Domani inizia il mese di novembre, quello delle prime brinate e nebbioline mattutine, delle piogge ma anche quello delle caldarroste, dell’odore dei camini che bruciano la legna secca. In città il mese di novembre si riflette vago nelle luci delle vetrine, nello sferragliare dei tram, ma è in campagna che più si apprezzano le sue atmosfere. Novembre ci regala anche l’estate di San Martino, i giorni in cui, dopo il primo freddo, la temperatura torna ad essere mite, dando l’illusione di essere in primavera.

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli dà questo volto al mese che ci traghetta verso l’inverno, ideale per scegliere un libro e un posticino comodo e caldo dove rintanarsi a leggere. E allora ecco qua tante novità editoriali da spulciare alla ricerca del libro che fa per voi.

Telemaco Signorini, Novembre 1870

Se siete attirati dalle storie di vita, dalle intricate e a volte dolorose relazioni familiari, e dai paesi lontani, ecco alcune proposte che vi faranno viaggiare tra StaTi Uniti, Vietnam, isole Ebridi, CANADA

Un romanzo luminoso che segue la vita di una giovane donna, dall’infanzia in Vietnam alla condizione di migrante negli Stati Uniti, fino al necessario ritorno nella terra natia. Da bambina, isolata dal mondo in un accampamento militare segreto e cresciuta da una madre poco presente, si affeziona a un soldato compassionevole e alla sola ragazza presente nel campo, coltivando due amicizie che plasmeranno il resto della sua vita. Da giovane donna, a New York, lontana dal paese d’origine e tormentata dalle ferite dell’adolescenza, è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo. Si innamora di una donna sposata che è la fotocopia della sua amica d’infanzia, e si ritrova a seguire degli sconosciuti che le ricordano il suo soldato. Quando la tragedia deflagra, deve tornare in Vietnam e affrontare i ricordi del suo passato per riconciliarsi con la propria identità. Attraverso una riflessione profonda sull’amore, la perdita, la presenza di un passato che non muore mai, il romanzo indaga un antico dilemma: apprezziamo le persone che fanno parte delle nostre vite per ciò che sono, o per ciò che abbiamo bisogno che siano?

Litta è un’isoletta delle Ebridi con più pecore che abitanti, un’unica scuola, un’unica strada principale che la percorre in cerchio e poche case. Per questo, quando negli anni Novanta John Baird, un «figlio dell’isola», un uomo gentile e devoto alla famiglia, uccide la moglie e due dei suoi tre figli e poi rivolge il fucile verso se stesso, gli isolani restano impietriti ma, di più ancora, si sentono traditi nell’intimo. Vent’anni dopo Tom Baird, unico superstite della tragedia (o «del fatto»), si ripresenta inaspettato alla porta dello zio Malcolm, che con la defunta moglie Heather aveva provato a prendersi cura di lui ma non era riuscito a gestirne la rabbia. Il ritorno di Tom è accolto perlopiù con inquietudine dagli isolani che erano più vicini alla sua famiglia (dallo zio Malcolm e da Fiona, ex vicina e amica della madre Katrina, in particolare), anche per via della sua incredibile somiglianza con il padre John. I ricordi di ciascuno vengono così strappati ai recessi della memoria dove erano stati ricacciati, ricordi intrecciati con un insanabile senso di colpa perché, si scopre, alcuni avevano colto tanti piccoli indizi ma nessuno aveva saputo – o voluto? – ammettere nulla né tanto meno parlarne, andare più a fondo, pur di non scombussolare la propria tranquilla esistenza.

Quando il sedicenne Franklin Starlight giunge al capezzale di suo padre Eldon, trova un uomo segnato dall’alcolismo. Sentendo che la sua fine è vicina, Eldon ha chiamato il figlio – che non vede da anni – perché lo aiuti a esaudire un ultimo desiderio, quello di essere sepolto come un guerriero Ojibwe. Franklin all’inizio esita, perché quell’uomo che ha davanti per lui è uno sconosciuto, ma poi decide di assecondarlo e così padre e figlio iniziano un difficile viaggio attraverso le bellissime e selvagge foreste del Canada per giungere al luogo adatto alla sepoltura. Avanzano a piedi e a cavallo e mentre si avvicinano alla meta ripercorrono le loro difficili vite e riscoprono la comune eredità delle origini indiane. Durante questo percorso iniziatico Eldon svelerà a Franklin un mondo che non aveva mai visto e una storia che nessuno gli aveva mai raccontato. Le stelle si spengono all’alba è un romanzo appassionante con un finale commovente, che ci racconta del coraggio di un ragazzo che ritrova suo padre e di una cultura, quella degli autoctoni del Nord America, che vede nella natura una forza in grado di curarci.

