É da poco uscito l’ultimo lavoro di Otello Marcacci, Nottambuli a cena, per Les Flâneurs Edizioni di cui vi ho parlato in questa recensione. Abbiamo già avuto modo di apprezzare lo stile dell’autore toscano nel suo Tempi supplementari e questo nuovo romanzo conferma la sua capacità di ritrarre la società in modo non convenzionale.

Foto concessa dall’autore

Del resto, poco convenzionale sembra essere anche lo stesso autore, che ringrazio per la disponibilità a raccontarsi sul mio blog. Anche questo nuovo romanzo è ambientato a Grosseto, la città di nascita dell’autore.

Ciao Otello, quanto è importante per te la tua toscanità che a volte metti di fronte al lettore in modo prepotente?

Ti confesso che avrei voglia di rispondere “Per niente”, ma so che forse mentirei. Intendo dire che io mi sento cittadino del mondo e odio profondamente tutti i nazionalismi e le loro derivate regionalistiche. Nel mio mondo ideale non ci dovrebbero essere frontiere e ognuno dovrebbe essere libero di muoversi dove meglio crede. Non c’è alcun merito, insomma, nell’essere italiano o lappone, toscano o guatemalteco. E’ solo un biglietto da visita. Un po’ come il titolo di studio. Non conta cosa hai conseguito, ma cosa sai davvero. Allo stesso tempo però le tue origini in qualche modo condizionano anche il tuo modo di pensare e di agire. Quindi l’essere nato e cresciuto in questo angolo di universo è importante anche se preferirei pensare che non lo sia.

In Nottambuli direi che invece è un tema fondamentale, e assieme ad esso anche una fortissima dualità persino dichiarata di Luca Migliorini, la voce narrante. Come mai una scelta così decisa?

In questo romanzo ho cercato di portare al suo massimo livello l’ambizione che ho sempre avuto come autore. Tutto parte dal fatto che ho sempre faticato a digerire le definizioni ortodosse di alta e bassa letteratura fatta da critici, editors e dai loro epigoni che si credono scrittori. Ho sempre cercato così di mostrare che si potesse far coesistere la cultura classica con quella pop. Il mio sogno in altre parole era mettere una sera a cena assieme Kant, Hegel e il Mago Anubi e mentre i primi spiegavano la differenza tra trascendente e trascendentale, il livornese scuoteva la testa rispondendo “Boia deh, un c’avete capito una sega, adesso ve la dico io la verità”. Questo modo di intendere la scrittura è diventato di fatto il mio trademark e in Nottambuli l’ho portato alle estreme conseguenze. Pagando anche un bel costo per questa scelta.

Che cosa vuoi dire, non capisco.

Intendo dire che il rischio di scontentare tutti è altissimo. Perché quando hai la presunzione o l’arroganza di voler fare qualcosa di nuovo come quello che ti ho descritto rischi di deludere le aspettative. Capita così che trovi qualcuno che crede interessante il flusso di coscienza tradizionale e paragona però a Checco Zalone il resto, oppure viceversa chi trova insopportabile la profondità classica ed interessante solo la parte più brillante e (apparentemente) popolare del libro. Tuttavia non è nemmeno questo ciò che fa più male. Un importante editore, ad esempio, ha invece capito la genialità dell’opera (parole sue) ma ha deciso di non pubblicare Nottambuli perché aveva paura delle recensioni. A suo dire infatti il tema dell’imprenditore in crisi trattato con leggerezza per quanto profonda lo avrebbe esposto a critiche che non si sentiva di sostenere. Di fronte a tali risposte il disgusto per il mondo editoriale cresce di un paio di tacche. Ecco allora che devo solo che ringraziare Alessio Rega di LesFlâneurs per il coraggio che ha dimostrato. Ai miei occhi sono persone come lui gli eroi di questi giorni.

Tu sei imprenditore mi pare, non capisco la critica alla quale accenni.

Nemmeno io se per questo. Come tutti gli autori parlo di cose che conosco personalmente. Conosco bene i drammi che vive Luca Migliorini nel romanzo perché li ho vissuti sulla mia pelle. Ogni volta che un imprenditore si toglie la vita per me è come perdere un parente stretto. Nottambuli, in soldoni, si chiede che cosa si è disposti a sacrificare per salvarsi la vita. Ed è una domanda che mi sono posta mille volte. Chiunque fa impresa e vive drammi esistenziali non ne è immune e tutti coloro che hanno visto le streghe si ritroveranno tra le pieghe del libro. Per gli altri c’è altro. C’è la spiegazione all’assioma errato per cui chi fa l’imprenditore è necessariamente uno che ruba allo stato.

Se seguissi il tuo ragionamento tu saresti un genio incompreso e meriteresti il Premio Strega, non ti pare un po’ esagerato?

