Abbiamo recentemente visto quali sono i 12 semifinalisti al Premio Strega di quest’anno. Ora sono stati annunciati i candidati al Premio Strega Europeo. I loro autori saranno presenti al Salone del libro di Torino per presentare le loro opere. L’anno scorso, il vincitore fu “Patria” di Fernando Aramburu, che per me è stata la migliore lettura del 2018. Un romanzo che ho amato tantissimo e di cui vi ho parlato qui.

Vediamo quali sono i contendenti di questa edizione:

Diop fratelli d'anima

Fratelli d’anima, di David Diop, Neri Pozza editore 2019, traduzione di G. Bogliolo, pagg 122

Sul fronte occidentale, nelle trincee francesi, tra i soldati bianchi coi loro vistosi calzoni rossi spiccano i fucilieri senegalesi, «i cioccolatini dell’Africa nera», come li chiama il capitano Armand. Prima di ogni assalto, il capitano non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, «i più coraggiosi dei coraggiosi», un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei «negri selvaggi, dei cannibali, degli zulù». I senegalesi ridono contenti. Poi, mettendosi in faccia gli occhi da matto, sbucano ,fuori dalla trincea con il fucile nella mano sinistra e il machete nella destra. Alfa Ndiaye e Mademba Diop sono amici, fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa, lontano dai freddi accampamenti del fronte. Quando in trincea risuona il colpo di fischietto del capitano, escono anche loro dal buco urlando come selvaggi indemoniati per non apparire meno coraggiosi degli altri. Un giorno, però, Mademba Diop viene ferito mortalmente e, con le budella all’aria, chiede per tre volte ad Alfa di dargli il colpo di grazia. Per tre volte Alfa si rifiuta e, dopo una lunga e atroce agonia, Mademba muore. La morte dell’amico consegna Alfa all’impensabile, a tutto ciò che gli antenati e il mondo di ieri avrebbero proibito e che invece la grande carneficina della guerra moderna concede. A ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Come un demone, uno stregone, un divoratore di anime, che soltanto una voce del mondo di ieri potrebbe salvare…Un romanzo che mostra come nel naufragio totale della civiltà rappresentato dalla Grande Guerra non soltanto l’Europa, ma anche una parte non trascurabile dell’Africa perse la sua anima e la millenaria tradizione che la custodiva.

Dunne come cade la luce

Come cade la luce, di Catherine Dunne, Guanda editore 2019, traduzione di A. Arduini, pagg 363

Una madre severa e un padre comprensivo, una sorella maggiore ribelle e una sorella minore fin troppo responsabile: ogni luogo comune è ribaltato nella famiglia Emilianides, costretta a lasciare Cipro e a trasferirsi in Irlanda dopo il colpo di Stato del 1974. Perché loro sono così diversi da tutti gli altri? Per il trauma di un’esistenza interrotta, e ricominciata in terra straniera? O per via di Mitros, il secondogenito, segnato da una malattia che lo ha colpito a pochi mesi dalla nascita, mettendolo al centro dell’affetto e delle preoccupazioni della famiglia? Di certo le due ragazze cercano disperatamente una loro normalità: Alexia la insegue nelle fughe dell’adolescenza e poi in un matrimonio affrettato; Melina, al contrario, nel rifiuto di ogni legame. Fino a quando si sente costretta, dalla trama di affetti e mancanze che da sempre avvince la sua famiglia, ad accettare il più sbagliato di tutti. Sembra l’inizio di un destino di solitudine, se non fosse per un dettaglio: il filo teso tra due sorelle non si può spezzare.
Catherine Dunne tesse con delicatezza una nuova, grande storia famigliare, in cui ci troviamo a crescere, amare, illuderci e soffrire assieme a Melina, ad Alexia e ai vividi personaggi che popolano le loro vite, in una Dublino di cielo e acqua. Un romanzo che ci interroga sull’inesorabile verità dei sentimenti.

La mia recensione.

Menasse la capitale

La capitale, di Robert Menasse, Sellerio editore 2018, traduzione di V. Tortelli, pagg 445