A dieci anni dal suo ultimo romanzo, Aimee Bender torna a esplorare, con una lingua unica per eleganza e limpidezza, un mondo nel quale gli oggetti più banali e quotidiani si trasformano in finestre verso un’altra dimensione e in amuleti di salvezza. E rinnova la dolce magia che ha fatto dell’Inconfondibile tristezza della torta al limone un libro di culto.

La notte in cui sua madre viene portata in un ospedale psichiatrico dopo un accesso di follia, Francie ha solo otto anni e rimane sola con la sua babysitter aspettando di poter prendere, la mattina dopo, il treno che la porterà a Los Angeles a vivere con gli zii. Accanto al divano sul quale dorme c’è una lampada con un paralume decorato di farfalle. Al risveglio, Francie vede una farfalla morta, identica a quelle sul paralume, che galleggia dentro un bicchiere d’acqua. Senza farsi vedere dalla babysitter, la deglutisce. Vent’anni dopo Francie si trova costretta a fare i conti con quel momento, immergendosi nel passato e ripescando nella memoria altri due incidenti, molto simili: la scoperta, in un quaderno di scuola, dello scheletro essiccato di uno scarafaggio, e la presenza di un bouquet di rose che riproduce il motivo floreale delle tende di casa. Mentre il mondo intorno a lei sembra quasi perdere di consistenza, i ricordi si fanno sempre più luminosi, e gli insetti e i fiori sembrano aprire lo sguardo verso una terza dimensione. Comincia una dolce battaglia, nella quale salvare e proteggere la farfalla, lo scarafaggio, le rose è forse l’unico modo possibile per ritrovare l’amore di una madre adorabile e folle, e poter ricominciare, una volta per tutte, a vivere.

Shuggie è un tredicenne sovrappeso e solitario; vive ai margini di West Table con la madre Glenda e si occupa del cimitero locale. Il patrigno Red, uomo ottuso e brutale che vive di piccoli crimini con assoluta disinvoltura, gli impone di rubare medicinali nelle case di gente ricca e malata. Glenda è l’unica scintilla di bellezza nella vita di Shuggie: la donna, sensuale e appariscente, tratta il figlio come il fidanzato che avrebbe sempre voluto, lo chiama affettuosamente “Sweet Mister” e gli promette un futuro migliore. Un giorno arriva Jimmy Vin Pearce, smagliante a bordo della sua Thunderbird verde, che convince Glenda di poter davvero cambiare vita. Ma Shuggie si infiamma di un’accecante gelosia, che minaccia di inghiottire le loro vite. Dopo “La versione della cameriera” e “Tomato Red“, Daniel Woodrell torna a WestTable, dove i bambini crescono in fretta e gli adulti cercano le tracce dell’innocenza perduta sul fondo di un bicchiere di bourbon. “Addio, Sweet Mister” è una storia amara e commovente, in cui con memorabile saggezza Daniel Woodrell mostra la tenace ambiguità delle passioni familiari, e le precarie linee di confine tra l’amore e la violenza.

PER CHI AMA I ROMANZI CHE NARRANO VITE VISSUTE IN MOMENTI IN CUI LA STORIA HA SEGNATO IN MODO INDELEBILE I DESTINI

Nel quarantesimo anniversario dalla prima uscita, la riscoperta del grande bestseller che tutti gli inglesi hanno letto e amato da ragazzi, il romanzo che ricorda Il giardino segreto, dallo stesso fascino intramontabile. Vincitore della Carnegie Medal, del Guardian Children’s Fiction Prize, dell’International Reading Association Award, riservato alle opere prime nel campo della letteratura per ragazzi, e di numerosi altri premi.

