Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Silenzi

INCIPIT

La bicicletta rotta è appoggiata al muro della casa. Il patrigno l’ha recuperata e l’ha legata alla grondaia con una catena arrugginita. È una vecchia bicicletta dell’esercito e la ruota davanti – che è finita sotto l’automobile – è piegata a novanta gradi. Un pezzo di cartone penzola dal manubrio: sopra c’è scritto vendesi con una grafia sghemba. La osservo dai gradini dell’entrata. Ho levato le scarpe e dondolo i piedi sotto il sole di mezzogiorno. Nel basso della pancia sento il bisogno di fare pipì che preme, ma il patrigno è stato chiaro: non devo muovermi di qui. Lui è partito all’alba per il turno alla centrale elettrica. Ci va a piedi, perché il nostro quartiere non è lontano dalla centrale, che sta sulla riva nel punto in cui il fiume Aare si piega a serpente. Ieri ha detto che non mi voleva più. Piangeva, ma le lacrime non erano per me. Ha detto anche che qualcuno sarebbe venuto a prendermi, di aspettare fuori casa tra mezzodì e l’una. Poi è andato a dormire. Ha sbattuto la porta così forte che ho sentito lo schiaffo dell’aria. Il vicolo davanti casa è stretto e puzza di pattume rimasto a marcire. Le finestre del palazzo danno su un muro alto e grondante umidità, e il rombo del traffico rotola giù dalla strada che si trova al livello del tetto. Un micio miagola dall’oscurità del pianerottolo. Si chiama Dumas ed è un povero gattino spelacchiato, senza padrone. Un tempo era agile e paffuto, ma poi la signora Leer è morta di polmonite e lo ha lasciato in eredità allo stabile. Ora becca colpi di scopa quando cerca rifugio dal maltempo e spesso, nel cuore della notte, lo sento frugare nei bidoni della spazzatura. Ogni tanto, a cena – anche se lo stomaco brontola e domanda di spazzare il piatto fino all’ultima briciola – gli metto da parte un boccone.

Luca Brunoni

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