Käthe Kollwitz nacque nel 1867 da una famiglia della borghesia progressista, a Königsberg, dove visse fino al 1885 dedicandosi fin da adolescente agli studi artistici. Suo fratello fu amico di Engels e redattore di un giornale progressista. I suoi primi lavori avevano come protagonisti operai, marinai e contadini, cioè l’umanità che poteva vedere nelle strade della sua città e di cui riuscì a cogliere, fin da giovane, le difficili condizioni di vita. Fu molto ispirata dalla lettura di “Germinal”, di Zola. Si trasferì poi a Berlino per intraprendere gli studi d’arte. A Berlino, infatti, vi era una scuola d’arte aperta alle ragazze.

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A ventisette anni si fidanzò con Karl Kollowitz, studente di medicina, che divenne più tardi suo marito e con il quale ebbe due figli. Karl, una volta divenuto medico, esercitò in un quartiere proletario. Rimasero a Berlino fino al 1943, quando dovettero lasciare la città a causa dei bombardamenti.

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Alla fine degli anni 80, ispirata dall’opera teatrale di Hauptmann, “I tessitori”, produsse tre litografie – Povertà, Morte, Cospirazione – e tre dipinti – Marcia dei tessitori, Rivolta, La fine) che furono molto apprezzati. L’arte grafica divenne il mezzo espressivo più consono al suo talento.

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Agli inizi del 1900, l’artista realizzò un altro ciclo di litografie, dal titolo Guerra dei contadini, che richiamava la rivolta avvenuta nel 1525, nei primi anni della riforma protestante. All’establishment non piacque neanche questa serie, additata quasi come sovversiva in quanto si riteneva che ammiccasse alla rivoluzione sovietica. Senza dubbio, in queste opere l’artista voleva testimoniare le ingiustizie sociali e manifestare il proprio sdegno, nonché posizionarsi a fianco del proletariato.

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Ciò che distingueva questa raccolta dalle opere realiste di allora era il suo carattere innovativo. La maggioranza dei pittori tedeschi del XIX secolo rappresentava i lavoratori come povera gente da commiserare, al massimo in procinto di fare qualche rivolta individuale. Nelle opere della Kollwitz invece si vede apparire il pathos dell’insurrezione popolare. I suoi disegni non esprimono solo una carica di simpatia per i diseredati, ma danno anche l’idea di quale forza possono scatenare le masse insorte. Nella “Guerra dei contadini” il personaggio principale è il popolo, inteso non come somma di individui singoli ma come massa compatta, unita da una stessa visione delle cose, da un medesimo stato d’animo. “KÄTHE KOLLWITZ, PITTRICE DEGLI OPERAI”

In quegli anni, Käthe si recò a Parigi, dove imparò a scolpire, e a Firenze, dove poté recarsi grazie alla vincita di un premio artistico ottenuto con una litografia del ciclo Scoppio.

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Perse in figlio Peter, nel 1914, che morì nel corso di una battaglia; questo evento la precipitò in un periodo di profonda depressione; anche nel corso della seconda guerra mondiale perse un affetto a cui era molto legata, il nipote. Questi eventi e lo sguardo allargato alla tragedia che toccò a molte madri, le fece sempre nutrire una profonda avversione per la guerra. Nel 1924 disegnò il manifesto dal titolo Mai più guerra! che esprime la sua protesta contro il militarismo. Una volta uscita da questo periodo buio, compose in memoria del figlio e dei giovani che avevano perso la vita in guerra, un memoriale scultoreo.

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La Kollwitz avvertì assai dolorosamente la morte di K. Liebknecht, uno dei fondatori dei partito comunista tedesco, assassinato da ufficiali reazionari. I parenti dei dirigente politico andarono a chiedere alla disegnatrice di farne un ritratto ma il volto fiero di quell’uomo lei non sapeva come riprenderlo: dai molti abbozzi rimasti si capisce che cercava la variante più espressiva. Cominciò con un’acquaforte ma subito vi rinunciò; provò poi con la litografia ma senza successo. Riuscì infine a realizzare il progetto mediante un’incisione su legno. In memoria di Liebknecht divenne famoso in tutto il mondo. Prima della morte di questo leader, avvenuta nel 1919, la Kollwitz, membro attivo dell’Accademia delle arti di Prussia, considerava la politica estranea all’arte, perché troppo ambigua e tendenziosa. Ma dopo comprese bene il significato della solidarietà dei lavoratori per la costruzione di un mondo diverso. Ecco perché accolse con gioia la vittoria della rivoluzione socialista in Russia.

Nel 1921, provando una calda simpatia per i lavoratori affamati della Repubblica sovietica, disegnò un manifesto che acquistò subito una vasta notorietà: delle mani tese per sostenere un uomo indebolito dalla fame, con questa iscrizione: “Aiutate la Russia!”.

Alla Kollwitz fu vietata qualunque attività artistica sin dal 1933, allorché la sua arte era stata definita “degenerata”. Ma Käthe – uscita insieme a M. Liebermann e H. Mann dall’Accademia – rimase fedele ai suoi ideali progressisti e, malgrado la malattia, l’età e le persecuzioni, continuò a lavorare, a frequentare gli amici e i colleghi, volendo persino partecipare, dimostrativamente, ai funerali di E. Barlach, anche lui artista “degenerato”. cit. ibidem

La Kollwitz fece parte del movimento artistico “Secessione di Berlino”. Rimase a Berlino fino al 1943, quando la popolazione fu sfollata. Riparò nei pressi di Dresda, dove morì due settimane prima della resa tedesca, il 22 aprile del 1945.

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