Nel 1939, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, nel timore dei bombardamenti tedeschi, il governo inglese decide di evacuare migliaia di bambini dalle città e di ospitarli in campagna presso le famiglie offertesi di accoglierli. Uno di questi bambini, Willie Beech, trova alloggio presso Tom Oakley, un uomo di mezza età che vive solo dopo la morte della moglie nel villaggio di Little Weirwold. Il bambino è chiaramente traumatizzato: si spaventa per un nonnulla, bagna il letto tutte le notti e ha il corpo ricoperto di lividi e cicatrici. Con il tempo, le attenzioni costanti e l’affetto del signor Oakley consentono a Willie di riacquistare stabilità e serenità emotiva, nonché di inserirsi felicemente a scuola e stringere legami di amicizia con i bambini del villaggio. L’incanto della nuova vita si infrange quando la madre di Willie vuole riavere con sé il figlio, e il bambino è costretto a tornare a Londra. Tom, inquieto per la mancanza di notizie, decide di andare in città per sincerarsi delle condizioni del bambino. Dopo una serie di peripezie lo ritrova, ma fa una terribile scoperta…

Il romanzo dello sloveno Dino Bauk mostra quanto siano fatali le conseguenze dei meccanismi burocratici sulle vite delle persone, su quanto assurda si mostri la faccia della storia quando impatta sui destini individuali, e lo fa anche attraverso lo stile, dinamico e non convenzionale, coerente con la filosofia del contenuto, determinando quindi un cifra coerente tra forma e contenuto. (la mia recensione)

PER GLI AMANTI DELL’UMORISMO NORDICO DELL’INDIMENTICABILE MAESTRO, UNA SATIRA FEROCE E SPASSOSA SUL DENARO, IL POTERE E LA GIOIA DELLA VITA DI UNA PICCOLA CITTA’ FINLANDESE

Incaricato di costruire un nuovo ponte a Kuusmäki, piccolo paese sperduto tra i boschi e i laghi della Finlandia, teatro di un efferato eccidio di Rossi durante la Guerra civile, Akseli Jaatinen è destinato a suscitare una sospettosa diffidenza fin dalla sua comparsa, una nebbiosa mattina di marzo: possibile che sia davvero un ingegnere quell’energumeno che si presenta in camicia a scacchi e stivali di gomma, arriva in pullman come qualsiasi squattrinato e familiarizza subito con gli operai? Che non sia tipo da badare alle convenzioni è più che evidente, e basta poco perché i suoi modi liberi, la sua refrattarietà ai codici e alle gerarchie sociali e la sua insofferenza per ogni ipocrisia e sopruso trasformino la diffidenza dei notabili locali in guerra aperta: le autorità, la polizia e perfino il prete fanno di tutto per ostacolarlo e umiliarlo, finché non riusciranno a espellere dalla piccola comunità quell’estraneo che disturba la legge e l’ordine. Ma come in un western in salsa finnica, Jaatinen tornerà in veste di rampante imprenditore a compiere la sua beffarda vendetta di giustiziere. La rivincita dei Rossi contro i Bianchi, di un costruttore di ponti contro i difensori dei muri di una società chiusa e classista, che perpetua nell’immobilismo le sue disuguaglianze: scritto subito dopo L’anno della lepre, il romanzo rivela l’aperto intento politico, senza però mai perdere la vena ironica e paradossale di Paasilinna. E quel fondo di sottile malinconia, che è la sigla della sua genialità. Nelle umoristiche peripezie, i suoi protagonisti si ritrovano sempre a combattere contro i conformismi inseguendo obiettivi libertari, ma forse raggiungerli non basta, forse anche un uomo felice alla fin fine sogna di fuggire.

PER CHI AMA GLI AUTORI CULT DELLA LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA

Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant’anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l’inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d’erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità.

Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c’è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d’inverno battono la pista e per i boscaioli che d’estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l’abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare. Di Paolo Cognetti conosciamo lo sguardo luminoso e la voce limpida, il dono di osservare le relazioni umane nel loro dialogo ininterrotto con la natura, che siano i boschi di larici dei duemila metri o il paesaggio di roccia e ghiaccio dei tremila. Con le loro ferite e irrequietezze, quando scappano e quando poi fanno ritorno, i suoi personaggi ci sembrano amici che conosciamo da sempre, di quelli rari. È per questo, forse, che tra le pagine vive di questo libro purificatore abbiamo l’impressione di attraversare non le stagioni di un anno, ma di una vita intera.