Il cielo è grigio su Bruxelles, si avvicina l’anniversario dei cinquant’anni dalla fondazione della Commissione europea e allo scopo di rilanciarne gli ideali alcuni funzionari della Direzione cultura avviano un curioso tentativo, un grande giubileo incentrato su Auschwitz mobilitando gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento come testimoni dei proponimenti che sono all’origine della UE, nata dalle ceneri delle atrocità naziste. L’idea scatena l’anima rissosa ed egoista dei paesi membri e insieme esalta gli interessi personali dei burocrati. Nel frattempo le strade della città sono affollate di allevatori che protestano con i forconi in mano, di mandrie di turisti con i selfie stick, e 22.000 funzionari, uomini e donne, solitari avamposti delle loro società e tradizioni, si adoperano senza sosta per favorire il dialogo tra le culture e gli interessi del loro paese di origine, e la notte restano seduti sul bordo del letto a bere un ultimo bicchiere di vino. Tutto alimenta un ingranaggio di bizantina complessità, crocevia del potere e dell’economia internazionale, babele di lingue diverse, mentalità incompatibili e interessi particolari: un caos sempre sul punto di esplodere.
Robert Menasse, dopo un lungo soggiorno di ricerca e due saggi sull’argomento, racconta una città e un luogo simbolico della storia e della cronaca contemporanea, il cuore politico e amministrativo dell’Europa unita, la capitale scelta perché il Belgio era il primo paese in ordine alfabetico tra le sei nazioni fondatrici e da allora in attesa, come Godot, di una rotazione che non avverrà mai. Il suo è un romanzo di sfrenata ingegnosità, un labirinto di invenzioni e umorismo, un castello gotico di sentimenti e potere, passioni e paure. Tra un maiale che corre libero per le strade e un omicidio che sembra passare inosservato prende forma un panorama di grandi emozioni e grigia amministrazione, costellato di eroi tragici, di ambiziosi perdenti, di scaltri manipolatori. Ne scaturisce un ritratto letterario sarcastico e provocatorio, capace di miscelare generi diversi, di tratteggiare l’assurdo, di irridere il male. E soprattutto di raccontare l’Europa.

La mia recensione

 

La_Superba

La Superba, di Ilja Leonard Pfeijffer, Nutrimenti editore 2018, traduzione di C. Cozzi, pagg 336

Regale quando si arriva dal mare, splendente in tutta la sua bellezza; enigmatica e temibile nell’impenetrabile labirinto di vicoli che ospitano moltitudini di destini e razze. È Genova la protagonista di questo libro rabelesiano e multiforme, capace di essere allo stesso tempo romanzo, memoir, guida sentimentale e reportage. Una Genova che agli occhi di un uomo del Nord Europa, che l’ha eletta come sua città d’adozione, diventa palcoscenico esotico e metafora di tutti i sogni e le fantasie che nutrono speranze, e in cui si finisce irrimediabilmente per perdersi.
Personaggio principale e narratore di questo viaggio è Ilja Leonard Pfeijffer, scrittore olandese, che ha scelto Genova per godere di una vita migliore, più libera e anonima, e poter raccogliere materiale per la propria ispirazione. La città lo ammalia, lo illude, ma infine si ritrae. Ilja impara la lingua, parla con la gente, s’innamora, affronta le tortuosità e le contraddizioni del vivere in Italia, ma ogni volta ne esce sconfitto. Straniero in terra straniera, proprio come gli italiani che un secolo fa partirono da Genova per cercare fortuna in America. Schiavo di una fantasia, come i poveri disgraziati che rischiano la vita per raggiungere il sogno dell’Europa e ne rimangono prigionieri – come Rashid, che viene dal Marocco e vende le rose nei bar di sera; come Djiby, che viene dal Senegal e ha una storia incredibile da raccontare a chi voglia ascoltarlo e offrirgli da bere.

Fuori di sè

Fuori di sè, di Sasha Marianna Salzmann, Marsilio editori 2019, traduzione di F. Cremonesi, pagg 347

Sono sempre stati in due, Alissa e Anton. In due nel minuscolo appartamento di Mosca in cui vivevano con i genitori. In due sul treno che, dopo trentasei ore, li condusse in Germania, in fuga dall’antisemitismo di un’Unione Sovietica ormai in pezzi. In due a scuola, tra gli insulti razzisti dei compagni e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Quando Anton sparisce, l’unico indizio per seguirne le tracce è una cartolina che arriva da Istanbul, e anche se sopra non c’è scritto nulla, Ali sa che è lì che suo fratello si nasconde. Si lascia allora alle spalle la vita a Berlino, lo studio della matematica e gli allenamenti di boxe, e parte, impaziente di riunirsi al gemello – la persona che condivide i suoi ricordi, il suo specchio. Nella città sul Bosforo, le indagini di Alissa cominciano nel mondo sotterraneo di una metropoli scintillante e tentacolare, profondamente lacerata da una violenza politica senza precedenti. La ricerca di Anton diventa per Ali l’occasione per scavare nella storia della sua famiglia, segnata dalle vicende che hanno scosso l’Europa del Novecento, ma anche dalla violenza domestica, da incontri fortuiti, matrimoni combinati e grandi storie d’amore. E mentre intorno a lei parole come “casa”, “paese”, “lingua madre” e “genere” non hanno più alcun significato, Ali riesce a scavare anche dentro di sé e a interrogarsi su un corpo in cui non si riconosce, sull’eredità culturale che porta in dote e sui contorni di un avvenire senza certezze e senza confini.

Ne avete letto qualcuno? Io no… devo correre ai ripari! Fatemi sapere!