Il senso di smarrimento, isolamento e inquietudine che mi sta opprimendo in questi giorni potrebbe essere raffigurato solo da Edward Hopper. Lui sì che sapeva dipingere il dolore, nel silenzio di una tela. Atmosfere pacate e persino gioviali che mostrano l’immobilità e la rassegnazione nascoste nelle loro pieghe. Dietro l’apparente semplicità, la grande complessità e profondità. La necessità di connessione con gli altri e la difficoltà nel riuscirci. Fissi un quadro come I nottambuli e ti chiedi: che cosa sto guardando esattamente? Non comprendi se stai riflettendo su te stesso o su un altro che non potrai mai sperare di capire o avvicinare. O magari le due cose assieme.

Nottambuli a cena, pag. 52

Nottambuli a cena, di Otello Marcacci, Les Flâneurs Edizioni 2022, pagg. 322

È in libreria il nuovo romanzo di Otello Marcacci, autore toscano, nato a Grosseto ma lucchese di adozione; un dettaglio non di poco conto, la sua toscanità, poiché è uno degli aspetti che caratterizzano il suo stile e le trame dei romanzi.

Con Giacomo – il protagonista di Tempi supplementari – abbiamo fatto un viaggio nel tempo, percorrendo le strade della Grosseto degli anni Settanta e Novanta,  per poi affacciarci al 2020; Luca Migliorini – protagonista e voce narrante di Nottambuli a cena – ci traghetta nell’attualità del presente, con tutte le sue più critiche fattezze, ma anche con alcune certezze. Come nell’altro romanzo, ci si ritrova immersi nella toscanità maremmana, quella sanguigna e sarcastica, dove si scherza su tutto, per fare uno sgambetto alla vita e alle sue malignità, dove tutti hanno almeno un soprannome che sintetizza il carattere e le tribolazioni di una vita, dove ci si prende in giro, spesso bonariamente, ma anche con delle belle frecciate che puntano dritto dove fa più male. E come sempre, a tenere insieme gli scampoli di vita che tendono a usurarsi e sfilacciarsi ci sono l’amicizia e la cricca di sempre – il Fisso, Gildo, Giuliano La Prostata, i fratelli Leonardo (detto Spennacchiotto) e Cristina Sibani – con pregi, difetti e abitudini consolidate – la partita a poker, il calcetto – che scandiscono lo scorrere del tempo. E Luca, ingegnere – che il babbo invece voleva avvocato -, imprenditore che, dopo un periodo di apprendistato nelle officine meccaniche piemontesi e venete, ha tirato su una azienda partendo da zero e che ora, a causa delle congiunture negative della crisi economica che attanaglia un’intera generazione di imprenditori, si ritrova sull’orlo del fallimento, messo alle strette dall’Agenzia delle Entrate e da un buco in banca di due milioni di euro. Una situazione drammatica, che punge la coscienza ogni volta che guardi negli occhi i tuoi dipendenti che presto rimarranno senza lavoro, specialmente se pensi che sia tutta e solo colpa tua, un vicolo cieco in cui ti sei giocato tutto quello che hai, e pure ciò che appartiene ai tuoi cari.

Ho preso tempo, anzi ho provato a fermarlo, ma si è spostato solo un po’, anche se esserci riuscito mi ha reso orgoglioso. La felicità può essere la somma di piccoli istanti di leggero sollievo.

Nottambuli a cena, pag. 35

Ecco che Luca Migliorini, dopo avere esplorato tutte le possibilità, arriva alla conclusione che l’unica via di uscita sia il suicidio, atto estremo che permetterebbe la riscossione di una assicurazione sulla vita che aveva stipulato e che darebbe ossigeno per una ripresa.

Quelli che Luca annota sul suo diario sono pensieri contrastanti: da un lato si percepiscono tutta l’amarezza e la delusione che hanno messo alla prova il suo spirito imprenditoriale, dall’altro emerge la scintilla creativa che sta al di sotto di ogni ragionamento, e che illumina una strada per quanto tragica possa apparire. Del resto la dualità è il tratto distintivo del suo carattere:

Una parte di me è mite e riflessiva e si adatta a quel grigio in modo quasi mimetico. È la parte razionale, che ha un linguaggio ricercato, che ricorda passaggi epici e lirici e si sforza di apprezzare il verso e il canto. L’altra invece è greve, maledetta, grossolana e sporchevole. Non ho mai trovato il modo di eliminare la mia natura duale.

Nottambuli a cena, pag 39

Natura duale che probabilmente è congeniale anche all’autore che sembra stare dietro al personaggio e che si manifesta attraverso lo stile della scrittura: da un lato il gergo colorito dell’eloquio maremmano e i riferimenti della cultura popolare; dall’altro innumerevoli citazioni letterarie e musicali e rimandi colti che alzano il tiro e definiscono la profondità del personaggio principale.