Una bambina suadente, un duello, una nonna che possiede la chiave degli Inferi, l’esame di glottologia. Un racconto che incanta, la voce unica di uno dei più grandi scrittori contemporanei.

Immaginate un bambino sognatore, sempre affacciato alla finestra. La nonna sfaccenda in cucina, e ogni tanto butta un occhio a guardarlo. Lui invece fissa sedotto il balcone del palazzo di fronte, dove la bambina dai capelli neri danza la sua danza temeraria. Per un amore così, un ragazzino ardimentoso può spingersi a prodezze estreme, duelli all’ultimo sangue, addirittura a parlare l’italiano. Sarà la nonna – che per lui ha un’adorazione smisurata – a vegliare sulle sue millanterie, seduta nel cantuccio della cucina. Lei non ha dimestichezza con le parole, ma non difetta di fantasia. Quando, forte della sua lunga vedovanza, gli racconta della fossa dei morti, scolpisce immagini indelebili nella mente del nipote. Da bambini si può essere tutto. L’esploratore o il mozzo, il naufrago o «il caubboi», Ettore o Ulisse. Da bambini ci si può innamorare guardando il balcone tutto celeste del palazzo davanti, o credere di aver trovato la fossa dei morti proprio dietro l’aiuola del cortile, da dove si sentono salire inequivocabili tonfi sinistri. Un libro irresistibile, tagliente come le spade della fantasia nascoste sotto il letto, prezioso come un gioiello di famiglia, in cui la scoperta dell’amore e la scoperta della morte si inseguono segnando la fine dell’infanzia. O, chissà, prolungandola al punto che ci si attarda nei giochi e, come teme la nonna, non si cresce più.

PER CHI AMA LA SUSPANCE, L’AZIONE, LA TENSIONE E LA VISIONARIETA’ DI THRILLER E DISTOPIE

Nel 2008, in un piccolo paese di montagna, il tenente Gabriel Moscato è alla disperata ricerca della figlia, diciassettenne piena di vita scomparsa da un mese. Uniche tracce la sua bicicletta, i segni di una frenata e poi più nulla. Deciso a indagare sull’hotel due stelle dove la ragazza aveva lavorato l’estate precedente, Moscato si stabilisce nella stanza 29, al secondo piano, per esaminare il registro degli ospiti. Legge attentamente ogni pagina, prima di addormentarsi, esausto dopo settimane di ricerche infruttuose. All’improvviso, viene svegliato da alcuni suoni attutiti. Quando si avvicina alla finestra, si rende conto che piovono uccelli morti. E ora è nella stanza 7, al pianoterra dell’hotel. Si guarda allo specchio e non si riconosce; si reca alla reception, dove apprende che è il 2020 e che sono dodici anni che sua figlia è scomparsa: la memoria gli ha giocato uno scherzo crudele. Quello stesso giorno il corpo di una giovane donna viene trovato sulla riva del fiume Arve… Qui trovate la mia recensione.

Ambientato tra Milano, Parigi, Londra, Berlino e New York, ispirato a una storia vera, tra La Casa di Carta e Ocean’s Eleven, questo libro al cardiopalma racconta la rapina del millennio.

Che cosa collega il rapimento di un’antropologa a Parigi con gli omicidi di un banchiere a Milano e di un finanziere saudita a Nizza? Sono tutti eventi in preparazione di quella che diventerà “la rapina del millennio”, progettata da un collettivo hacker internazionale che si fa chiamare FaceLess. L’indagine viene affidata alla profiler Gaia Virgili, da poco a capo di una squadra investigativa dell’Europol, con sede a L’Aia. Ad aiutarla ci saranno Dominic Lamarque, commissario di polizia della brigade criminelle di Parigi con un passato nella legione straniera, il catalano Cesar Cabrera, ex Mossos d’Esquadra, e Gil Fontain, ingegnere ed esperto d’informatica, che sarà l’arma in più contro gli hacker di FaceLess. A loro, inoltre, si affiancherà Jack Durrell, ambiguo agente statunitense della National Security Agency, con un passato nella CIA e tanti segreti da nascondere. La squadra dell’agente speciale Virgili si metterà prima sulle tracce dei responsabili degli omicidi e poi dei rapinatori, in quella che ben presto si trasformerà in una sorta di partita a scacchi internazionale con un avversario astuto e “invisibile” soprannominato Defoe. Un’indagine mozzafiato, un thriller ricco di colpi di scena, dal finale sorprendente e inaspettatoBlack Money si ispira alla storia della più grande rapina mai avvenuta a livello mondiale, realmente accaduta nel 2013, che ha fruttato ai banditi oltre 45 milioni di dollari dopo che erano riusciti ad hackerare i sistemi di sicurezza delle banche e a rapinare in contemporanea – con un’audacia e un sincronismo impressionanti – migliaia di sportelli bancomat sparsi in ventisette stati del mondo.

