Molti lettori che seguono il blog mi hanno chiesto di inserire tra i post a tema anche Le grandi saghe familiari. Si tratta di un genere longevo, molto amato da sempre dai lettori di ogni continente, capace di emozionare e di creare quasi un legame affettivo con i personaggi che animano i romanzi che compongono questi cicli. Per saga familiare, s’intende un racconto che coinvolge le vicissitudini di una famiglia nell’arco di più generazioni, con molta attenzione all’ambientazione storica e sociale del periodo interessato.  

Già in passato i grandi classici hanno espresso la potenza narrativa delle storie di famiglia: e lo testimoniano opere come I fratelli Karamazov‎, I Buddenbrook. Oppure ne La saga dei Forsyte, di John Galsworthy, che descrive il tramonto della società vittoriana fino al primo dopoguerra. Lo vediamo anche in opere considerate ormai un classico contemporaneo, come quelle del realismo magico: un esempio su tutti Cent’anni di solitudine. Oppure, per rimanere in quel continente, ne La casa degli spiriti di Isabel Allende.

Se I Buddenbrook sono l’affascinante ritratto di quattro generazioni di una ricca famiglia tedesca dell’Ottocento, le vicende de I fratelli Karamazov ci portano nel cuore della famiglia di un proprietario terriero di provincia dell’Impero russo del XIX secolo, dilaniata da difficili rapporti interpersonali che porteranno al parricidio.

Guardando oltre la Manica, troviamo Ritorno a Brideshead, di Evelyn Waugh. È la storia dell’inarrestabile decadenza dell’aristocratica famiglia dei Flyte che si consuma in un’antica dimora in cui immutabili riti e cerimonie stanno per essere spazzati via dai tempi nuovi. E’ il sarcastico ritratto di una classe sociale chiusa in se stessa che sta per essere travolta dalla tempesta della guerra.

La letteratura americana ci ha regalato amate saghe familiari come La famiglia Karnowski di Joshua Singer, Il colore viola di Alice WalkerLe correzioni di Jonathan Franzen, L’ibisco viola di Chimamanda Ngozi Adichie, Radici di Alex Haley.

Anche in Australia questo genere è sbocciato; l’esempio più famoso è Uccelli di rovo, di Colleen McCullough, che si sviluppa dai primi del Novecento fino agli anni Ottanta.

La Cina ha il suo classico più rappresentativo in Sorgo rosso, di Mo Yan, che racconta il paese dal banditismo degli anni Venti, alla cruenta invasione giapponese degli anni Trenta e Quaranta, fino al periodo che precedette la Rivoluzione culturale

La letteratura di casa nostra non è da meno: basti pensare a Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a I Malavoglia di Giovanni Verga, a I Viceré di Federico de Roberto, a Le strade di polvere di Rosetta Loy, a La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini o al più recente I leoni di Sicilia di Stefania Auci.

Recentemente sono tornate in auge anche opere che erano rimaste un po’ in ombra e che, grazie alla riscoperta, hanno riscosso grande successo. L’esempio più calzante sono i romanzi che narrano la storia della famiglia Cazalet, scritti da Elizabeth Jane Howard. Con non meno successo, si affianca la storia della famiglia Aubry, di Rebecca West.

Andiamo a curiosare tra gli scaffali delle librerie ….

Mazo de la Roche Jalna

All’epoca della sua prima uscita, la saga di Jalnaambientata in Canada, era già bestseller. La saga scritta da Mazo De La Roche (prolifica scrittrice canadese) racconta le vicende dei Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, che risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario, in Canada.

Uno dei successi letterari di questi ultimi anni è sicuramente la saga dei Cazalet.

Anni Trenta, un’Inghilterra in crisi, lo scontro tra la vecchia cultura vittoriana e la nascita di una nuova politica, la minaccia della seconda guerra mondiale, l’allure della ricchezza, amori, intrighi, segreti, scandali: questi i principali ingredienti della saga che i lettori hanno premiato con un grande successo di vendite.

