Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Profumi

INCIPIT

Abete

Per burlarsi della sua indole taciturna e della sua rudezza, si dice che l’abitante dei Vosgi è mezzo uomo e mezzo abete. Lontano dalle abetaie, la mia vita rallenta. Mi sembra d’essere stato sradicato. Mi manca il loro verde perenne, la loro vasta opulenza, il loro odore vivido di resina, i loro aghi inoffensivi. Prima della guerra, mio padre è boscaiolo, contadino, operaio chimico. Il dopoguerra fa di lui un poliziotto che però non dimentica mai i suoi boschi. La sua casa natale vi è incastonata. Alberi scuri che s’inerpicano fino alla rupe della Soye, alle rovine del castello di Pierre-Percée, al colle della Chapelotte dove i tanti combattimenti della Prima guerra mondiale hanno lasciato ferite indelebili. Lavora a molti tagli nella valle della Plaine, fiume la cui acqua è percorsa da trote e vaironi, costeggiato da quella che fu una strada romana, sotto l’alta potestà del Donon in cima al quale un tempio di arenaria celebra il culto di Velleda. È uno dei posti più resinosi di Francia. Non si può sfuggire agli abeti vecchi o giovani, neri, immensi, di una maestà quasi carolingia, e nemmeno alle picee schierate in ranghi serrati lungo i sentieri. Picnic. Si carica la R4 di ceste, di coperte, di sedie pieghevoli, di fornelletti, di insalatiere, di bocce per giocare e di racchette da volano. Non si va molto lontano. Si torna al luogo dell’infanzia, vicino a un ruscelletto nel cuore di un bosco in cui si penetra grazie a un viottolo di sabbia rosa. Il nostro angolino. Il sole è al bando di là dalle frasche.

Philippe Claudel

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