prende il via da un suicidio, a cui il protagonista, Riccardo, assiste in un momento personale di enorme difficoltà. Questo evento divide la sua vita tra un prima e un dopo e diventa la spinta decisiva per ricorrere alla psicoterapia, mettendosi nelle mani e nella mente della psicoterapeuta Maria, una figura dapprima eterea e via via sempre più carnale che cerca di spiegare al ragazzo tutti i mali del mondo, dal fuoco all’acqua nei polmoni, e che diviene rapidamente una delle protagoniste della storia.
Riccardo apre sempre di più la sua mente, ma, soprattutto, amerebbe che Maria facesse la stessa cosa. Intanto cerca di portare avanti la sua relazione con Giada, ma il suo stato mentale rappresenta una bomba all’interno dell’equilibrio di una coppia destinata a esplodere. Riccardo non c’è, Riccardo è senza risposte, Riccardo fa fatica a trattenere i suoi pensieri nell’inesorabile esplorazione continua verso il nero oscuro degli abissi della vita e della morte. Giada lascia Riccardo.
Riccardo cerca, lentamente, di rimettere a posto i pezzi e decide di affrontare Maria, le mostra le sue perplessità sulla terapia e decide di essere completamente sincero, di parlarle del suo passato, dell’idea del suicidio e, infine, delle sue fantasie. La vita è pronta a riservare nuovi dolori e smarrimenti, fino a una conclusione che non conclude, ma instilla nel lettore una tempesta di dubbi e forse anche alcune possibili risposte sull’esistenza, il coraggio, la forza, l’essenza della vita. Cosa significa camminare? Cosa significa cadere? E come si può andare avanti quando tutto sembra portarti proprio a cadere?

Chiudi gli occhi, Nina, di Paolo Mascheri, pp.208
Andrea sbarca il lunario lavorando come giardiniere. Schivo e solitario, pare vivere in simbiosi coi silenzi della campagna toscana che lo circonda. Dopo la morte improvvisa della moglie, Chiara, si ritrova da solo con Nina, la figlia che Chiara ha avuto da una precedente relazione. Nina è tutto quello che una ragazzina di undici anni è e dovrebbe essere, e Andrea cerca quanto più possibile di preservare un’apparenza di normalità nella loro vita, proteggendola dalla verità riguardo la morte di sua madre, che solo lui e un ex collega di Chiara conoscono.
Proprio quando Andrea e Nina sembrano aver trovato un nuovo equilibrio, il padre biologico della bambina, che fino a quel momento si è limitato a mandare soldi dal Venezuela dove si è trasferito con l’attuale compagna, rivela di voler recuperare il rapporto con sua figlia, facendo temere ad Andrea di finire col perderla per sempre. Ma fino a che punto potrà spingersi per avere un ruolo nella vita di Nina?
Asciutto e poetico, intimo e tenero, ma anche potente e toccante nella sua sincerità fatta di gesti quotidiani e traumi a cui è difficile sopravvivere, Chiudi gli occhi, Nina è la storia di una famiglia di oggi. Un’indagine profonda sulle relazioni che vanno al di là dei vincoli e al di là dei legami di sangue.
Paolo Mascheri dipinge una geografia dei legami e del dolore profondamente delicata e vera, con riserbo e realismo, un microcosmo popolato da pochi personaggi essenziali raccontati con estrema sensibilità e consapevolezza, proponendo ai lettori più attenti, ma anche a chiunque voglia esplorare cosa siamo diventati oggi, uno stile di scrittura contemporaneo come pochi autori italiani di oggi sono in grado di fare.
Infine, vi segnalo questo splendido album illustrato:
Un album che parla dell’entusiasmo dell’infanzia, delle avventure che cementano le amicizie e del piacere di sognare insieme
Un delicato viaggio di formazione alla fine del quale quattro piccoli amici scopriranno loro stessi e il valore dell’amicizia

Una magnifica mattina di primavera, quattro amici, armati di caramelle e di un retino per farfalle, si avventurano nella campagna, sperando di trovare, come narra la leggenda, una pentola d’oro ai piedi dell’arcobaleno; troveranno invece qualcosa di inaspettato ad attenderli. Questa ricerca infruttuosa darà vita a momenti indimenticabili condivisi con gli amici. Un album pieno di colori che parla di entusiasmo infantile, amicizia e viaggi.
L’ultimo editore di questa puntata è SEM Libri. SEM – Società Editrice Milanese – è stata fondata nel 2016 da Riccardo Cavallero, ex numero uno di Mondadori Libri con altri soci. Da circa un anno, è stata acquisita dal polo editoriale Feltrinelli.
Ha lanciato nuovi autori e pubblicato casi letterari internazionali, specializzandosi nella narrativa di genere. Curiosa, coraggiosa e indipendente, propone grandi romanzi per un pubblico ampio. Al Salone di Torino li trovate al Padiglione OVAL, Stand T38-U37.
Dopo essere entrato nella dozzina dello Strega, Dalla stessa parte mi troverai di Valentina Mira (pp.256), pubblicato nella nuova collana Italian Tabloid, spicca il volo e conquista un suo spazio nella classifica dei 20 libri di narrativa italiana più venduti in Italia…