Il 12 marzo 2034 il commodoro della Marina militare degli Stati Uniti – Sarah Hunt – si trova sul ponte della sua nave ammiraglia, nel Mar Cinese Meridionale, quando intercetta un peschereccio in avaria. Lo stesso giorno, il maggiore Chris “Wedge” Mitchell, aviatore della marina statunitense, sta testando una nuova tecnologia invisibile sorvolando con un F-35E Lightning lo stretto di Hormuz, sul confine dello spazio aereo iraniano. Entro la fine della giornata, Wedge sarà un prigioniero iraniano e la Marina militare cinese avrà affondato la nave di Sarah Hunt. Iran e Cina hanno chiaramente coordinato le loro mosse, utilizzando nuove potenti forme di attacchi cibernetici in grado di vanificare le difese navali e aeree statunitensi. In ventiquattro ore la fiducia degli Stati Uniti nella preminenza strategica delle sue forze armate è a brandelli. Una nuova, terrificante era è alle porte. Inizia così l’opera, plausibile in maniera inquietante, scritta a quattro mani da un pluripremiato romanziere, nonché decorato veterano della Marina, e dall’ex comandante NATO, il leggendario ammiraglio Stavridis, che ha trascorso gran parte della sua carriera a difesa della supremazia americana.

2034 è una rielaborazione di fatti reali, miscelata con l’esperienza maturata dagli autori in anni di lavoro ai più alti livelli della sicurezza nazionale. A volte serve un grande romanzo per lanciare il più terribile degli avvertimenti: il 2034 è fin troppo vicino, e questo racconto ammonitore presenta al lettore un futuro oscuro ma possibile, da evitare in qualsiasi modo.

PER CHI AMA I REPORTAGE E LE CULTURE DEL MONDO

L’undici marzo 2011, un gigantesco tsunami di trentasei metri di altezza si abbatte sulla costa nord-est del Giappone devastando la regione del Tohoku.
Quella zona è stata a lungo considerata un’estrema periferia geografica e culturale, un luogo dove sciamane cieche si riuniscono, ancora oggi, ogni anno presso un vulcano chiamato Monte della Paura. Là si rintracciano culti buddisti segreti e vecchi templi dove i corpi di antichi sacerdoti sono esposti come mummie impudiche. Nell’antichità, il Tohoku era un famigerato regno di frontiera di barbari, folletti e freddo pungente e ancora oggi rimane un luogo remoto, marginale, associato a un dialetto impenetrabile, a un certo tipo di mistero e a una spiritualità arcaica, esotica anche per il giapponese moderno.

La narrativa sull’Himalaya ci ha abituati a storie di scalatori che affrontano l’Everest e di viaggiatori alla ricerca di esperienze spirituali nei monasteri buddhisti. Ma cosa sappiamo davvero dei popoli che vivono in quella regione? Dopo aver raccontato le repubbliche ex sovietiche e gli sterminati confini della Russia, Erika Fatland ci porta sulla catena montuosa più alta della Terra facendoci scoprire la sua gente, la sua cultura dalle mille facce, i suoi paesaggi eccezionali, ma anche la storia pressoché sconosciuta che è all’origine dei conflitti di oggi. Dal Pakistan al Myanmar, attraversando il Nepal, l’India, il Tibet e il Bhutan, Fatland si lancia in un nuovo itinerario affascinante e pieno di sorprese, dove a dominare la scena non sono solo vette maestose e orizzonti perduti, ma uomini, e soprattutto donne, in carne e ossa. Proprio l’essere donna, infatti, ha consentito a Fatland di avere accesso a un mondo spesso precluso al genere maschile, specialmente nelle società più tradizionali, e di indagare le abitudini meno note di persone che vivono in condizioni climatiche proibitive, isolate dal resto del mondo per gran parte dell’anno. Combinando il rigore dell’antropologa con la curiosità dell’esploratrice, la nuova voce del reportage internazionale, più volte paragonata a Bruce Chatwin, ci consegna un racconto di viaggio di grande qualità letteraria, il diario di un’avventura durata un anno tra cime vertiginose e valli lontanissime, comunità arcaiche e superpotenze economiche che sono già nel futuro.