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La saga della famiglia Cazalet è tornata prepotentemente alla ribalta grazie alla riedizione dei cinque volumi che la compongono da parte di Fazi. Elizebeth Jane Howard nei suoi novant’anni di vita (è nata nel 1923 ed è deceduta nel 2014) è stata molte cose: terza moglie dell’autore Kingsley Amis, matrigna dello scrittore Martin Amis, ma anche modella e, soprattutto, autrice della saga della famiglia Cazalet. La Howard – figlia di una ballerina e di un esponente dell’alta borghesia,  ha scritto di se stessa e della sua famiglia, seppur celandolo con un’aura di finzione. Il primo dei cinque volumi è stato proprio il figliastro Martin Amis a desiderarlo, chiedendo alla matrigna di raccontare la storia della sua famiglia. E così nel 1988 è nato Gli anni della leggerezza, ambientato nell’estate del 1937 in una villa di campagna dove si ritrovano il Generale, magnate del legname, sua moglie la Duchessa, i quattro figli maschi con rispettive mogli e figli e la loro unica figlia femmina. Visto il successo del primo romanzo, Jane Elizabeth Howard si è dedicata ad altri quattro volumi: Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e infine Tutto cambia, pubblicato dall’autrice solo un anno prima della sua morte.

La famiglia Cazalet, dipinta negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, vive nella ricchezza e nelle sicurezze della borghesia, cieca ai cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e ignara del pericolo dell’incombente conflitto. L’autrice si ritrova nella giovane Louise, figlia del primogenito Edward, sostenitore dello status quo e simpatizzante di quel nazionalismo che divenne il marchio di fabbrica di Hitler e Mussolini, e di una ex ballerina. Tra un cocktail party e una battuta di caccia, i Cazalet, come nelle migliori saghe famigliari, nascondono segreti e scandali.

Veniamo a Dame Rebecca West, una scrittrice britannica, di origini scozzesi e irlandesi, molto conosciuta grazie ai suoi romanzi, ai suoi articoli di giornalismo, ai suoi interventi di critica letteraria e per i suoi romanzi di viaggio. Autrice prolifica e attenta osservatrice del suo tempo, nella sua opera ha toccato diversi generi letterari, tra cui ciò di cui stiamo parlando qui.

West la-famiglia-aubrey

Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Una casa fatta quasi tutta di donne. Tra musica, politica, sogni realizzati e sogni infranti, in questo primo volume della trilogia degli Aubrey, nell’arco di un decennio ognuno dei figli inizierà a intraprendere la propria strada, e così faranno, a modo loro, anche i genitori. 

La saga prosegue nei due volumi successivi, Nel cuore della notte e Rosamund

West nel-cuore-della-notte

West rosamund

Sempre nel catalogo di Fazi – che direi si è specializzato in questo genere, non a caso, visto il successo di pubblico – rintracciamo un’altra epopea: quattro donne, un secolo di storia. Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova trilogia tutta al femminile, uscita dalla penna di Carmen Korn, scrittrice e giornalista di Amburgo.

Korn figlie

Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse.

Korn è tempo di ricominciare

Il secondo capitolo: È tempo di ricominciare. È il 1949. La guerra è finita. I nazisti sono stati sconfitti. Come molte altre città, Amburgo è ridotta a un cumulo di macerie e in parecchi si ritrovano senza un tetto sulla testa. Gli anni passano, i figli delle protagoniste crescono e anche loro hanno delle storie da raccontare. Sullo sfondo, la ripresa dell’economia tedesca e le rivoluzioni sociali che hanno scandito gli anni Cinquanta e Sessanta.

Korn aria di novità

Nel terzo volume troviamo la generazione successiva a portare avanti il racconto. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989.

Ci sono anche saghe familiari un po’ meno rassicuranti….

