Il sentiero non aveva nome, né indicazioni, ma Gabriel si ricordava di esserci già passato. Lì Julie gli aveva insegnato a derapare o a chinarsi all’indietro per spostare il proprio centro di gravità nelle salite. Dopo una cinquantina di minuti, i due uomini raggiunsero la roccia a forma di menhir. Ripresero fiato, bevvero dell’acqua dalla stessa bottiglia entrambi con la fronte lucida di sudore. Quando si fu rinfrancato, Paul tirò fuori il tablet dallo zaino e fece partire il video che usarono come guida per orientarsi verso il posto da cui Julie aveva ripreso la panoramica. Gabriel individuò il primo albero. Passò emozionato le dita sulla croce, quella cicatrice nella corteccia che lo rispediva improvvisamente al 2007. Immaginò Julie proprio davanti a lui mentre la incideva con la lama del coltellino svizzero. La udiva respirare. Quasi sentiva il suo odore. Perché aveva pianto? Prese la pala pieghevole appesa allo zaino, pronto a dissotterrare il passato, come aveva detto Paul, che si stava infilando un paio di guanti in lattice. Cinque minuti dopo, la lama dell’utensile toccò una superficie dura. Poi videro brillare un riflesso metallico. (Pag. 167)

C’era due volte, di Franck Thilliez, Fazi editore 2021, traduzione di Federica Angelini, pagg. 480

Il 4 novembre arriva in libreria il nuovo thriller a firma Franck Thilliez, il re della suspance francese.

La storia si apre con la scomparsa di una ragazza diciassettenne, Julie. Siamo nella primavera del 2008 nella piccola cittadina di Sagas, sperduta in mezzo alle Alpi della Savoia. Suo padre, Gabriel Moscato, è un poliziotto ed è alla sua ricerca con il collega e amico Paul. Una sera, dopo aver passato la giornata a raccogliere indizi nell’Hotel de la Falaise dove Julie ha lavorato per due estati come stagista, Gabriel decide di passare la notte lì a spulciare i registri degli ospiti. Sfinito dalla tensione di quei giorni, si addormenta nella stanza 29 che il proprietario gli ha messo a disposizione per esaminare con calma il materiale. Viene svegliato da una serie di rumori sordi e, affacciandosi al balcone, scopre che stanno piovendo uccelli morti.

Allibito da questo scenario quasi apocalittico, lo è ancora di più quando si rende conto che le cose intorno a lui sembrano essere cambiate: il numero della sua stanza, i suoi vestiti… e persino il suo riflesso nello specchio. Scopre presto che non è affatto nell’aprile 2008, ma che si è svegliato nel novembre 2020! Sono passati dodici anni della sua vita e non ne ha alcuna memoria.

Come è possibile una tale amnesia? Perché i suoi amici e colleghi agenti di polizia ora sembrano diffidare di lui ed evitarlo? Infine, cosa è successo a Julie dopo tutti questi anni? Il suo punto di ri-partenza vede uno sfasamento netto: Julie non è stata ancora trovata, sua moglie lo ha lasciato per vivere con Paul Lacroix, suo ex collega e amico, il cadavere di una donna è stato ritrovato sul greto del fiume la mattina in cui centinaia di storni sono caduti stecchiti a terra.

Franck Thilliez si serve abilmente di Gabriel Moscato, questo padre in lutto, smemorato e insieme investigatore, che gli permette di portare a ritroso il suo intrigo: seguendo le tracce dei suoi ricordi e riprendendo l’indagine che ha già svolto dodici anni prima, il personaggio – e l’autore – mette gradualmente a posto i pezzi del puzzle.

Era lui. Gabriel Moscato, cinquantacinque anni. Era proprio lui. Si sfiorò con la punta delle dita il viso asciutto e affilato, scorse in fondo agli occhi il segno dell’uomo che era sempre stato: un padre pronto a spostare una montagna per la figlia. Non avrebbe mai abbandonato le ricerche. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per arrivare alla verità, scoprire chi aveva fatto del male a Julie. Gli stessi che avevano saccheggiato quell’appartamento, gli animali che avevano buttato un corpo sulle rive dell’Arve e avevano fatto di tutto per incolpare lui. Pensò a David Esquimet, alle sue foto, ai palindromi sui muri della fabbrica. Qual era il posto di ogni pezzo in quel rompicapo? (Pag.216)

A Thilliez piace molto giocare: con i suoi personaggi, prima, con i suoi lettori, poi, con le sue parole e le sue trame, soprattutto, costruite come un puzzle diabolicamente raffinato. E allora bisogna leggere con molta attenzione anche al più piccolo particolare, perché ogni elemento conta nell’economia della storia

In questo nuovo thriller troviamo i temi preferiti di Franck Thilliez: amnesia e malattia mentale. Qui il concetto è portato al culmine poiché il protagonista soffre di amnesia psicogena atipica, una forma di amnesia molto rara e prettamente psicologica, legata al trauma . La mente chiude a chiave le porte per proteggersi. Un disturbo estremamente raro che può far scomparire i ricordi per poche ore e fino a diversi anni. Anche il tema del lutto e della scomparsa di un bambino sono temi cari all’autore, così come cacce al tesoro, enigmi e misteri.

