Durante l’interrogatorio siedo al tavolino, rigiro il bottone e rispondo con calma, anche se dentro di me tutti i nervi stanno ronzando. Albu va su e giù, dover fare le domande giuste rode la sua quiete, proprio come dover rispondere giusto rode la mia. Finché resto rilassata lui ha affrontato qualcosa, forse tutto, in maniera sbagliata. Tornata a casa dall’interrogatorio indosso la camicetta grigia. Si chiama: la camicetta che aspetta ancora. Me l’ha regalata Paul. È vero che spesso mi faccio degli scrupoli per via di questi nomi. Ma finora non hanno mai nuociuto, nemmeno nei giorni in cui non ero convocata.

Oggi avrei preferito non incontrarmi, di Herta Müller, Feltrinelli editore 2011, traduzione di M. Carbonaro, pagg 190

A volta capita di trovarsi alle prese con un romanzo che non ci soddisfa, per svariate ragioni; quello di cui vi parlo oggi rientra proprio nel novero delle letture frustranti. Mi ha delusa perché nutrivo molte aspettative, derivanti dal fatto che l’autrice è stata insignita del Nobel per la letteratura e che molti ne hanno tessuto lodi. Per mia abitudine, non leggo recensioni specifiche sui romanzi che intendo leggere; o almeno, non prima di averli letti, dopo sì, perché mi piace confrontarmi con altre opinioni. Di questo romanzo si trovano diverse recensioni molto positive, dunque può darsi che il problema sia tutto mio, che non sia stata capace di cogliere fino in fondo il valore di questa opera.

Nel romanzo in questione la protagonista vive in un regime totalitario, di stampo poliziesco, dove sospetti, delazioni e pressioni sono all’ordine del giorno. La donna viene continuamente convocata negli uffici dei Servizi da un sinistro maggiore Albu, con il quale deve sostenere una guerra di nervi, in un clima di rarefatta tensione che mina dal profondo ogni possibilità di vita normale. La tensione produce un effetto alienante al punto da rendere la linea del tempo quasi inesistente, in un continuo confondersi del passato col presente; il futuro sembra una dimensione irraggiungibile. La donna ha una percezione di sé come totalmente a-dimensionale: non sa se si sta guardando da dentro o da fuori se stessa, potrebbe persino non essere.

Con lei, si affacciano alla narrazione le persone che hanno o hanno avuto un ruolo nella sua esistenza: l’ex-marito, l’amica Lilli, l’attuale marito Paul, Albu, l’ex suocero, ma anche queste sembrano figure inconsistenti, viene da chiedersi se esistano davvero o siano frutto delle sue fantasie. Così come i viaggi in tram che la conducono verso gli interrogatori, popolati da facce e da gesti che rimarcano il suo senso di estraniamento.

Avanzando nella lettura, si è sovrastati dal soffocante senso di oppressione che domina le esistenze di queste persone: un senso di squallore interiore a cui fa eco lo squallore dei luoghi. Relazioni interpersonali sfaldate, sfuggenti e talora deliranti.

Quello che non mi è piaciuto è proprio la cifra stilistica: mi si può ribattere che lo stile sorregge perfettamente la vicenda, perché è attraverso di esso che si concretizza il senso di oppressione e di alienazione vissuto dalla protagonista e dagli altri personaggi. Di sicuro è così, però a me ha reso difficoltosa e pesante la lettura. L’ho trovato molto artificioso, un’operazione di scrittura molto intellettuale, freddo. Non mi ha regalato nessuna emozione, non mi ha fatto sentire vicinanza e comprensione per gli stati d’animo della protagonista.

Naturalmente questa è la mia opinabilissima opinione; per rendere giustizia all’autrice, vi invito a leggere la recensione sotto che, oltre ad essere ben ponderata, restituisce forse in modo più oggettivo valore al romanzo:

http://www.sulromanzo.it/blog/oggi-avrei-preferito-non-incontrarmi-di-herta-mueller

Vi incito anche a leggere un’altra recensione, a proposito di un altro suo romanzo, così almeno da invogliarvi ad approfondire l’autrice:

https://unreliablehero.wordpress.com/2019/01/24/laltalena-del-respiro/#more-8121

Bene, e ora passiamo ad un’altra lettura.

Qui potete leggere l’incipit.

Una nota: l’edizione che ho acquistato è della collana economica di Feltrinelli, però permettetemi di dire che è davvero al limite della correttezza. Pagine tagliate male, assenza di riferimenti quali titolo originale dell’opera e nome del traduttore. Più che economica, l’edizione è sciatta.