PER CHI HA LO SGUARDO RIVOLTO VERSO L’EST EUROPA:

Una scrittrice in crisi – in bilico tra due vite, due amori, due libri incompiuti – tenta di ritrovare il proprio passato facendo ritorno nella casa dell’infanzia sulla costa dalmata. In un flusso di coscienza penetrante e amaro, i ricordi della protagonista e del suo alter ego Ana, personaggio di uno dei suoi romanzi, si fondono nel racconto poetico del rapporto tra madre e figlia. Relazioni personali, esperienze romantiche e piani temporali si intrecciano e scambiano, mentre la memoria si ricompone come un mosaico. Un romanzo intimo ma al tempo stesso universale, una voce nuova e coraggiosa della letteratura contemporanea.

Nata nel 1977 a Zara, in Croazia, Tanja Stupar-Trifunović è autrice di poesie e prose e redattrice della rivista “Putevi”. Le sue raccolte poetiche hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e sono tradotte nelle maggiori lingue europee. Gli orologi nella stanza di mia madre, suo primo romanzo, è stato insignito nel 2016 del Premio dell’Unione Europea per la letteratura. Ha lasciato la Croazia all’avvio delle guerre balcaniche degli anni Novanta; si è laureata in Lingua e Letteratura serba a Banja Luka, in Bosnia ed Erzegovina, dove vive attualmente.

Cerco una signora disponibile ad accarezzare la mia schiena. Solo ed esclusivamente la schiena. Massima serietà, garantiti riservatezza e ottimo compenso“. Questo insolito annuncio pubblicato su un giornale riunirà due persone completamente diverse: un ingegnere che si guadagna da vivere grazie a un’invenzione casuale e una impiegata di banca indebitata, con un matrimonio fallito e un amante sposato. È un romanzo sulle opportunità di vita perse. Riguarda tutti quei baci e abbracci che non abbiamo dato, tutti i compromessi su cui non eravamo d’accordo, tutte le storie che non abbiamo raccontato. Perché a Florijan e a Veronika non mancano solo le carezze nella vita. Una domanda molto più importante è cosa si nasconde sotto la loro pelle.

Marina Vujčić è nata nel 1966 a Trogir, in Croazia. Si è laureata in Lingua e Letteratura croata presso la Facoltà di Filosofia di Zagabria. Autrice di libri per bambini e di romanzi, “Una questione di pelle” è la sua prima opera tradotta in italiano.

Per chi ama le vite straordinarie, le personalità dirompenti che hanno saputo farsi strada nella vita:

La storia vera (e segreta) della donna più celebre della cultura americana della prima metà del Novecento: famosa bibliofila, icona di stile, astutissima protagonista delle cronache mondane.

Una donna anticonformista e brillante che ha saputo rompere ogni soffitto di cristallo della sua epoca. New York, primi anni del Novecento. Una ragazza appassionata di libri rari si fa beffe del destino salendo tutti i gradini della scala sociale e professionale, fino a diventare la direttrice della favolosa biblioteca del magnate J.P. Morgan e la beniamina dell’aristocrazia internazionale con il falso nome di Belle da Costa Greene, Belle Greene per gli amici. Ma in realtà, in quell’America violentemente razzista, la brillante collezionista che fa girare le teste e regna sul mondo dei bibliofili nasconde un segreto terribile. Benché sembri bianca è afroamericana, per giunta figlia di un famoso attivista nero che vede come un tradimento la volontà della figlia di nascondere le proprie origini. Quello che racconta Alexandra Lapierre è il dramma di una persona divisa tra la propria storia e la scelta di appartenere alla società che opprime il suo popolo. Frutto di tre anni di ricerche, il romanzo ripercorre gli amori travolgenti e le frequentazioni aristocratiche di una donna libera e determinata, che seppe portare avanti battaglie che ancora oggi risuonano molto attuali.