I Melrose

Un caso interessante è il ciclo scritto da Edward St Aubyn. Never MindBad NewsSome HopeMother’s Milk, e At Last compongono il ciclo narrativo de I Melrose. Nel 2013, essi sono stati pubblicati in un unico tomo (730 pagine!) da Neri Pozza, per la collana Bloom, fatta eccezione per l’ultimo capitolo, uscito separatamente. Il ciclo ha destato enorme scalpore nei paesi in cui è apparso. Edward St Aubyn, rampollo di un’antica e nobile famiglia, è stato accostato dalla critica britannica e statunitense a Evelyn Waugh e Oscar Wilde per la sua sferzante descrizione dell’upper class inglese o a Martin Amis per il nichilismo che spira nelle sue pagine. Tuttavia, come ha notato la “New York Book Review”, nei “Melrose” si mostra una contemporaneità non riscontrabile nelle opere degli scrittori citati, “un’aristocratica atmosfera di caustico orrore” mai percepita prima. Scevro, come ogni membro di una famiglia che può fregiarsi del titolo di baronetto sin dal 1671, dall’infatuazione per le forme di vita dell’aristocrazia inglese che caratterizza, invece, la prosa di Wilde e Waugh, St Aubyn ritrae il personaggio di Patrick Melrose, impegnato tenacemente a porre fine alla sua esistenza abusando di alcol e droga, e l’irresistibile galleria di titolati snob, ubriaconi, dementi, tiranni e tossicomani che lo circondano, come nuovi demoni della contemporaneità, in una maniera che è a un tempo cosi disperatamente moderna e cosi armoniosamente classica da spingere una scrittrice come Alice Sebold a dichiarare che “I Melrose” ‘sono un capolavoro del XXI secolo, e St Aubyn è uno dei più grandi prosatori di lingua inglese’.

Middlesex

Un romanzo saga particolare, che da noi è passato abbastanza inosservato, pur risultando vincitore del Pulitzer nel 2003, è Middlesex, di Jeffrey Eugenides. A raccontare una ben strana vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, per poi scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua “eccentricità biologica” è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo. Inizia così l’odissea di Callie, un viaggio che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti che dalla Turchia degli anni in cui crolla l’Impero Ottomano si trasferisce nell’America del Proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. L’odissea di un’adolescenza in cui si mescolano e si oppongono il senso di un destino, di un’eredità familiare, e la volontà di essere artefice di se stessi, per dare voce ai propri desideri, alla propria sessualità e ai propri sentimenti.

La moglie coreana

Questo romanzo-saga ci trasporta tra Corea e Giappone. Il romanzo è diviso in tre libri: il I°, dal 1910 al 1933; il II° dal 1939 al 1962 e il III° dal 1962 al 1989. Una saga che abbraccia quasi ottant’anni e quattro generazioni. Corea, anni Trenta. Quando Sunja sale sul battello che la porterà a Osaka, in Giappone, verso una vita di cui non sa nulla, non immagina di star cambiando per sempre il destino del figlio che porta in grembo e delle generazioni a venire. Sa solo che non dimenticherà mai il suo Paese, la Corea colpita a morte dall’occupazione giapponese, e in cui tuttavia la vita era lenta, semplice, e dolce come le torte di riso di sua madre. Dolce come gli appuntamenti fugaci sulla spiaggia con l’uomo che l’ha fatta innamorare per poi tradirla, rivelandosi già sposato. Per non coprire di vergogna la locanda che dà da vivere a sua madre, e il ricordo ancora vivo dell’amatissimo padre morto troppo presto, Sunja lascia così la sua casa, al seguito di un giovane pastore che si offre di sposarla. Ma anche il Giappone si rivelerà un tradimento: quello di un Paese dove non c’è posto per chi, come lei, viene dalla penisola occupata. Perché essere coreani nel Giappone del XX secolo, attraverso tutte le tempeste che la Storia riserverà a quegli anni densi e implacabili, è come giocare al gioco giapponese proibito, il pachinko : un azzardo, una battaglia contro forze più grandi che solo uno sfacciato, imprevedibile colpo di fortuna può ribaltare. La moglie coreana , rivelazione letteraria dell’anno, è una grande saga, intima e al tempo stesso universale, che attraversa quattro generazioni di una famiglia regalandoci personaggi appassionati che vivono, amano, lottano sotto un cielo indifferente come la Storia stessa. In cerca di un posto da chiamare, finalmente, casa.