Anche il lettore è fortemente coinvolto poiché, oltre a cercare di trovare la chiave dell’enigma che Gabriel si trova davanti, viene trascinato dall’autore su altre tracce, per mezzo di palindromi, lettere cerchiate e frasi da ricostituire. Attraverso questo processo ludico, l’oggetto libro stesso diventa una gustosa caccia al tesoro, un ultimo enigma da risolvere prima dell’epilogo.

Come al solito con Thilliez, c’è molta oscurità e violenza: i due poliziotti della trama non possono fare a meno di scivolare fuori dai binari dell’indagine rigorosa, rischiare e agire da soli. E i cattivi, sono cattivi oltre ogni ragionevole aspettativa. Ci sono anche particolari raccapriccianti, menti obnubilate dalla follia, perse in uno scabroso gioco artistico letterario. In alcuni capitoli mi sono sentita disturbata da tanto male in campo, mi è sembrato persino balenare un certo compiacimento. Tuttavia, l’autore offre anche un aspetto più toccante, dipingendo un ritratto commovente di famiglie in lutto, segnate per tutta la vita dalla scomparsa di una persona cara.

La scrittura è efficiente, spigolosa e precisa, fedele al desiderio di Thilliez di “raccontare storie” con trame sempre più contorte. Le descrizioni consentono un’immersione immediata e totale, soprattutto durante le scene d’azione, e l’alternanza di punti di vista tra i due amici poliziotti che indagano ciascuno per conto proprio rende i loro progressi estremamente avvincenti e dinamici.

Ogni capitolo si conclude con una rivelazione, un inizio, un nuovo mistero: un perfetto cliffhanger che cattura il lettore e lo spinge a voltare pagina. Ambientato in montagna, l’ambiente serve a dare l’atmosfera al romanzo: il clima è rigido, fa freddo, è buio, è inquietante e umido, un’atmosfera diabolica che ti si attacca addosso e ti fa venir voglia di salire in macchina e allontanarti da quel posto. La Valle dell’Arve: “A Sagas il sole poteva sparire per settimane. Gli abitanti chiamavano quell’assenza di luminosità prolungata “la morte nera”. La morte nera minava il morale e faceva aumentare drasticamente il tasso di suicidi nella valle, soprattutto in autunno.”

Per una volta la trama non si svolge nel nord della Francia, ma Thilliez non può fare a meno di farci tornare lì in occasione di un salto nel passato di Gabriel, quando torna sulle tracce della sua famiglia, tra Lille, Douai e Villeneuve D’Ascq, e in Polonia, Lione, Parigi e Bruxelles. E si torna in un romanzo precedente, Il manoscritto incompiuto… perché Caleb Traskman ricompare con un ruolo chiave.

L’opera è costruita magistralmente, con così tante ramificazioni che ci vuole il talento di uno scrittore per non perdersi nelle complessità dell’intrigo. Diabolicamente, tutto è calcolato all’estremo, tutto è pensato, spiegato. Forse anche troppo. Thilliez è un informatico, ha uno spirito scientifico, e va a nozze con argomenti legati alla medicina, al cervello, a internet, ai social network, alla genetica, ai quiz matematici… E alla memoria. Un tema che può essere molto scivoloso perché la difficoltà, quando si parla di amnesia in un thriller, è trattarla in modo originale, senza che ci sia l’impressione di déjà vu, perché è un argomento quasi logoro in letteratura e cinema.

 Come sottolinea la citazione di Aristotele all’inizio del romanzo: “In ogni cosa, è la fine che è essenziale“…

Qui potete leggere l’incipit.

Franck Thilliez è nato ad Annecy, è un ingegnere informatico. Grande cultore di film thriller, nel 2004 pubblica il suo primo libro Train d’enfer pour Ange rouge. Ha vinto i premi Les Prix des lecteurs «Quais du Polar» 2006 e Prix SNCF du Polar 2007 con il libro La Chambre des morts. Giallista di grandissimo successo, nel 2020 è stato tra i cinque autori più venduti in Francia in assoluto. Attualmente vive tra Pas-de-Calais, Antille e Guyana. Fazi Editore ha pubblicato Il manoscritto nel 2019 e Il sogno nel 2020.