Io meriterei il premio Stregone (ride), azzecco sempre il futuro. Vuoi che ti faccia le carte? Guarda che sono un asso, me le ha insegnate mia madre.

Dai dimmi con quale scrittore ti cambieresti per avere successo dai.

No, ma che scherzi? Devo ancora conoscere un artista o presunto tale che cambierebbe la sua arte con quella di un altro per ottenere la fama. Molto meglio essere ammiraglio sulla propria scialuppa che mozzo in una portaerei da guerra. Ogni scrittore vuole inondare il mondo con la propria arte. La ricompensa non è mai monetizzabile e niente vale l’amore e l’affetto dei lettori che ti riconoscono di aver migliorato la loro visione del mondo.

Non dirmi che non sei invidioso di chi invece può dire che “ce l’ha fatta!”

La verità? Forse un tempo lo sono stato. Poi ho capito il prezzo che hanno dovuto pagare per raggiungere quel risultato. Il tempo e le energie perse per farsi amici e leccare deretani di chiunque potesse essere utile. Certo lo ammetto, non tutti, ma per molti la via è obbligata. C’è stato un tempo che ho rosicato, lo confesso, non sono immune dalla vanità che colpisce chiunque ha qualcosa da dire, adesso però mi fanno solamente tristezza. Leggo libri e mi chiedo: ma perché? Scarpe senza numero buone per ogni evenienza. Io sono altro. E me ne vanto.

Quindi sei un pasionario che  non pubblicherà mai per una major?

Le grandi case cercano personaggi e io non lo sono. Non sono nemmeno uno facile. Non uso social non amo apparire, non bacio le mani. Insomma sono un caso perso. Pubblicare è una cosa bella, inutile negarlo, ma non è tutto. Io scrivo perché devo. Ho cose da dire, se poi qualcuno è interessato ad esse meglio altrimenti tanti saluti.

Quindi non sai chi è candidato allo Strega quest’anno?

Cioè vuoi dire che non hanno capito la genialità di Nottambuli e non mi hanno candidato?

Forse solo perché uscito troppo tardi, la giuria si mangerà le mani.

Assolutamente si, ho scritto un capolavoro assoluto, ma non ho manco vinto il libro del mese sul tuo bellissimo blog, forse è bene che mi faccia qualche domanda (ride)

Solo perché non lo meritava.

Al tuo posto avrei fatto la stessa scelta.

Come stai vivendo l’attuale situazione di guerra?

Una catastrofe umanitaria assoluta di cui mi pare che poche abbiano ancora chiari i contorni. C’è un cattivo conclamato, un autocrate assassino, che ha deciso di far tornare al tempo della pietra una nazione di quarantacinque milioni di persone distruggendo ogni cosa. Industria, commercio, civiltà. Quando finirà questa guerra ci saranno almeno quindici, venti milioni di profughi che scapperanno dall’Ucraina per riversarsi in Europa. Due o tre Svizzere per capirsi. E dove li metteremo? Nessuno se ne sta preoccupando al momento. L’Europa sta ancora qua a chiedersi cosa fare. Una cosa abnorme. Ma ancor di più è quando ci guardiamo allo specchio e scopriamo che così buoni non siamo poi nemmeno noi.  Però la guerra ha ucciso il Covid o sbaglio?

Dici? Ma tu ti sei vaccinato o sei un No Vax?

Fatte tre dosi, compreso il booster. Farò la quarta se me lo chiederanno. Ho scelto di farlo. Lo stesso ritengo orrendo l’uso del Green Pass. La libertà di scelta per me è imprescindibile.

Che cosa penserebbe Luca Migliorini dell’attuale situazione mondiale?

Credo che continuerebbe a chiedersi lo stesso come salvare la propria azienda. É questo il dramma della nostra società. L’individualismo uccide una visione più grande della vita. Il famoso individualismo metodologico, la prasseologia. Ma non voglio annoiare nessuno. Noi siamo ciò che facciamo ma anche ciò che pensiamo. Prima o poi scopriremo che qualcuno ha cercato di fare affari in situazioni drammatiche come questa. Dobbiamo scandalizzarci? No, è sempre stato e sempre sarà.

Per finire voglio dirti che Nottambuli mi è proprio piaciuto e che sarebbe un peccato se tu non pubblicassi altro.

Grazie, sei gentile, facciamo che il prossimo romanzo lo pubblico a puntate sul tuo blog, ci stai? (ride)

Solo se riuscirai a scrivere qualcosa che scardina le regole del sistema

Accetto la sfida!

Lo scrittore sarà al festival Lucca Città di Carta dal 23 al 25 aprile e al Salone Internazionale del libro di Torino in maggio.