Pobla i gerani di Barcellona

Con questo lungo romanzo ci trasferiamo in Spagna; da poco pubblicato, ha registrato un grande successo, di pubblico e di critica. Ispirato alla vera vicenda dei nonni dell’autrice, una saga in cui mezzo secolo di storia iberica fa da sfondo alle scelte, agli errori, alle conquiste e alle speranze di due sorelle.

Chiudo la rassegna di oggi con le saghe italiane:

stefania-auci-i-leoni-di-sicilia

Il romanzo racconta le vicende e i fasti della famiglia di origine calabrese dei Florio, una dinastia di armatori, imprenditori del vino, della conservazione del pesce, della ceramica, del turismo, protagonisti di un’epoca d’oro dello sviluppo economico della Sicilia. Amici di re e regine, protagonisti dell’alta società tra Ottocento e prima metà del Novecento, i membri di Casa Florio, sono tuttavia scomparsi dalla memoria collettiva. Benché oggi il loro ricordo sia affidato esclusivamente al vino Marsala e alla celeberrima Targa Florio, la Auci testimonia l’ascesa sociale e la grandezza vissuta dai Florio, raccontandone le avversità e le avventure umane intrecciate inestricabilmente con la storia tumultuosa vissuta dall’isola dall’epoca della Restaurazione post-napoleonica allo sbarco dei Mille di Garibaldi in Sicilia nel portentoso 1860, che vede l’Unificazione dell’Italia.

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La saga della famiglia Casadio è la saga di una famiglia che si dipana attraverso due secoli di Storia, percorrendo gli eventi che hanno segnato l’Italia: dai moti rivoluzionari che portarono all’Unità fino agli Anni di Piombo. Una storia epica e intima insieme.

Mastrangelo i padri e i vinti

Quello di Mastrangelo è un romanzo che racconta tre generazioni lungo il Novecento. La resistenza partigiana, l’esecuzione sommaria di una spia, la desolazione della guerra, l’odio e le fratture che separano una famiglia. Comincia così la saga dei Cristaldi. Il dopoguerra porta con sé un effimero desiderio di normalità che viene spazzato via dagli scontri di piazza degli anni Settanta: Antonio, il figlio di Vera, cresce a Milano durante le lotte studentesche e si avvicina alle frange più estreme dei movimenti. Quando scopre che la storia della sua famiglia è macchiata da un tradimento vergognoso, che la sua stessa esistenza è forse una grande menzogna, il suo mondo va in pezzi. Saranno la ritrovata vicinanza del patrigno e l’incontro con un maestro dal fascino misterioso a dargli la forza per uscire dal buio e ricostruire, tessera dopo tessera, la sua vita e la storia della sua famiglia.

Fontana prima di noi

Uscito all’inizio dell’anno, merita di entrare in questo post a testa alta il lungo (quasi 900 pagine) romanzo di Giorgio Fontana, edito da Sellerio. Quattro generazioni, dal 1917 al 2012, dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, dalle guerre mondiali alla ricostruzione alla globalizzazione, dal lavoro nei campi alle scrivanie delle multinazionali. È circa un secolo, che mai diventa breve: per i Sartori contiene tutto, la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, la stasi. Sempre la lotta e quasi mai la calma, o la sensazione definitiva della felicità. Ma i Sartori non ne hanno bisogno, e forse non ci credono neppure nella felicità. Perché se ogni posto nel mondo è una merda, è meglio imparare a vivere, e stare lì dove la vita ci manda.
Romanzo storico e corale, è un vasto ritratto narrativo del Novecento italiano.

Lascio a voi la parola per arricchire la lista con le vostre saghe familiari preferite!

(p.s. nella foto di copertina ci sono mia nonna e mio papà…. protagonisti di una lunga saga familiare…)