E duale sono un po’ tutti gli altri comprimari: persone che hanno visto successi e fallimenti, che hanno alternato felicità e smarrimento come ingredienti fissi della propria esistenza.

Mentre Luca è alle prese con le sue elucubrazioni su quando e come attuare il proposito autolesionista, entra in scena Agonia, soprannome del vecchietto che vuole affidargli suo nipote Tommaso: morta sua madre, l’adolescente ha bisogno di rintracciare il padre di cui si ha solo un vecchio indirizzo in Calabria, e dato che l’uomo era stato per un breve periodo dipendente del Migliorini, il vecchietto lo reputa la persona giusta per accompagnare Tommaso nel viaggio che dovrebbe consegnarlo nelle mani del padre. Con il piccolo particolare che il padre ignora del tutto la sua esistenza.

Superato il primo momento di totale rifiuto alla richiesta, il lato generoso del carattere di Luca, intenerito dal goffo ragazzino preda dei bulli e fissato a fare origami e classifiche di tutto, si fa incastrare, complice una certa voglia di gettarsi nell’avventura e di lasciarsi alle spalle per qualche giorno i suoi assilli.

Ad accompagnarlo in questa avventura on the road Cristina alla ricerca del padre fuggito con un prete spretato, il Fisso e Gildo che è alla ricerca della persona che gli ha donato il suo nuovo cuore.

Mentre Luca si appresta alla partenza, il destino gli fa uno sgambetto: entra in gioco Antonio Fioronta, detto il cardinale Sborromeo, “architetto immobiliarista”, un architetto di Napoli dedito a dubbi affari che occasionalmente partecipa alle partitelle di calcetto con tutta la banda e che si è attaccato ai fratelli Sibani “come una sanguisuga”. Fioronta gli propone un’alternativa alla sua soluzione estrema, un finanziamento in cambio di un favore. Ma… ma naturalmente non si tratta di una via di scampo ortodossa, piuttosto di un patto col diavolo.

Io sono un traditore seriale, un farabutto, un millantatore e anche un fallito, ma non un assassino. O forse non lo sono perché non ne ho mai avuto la necessità? Il fatto stesso che lo stia pensando pone seri dubbi sulla mia vera natura.

Nottambuli a cena, pag. 136

Qual è il prezzo da pagare per ottenere un aiuto da un individuo losco? E Luca troverà qualcuno disposto a salvarlo? Di più non dirò per lasciare il gusto della scoperta ai lettori.

Come dice l’autore stesso nell’intervista su MaremmaOggi, in Nottambuli a cena ritroviamo i temi cari all’autore che già davano valore al precedente Tempi supplementari: il tempo, la memoria, il caso che non esiste, la morte, e, in più, il tradimento. Il tutto incorniciato in un ritratto delle più allarmanti derive nazionali: il riciclaggio di denaro sporco, le discariche abusive, le collusioni tra politica e mafia, il malaffare in generale, la crisi e gli imprenditori, alcuni onesti altri meno, ma tendenzialmente inclini al compromesso. Un romanzo che parla di seconde possibilità, di accettazione di se stessi e dei propri limiti, e, alla fine, di speranza.

«Io, te, noi, la Maremma, l’intero Paese è un gigantesco quadro di Picasso. Siamo una Guernica vivente. Nottambuli a cena».

Nottambuli a cena, pag. 247

Scritto in forma di taccuino di memorie dal politicamente scorretto Luca Migliorini, il romanzo racchiude tante sottotrame – le storie dei tanti personaggi che affollano la vita del protagonista, la storia e i cambiamenti della città – e si può leggere col sottofondo della playlist suggerita e commentata dall’autore: una selezione davvero notevole e perfettamente in sintonia con la storia e i suoi protagonisti. Personalmente ho molto apprezzato “il prodotto” , e la mia favorite song resta Heroes di David Bowie.

Qui ttrovate la mia intervista all’autore.

Qui potete leggere l’incipit.

Otello Marcacci è nato a Grosseto il 13 marzo 1963. Laureato in Economia, vive a Lucca. Ha pubblicato i romanzi: Gobbi come i Pirenei (Neo Edizioni, 2011); Il ritmo del silenzio (Edizioni della Sera, 2012); La lotteria (Officine Editoriali, 2013); Sfida all’OK Dakar (Neo Edizioni, 2016); Tempi supplementari (Edizioni Ensemble, 2020). Per Les Flâneurs ha pubblicato nel 2020 La terra promessa. Autobiografia rock.