La incontrai una domenica sul porto. Vestiva di bianco, aveva le spalle nude e portava un cappello di trina. Sembrava scesa da un quadro e non da una di quelle navi cariche di persone che fuggivano nelle Americhe. La guardai a lungo e anche lei mi guardò. È strano come l’amore può entrare dentro di noi. (..) Mi indicò la valigia che stava ai suoi piedi. Portala al Bote, mi disse nella mia lingua. Il Bote non è un luogo per signore, dissi io. Io non sono una signora, rispose, sono la nuova padrona.

Donna di Porto Pim, di Antonio Tabucchi, Sellerio editore 1983, nuova edizione 2017

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Il mio viaggio letterario attraverso le isole continua e questa volta faccio tappa alle isole Azzorre, nell’Atlantico Settentrionale: nove isole principali, divise in tre gruppi, e numerosi isolotti minori, che costituiscono una regione autonoma del Portogallo. Tutte le isole sono di origine vulcanica, nonostante alcune, come ad esempio Santa Maria, non siano state interessate da fenomeni di attività vulcanica fin da quando vennero colonizzate. Il Monte Pico, sull’isola di Pico, è la cima più elevata del Portogallo. Le Azzorre sono inoltre tra le più alte montagne del pianeta, se si considera il dislivello dalla base del fondale oceanico fino alle loro vette, che si ergono ben al di sopra della superficie dell’Atlantico.

Azzorre acque smeraldo

La prima isola che si incontra, vista dal mare è una distesa di verde e nel mezzo vi brillano frutti come gemme, e a volte strani uccelli dalle piume purpuree si confondono con essi. Le coste sono impervie, di nera roccia abitata da falchi marini (..) Le piogge sono abbondanti e il sole impietoso: e per questo clima e per la terra nera e ricca gli alberi sono altissimi, i boschi lussureggianti e i fiori abbondano: grandi fiori azzurri e rosa, carnosi come frutti, che non ho mai visto in nessun altro luogo.

È Antonio Tabucchi a portarmi nelle isole Azzorre, in un viaggio reale e metafisico, dove i luoghi, gli animali, persino gli oggetti sono in bilico tra l’esistenza reale e il loro farsi metafora. Un agile libro che non è (solo) un diario di viaggio, ma nemmeno (solo) un’opera di fantasia. È entrambi, come ci informa l’autore nel Prologo:

questo libretto trae origine, oltre che dalla mia disponibilità alla menzogna, da un periodo di tempo passato nelle isole Azzorre. Suoi argomenti sono fondamentalmente le balene, che più che animali sembrerebbero metafore; e insieme i naufragi, che nella loro accezione di atti mancati e fallimenti sembrerebbero altrettanto metaforici.

Dunque, il “libretto” si dispiega attraverso sette scritti, divisi in due gruppi, a formare un mosaico che regala al lettore le atmosfere impalpabili, i profumi e i colori di queste isole; sono scritti di natura diversa, resi con stili diversi ma che formano un’unica storia.

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Su tutti, a mio modesto gusto, spicca quello che dà il titolo al volume. Un racconto basato sulle confidenze che un malinconico cantante offre all’autore, in cui veniamo a conoscenza della sua triste e tragica storia. Sembra di sentire, all’inizio, la melodia struggente delle canzoni che l’uomo canta per i turisti; poi, come un cantastorie, riesce ad irretirci e a trascinarci nel racconto della sua vita.

Azzorre Sao Miguel

In “Piccole balene azzurre che passeggiano alle Azzorre”, Tabucchi fa rimbalzare sulla bocca ai due protagonisti – uno scrittore e la sua fidanzata – i suoi pensieri:

(lui) E poi volevo misurarmi con una dimensione diversa, è tutta la vita che scrivo finzione.

(lei) A me sembra più nobile, almeno è più gratuita, e dunque, come dire?, più leggera ..

(lui) Ma a un certo punto bisogna avere il coraggio di misurarsi con la realtà, almeno con la realtà della nostra vita. La gente è assetata di vita vissuta, è stanca della fantasia di romanzieri senza fantasia.

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Porto Pim

La natura e le consuetudini delle isole sono presenti in tutti i frammenti: l’isola di Pico, l’isola di Flores, l’isola di Faial, dove si trova Porto Pim, una baia di forma perfettamente circolare, addossato all’abitato di Horta e chiuso dal Monte da Guia, un antico vulcano spento la cui duplice caldera è riempita dalle acque dell’Atlantico. Luoghi spettacolari che catturano gli occhi e il cuore di chi li può ammirare dal vero. Luoghi di passaggio per molti marinai, che hanno un modo tutto loro per lasciarvi una traccia del proprio passaggio:

Per i navigatori che si fermano a Horta è norma lasciare sulla muraglia del molo un disegno, un nome, una data. È un muro lungo un centinaio di metri dove si sovrappongono disegni di barche, colori di bandiere, numeri, frasi. (..) «Peter’s bar» è un caffè sul porto di Horta, vicino al club nautico. (..) E poiché i navigatori sanno che Faial è un punto d’appoggio obbligatorio e tutti passano di qua, «Peter’s» è diventato il destinatario di messaggi precari e fortunosi che altrimenti non avrebbero altro indirizzo.

Azzorre Horta

Poi, la vita di Antero de Quental, “grande e infelice poeta che misurò gli abissi dell’universo e dell’animo umano col breve compasso del sonetto”. E poi le storie di balene…

Azzorre balena

Come sempre, Antonio Tabucchi ci regala una lettura piacevolissima. Qui potete leggere l’incipit.