Questa storia comincia una sera d’inverno, il 7 gennaio 1978. Davanti a una sede del Movimento sociale italiano nel quartiere Appio Latino, a Roma, vengono uccisi a colpi d’arma da fuoco due attivisti di destra. Da quel momento, i morti di Acca Larentia diventano icone intoccabili del neofascismo.
Questa storia ricomincia il 30 aprile 1987, quando viene arrestato Mario Scrocca, un militante di estrema sinistra. Secondo gli inquirenti, Scrocca avrebbe fatto parte del commando che colpì ad Acca Larentia. Lo troveranno cadavere ventiquattro ore più tardi, impiccato in una cella di Regina Coeli. Ma troppe cose non tornano…
Questa storia senza fine ricomincia – una volta ancora – un pomeriggio di giugno del 2021. Due donne si incontrano sotto il cielo di Roma. Rossella ha sessant’anni ed è la vedova di Mario Scrocca. Valentina, di anni, ne ha trenta, è cresciuta dalle parti di Acca Larentia, in passato ha frequentato dei neofascisti e si porta dentro le cicatrici di quelle frequentazioni.
Dalla stessa parte mi troverai è il racconto di un amore vissuto a mille nei giorni in cui tutto era ancora possibile e di una vita spezzata al tempo del disincanto collettivo, prima di essere consegnata all’oblio. Con un rigore che non ammette sconti, Valentina Mira fa luce sul vittimismo osceno dei carnefici, demolendo retoriche, alibi, miti di quella destra che si è presa l’Italia.

Mala. Roma capitale, di Francesca Fagnani, pp. 240
La pace è finita e ora le gang sono in guerra. Sotto il manto della grande bellezza, nel sottosuolo perso e dannato di Roma scorre un fiume di violenza. Sequestri, pestaggi, torture e omicidi si susseguono. Lo scontro infuria, invisibile agli occhi dei più. È così da quando, il 7 agosto 2019, Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, capo degli Irriducibili della Lazio e ai vertici della “batteria di Ponte Milvio”, viene freddato da un sicario che gli spara alla testa, mentre se ne sta seduto su una panchina al parco degli Acquedotti.
Ma Diabolik è solo la punta dell’iceberg di quella rete di organizzazioni criminali che governano sul territorio: connection tentacolare che comprende il cartello di Michele ’o Pazzo, la malavita storica e quella emergente, e poi il sodalizio, spietato e potente, degli albanesi, che sono cresciuti all’ombra di Piscitelli e sono diventati i Signori del narcotraffico. Così, la vendetta è l’innesco di un conflitto senza quartiere per il controllo delle piazze di spaccio, dal litorale ostiense a Tor Bella Monaca: un business gigantesco in cui tonnellate di coca muovono milioni.
In queste pagine, voci urlano prima di spegnersi nel buio, armi sparano in pieno giorno, la droga invade le strade, i soldi si prestano a strozzo e i debiti si saldano sempre: a qualunque costo e spesso nel peggiore dei modi. Con il rigore della cronista, Francesca Fagnani esamina le fonti giudiziarie, collega i fatti, ricostruisce antiche alleanze e recenti rivalità che definiscono la geografia criminale della Capitale.
Mala è un’inchiesta documentatissima, implacabile e travolgente come una serie tv sui narcos sudamericani, che svela chi sono i nuovi padroni di Roma.

Le parole per dirlo, di Franco Di Mare, pp. 112
La guerra è la malattia del mondo. Appena scoppia, è causa immediata di dolori infiniti, disastri, morte.
Ma le guerre continuano a mietere vittime anche dopo che finiscono. Ne è un tragico esempio la “Sindrome dei Balcani”, la lunga serie di malattie provocate dall’esposizione ai proiettili con uranio impoverito o dall’inalazione di particelle d’amianto rilasciate nell’aria in seguito alla distruzione di palazzi e complessi industriali. È accaduto durante i conflitti esplosi in ex Jugoslavia e Kosovo: piccole particelle infinitesimali, invisibili agli occhi, che una volta entrate nel corpo di soldati, civili e persino reporter non lasciano scampo. A distanza di molti anni si ripresentano quasi fossero un prolungamento dell’orrore bellico, e colpiscono. Proprio come è successo all’autore del libro che stringete tra le mani.
In questo breve ma densissimo volume Franco Di Mare passa in rassegna parole-chiave quali “assenza”, “memoria”, “resilienza”, “amore”, “storia”. E nel farlo affianca alle riflessioni la potenza del racconto, nutrito dalle emblematiche vicende a cui ha assistito sul campo nei tanti anni da inviato: vicende che lo hanno segnato e adesso riecheggiano nella battaglia contro il male dentro di lui.
Le parole per dirlo raccoglie il vissuto di chi ha attraversato la Storia mentre questa scriveva le sue pagine più dure. Ma è anche il diario di bordo di una vita costellata di incontri esemplari, capaci di urlare il loro sdegno per la guerra e restituire il senso più profondo dell’amicizia, dell’affetto e della solidarietà tra esseri umani.
Buone letture!!!


Grazie per gli ottimi spunti, argomenti interessanti
"Mi piace"Piace a 1 persona
Buon fine settimana 🌷
"Mi piace"Piace a 1 persona
altrettanto a te 🌼☀️
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ma come fai a leggere tutti questi libri? 😊 Dovrò leggere assolutamente il libro sulla “strada della morte”.
Grazie, mia cara.
"Mi piace""Mi piace"
Purtroppo non riesco a leggere tutto quello che vorrei…
"Mi piace"Piace a 1 persona
Eh, destino comune!
"Mi piace"Piace a 1 persona