PER CHI AMA I ROMANZI STORICI:

Le Dame del Faubourg è il primo libro di una trilogia che ha venduto in Francia più di un milione di copie. Il romanzo è ambientato nel Faubourg Saint-Antoine – uno dei più antichi e importanti sobborghi di Parigi – dove l’autore è nato. Protagonista è la famiglia Cottion-Thirion, falegnami del Faubourg che renderanno il mobile francese rinomato in tutto il mondo. Una saga familiare che si snoda nei secoli, un viaggio nel tempo che inizia nel 1471 nella Francia di Luigi XI e si conclude con la presa della Bastiglia.
Grazie all’accurato lavoro di ricerca e ricostruzione dell’autore il lettore scopre scene di vita quotidiana della Francia rinascimentale, i rapporti tra politica e clero, le difficoltà del popolo, le simpatie e le antipatie fra nobili, le usanze, le credenze, le discriminazioni. Le Dame del Faubourg è la grande storia della Francia raccontata attraverso la più piccola – ma non meno avvincente – storia degli ebanisti del Faubourg Saint-Antoine. Lungo le pagine si incontrano personaggi familiari, re, nobili e intellettuali, da Luigi XI Luigi XIV, Caterina De Medici, Colbert Voltaire; grandi artisti come GianbolognaVasari Pinturicchio; ma anche personaggi dal sapore più quotidiano come artigiani, borghesi, militari, operai e rivoluzionari.
Con la sua opera, Jean Diwo celebra soprattuttole grandi donne che con le loro scelte e le loro azioni mettono in moto la trama.  Dalle Badesse dell’Abbazia di Saint-Antoine, le vere dame del Faubourg, alle artiste, le imprenditrici, le mamme, le mogli e le figlie, ad ogni snodo della grande storia de le Dame sono le donne a prendere le decisioni e le responsabilità più importanti.

Al ritmo incalzante di un thriller, l’autore svela la fine di un’era arcaica e selvaggia tra amori, vendette e perdizioni. Due straordinarie figure di donne, metà “sante” e metà “streghe”, dominano una vicenda che attraversa la potente e incontaminata natura della Vallemaggia svizzera, il Ticino,  le campagne del comasco e la grande Milano del Ducato, dominata dagli spagnoli.
Quando il bizzarro condannato a morte Bargniff, volgare ladro e truffatore, si siede sul ceppo prima di ricevere il colpo ferale del boia e racconta le incredibili vicende di Maria del Maté, la giovane musa ispiratrice dei carnevali di Milano e di Maddalena di Buziis, la Madonna-strega dei baliaggi svizzeri, nessuno gli crede. Ma il suo racconto svela l’esistenza della leggendaria Compagnia dei Campi: un gruppo di disperati e sognatori perseguitato da uno spietato manipolo di persecutori di streghe e creatori di sante che avviava una caccia ottusa e feroce per cancellare la Compagnia dal mondo, insieme al piccolo Paradiso terrestre che era riuscita a creare tra i verdi spiracoli della pianura che attraversa il confine. Il romanzo completa la trilogia iniziata con “Il ladro di ragazze” (2015) e proseguita con “Latte e sangue” (2019).

PER CHI AMA LA MUSICA CLASSICA: 

Uno struggente romanzo sulla vita del compositore e direttore d’orchestra austriaco Gustav Mahler. Gustav Mahler si trova a bordo di una nave che lo riporterà da New York all’Europa. Mahler è famoso in tutto il mondo, è all’apice del successo, la folla lo adora, ma fisicamente è un uomo finito: la malattia lo sta consumando. E mentre un giovane mozzo lo accudisce, gli porta il tè e le coperte e si prende cura di lui, Mahler ripensa alla sua vita, alla figlia Maria, morta da bambina, al suo grande amore, Alma, che lo ha tradito, e all’altra figlia Anna, che è sottocoperta con Alma. È il suo ultimo viaggio. Sa che sta morendo, che ha perso l’amore di sua moglie e che la vita continuerà senza di lui. Struggente e malinconico, ma anche intenso e poetico, L’ultimo movimento è il ritratto di un grande artista, dal carattere non facile, che compie un doloroso ma inevitabile bilancio di quella che è stata la sua esistenza.

Bene, con questo è tutto. Spero che tra tanti suggerimenti possiate trovare qualcosa che stimoli la vostra curiosità e che vi faccia venire voglia di leggere. Buon mese di novembre a tutti!

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