Archiviata l’edizione dei record del Salone di Torino, è tutto un fiorire di festival, presentazioni, eventi legati alle novità editoriali che le numerose case editrici nostrane hanno creato per noi lettori. Giugno porta con sé la parola “vacanze” che a sua volta ne evoca alcune fantastiche: relax, avventure, scoperte e, ovviamente, letture. E allora vediamo quali, tra le tante nuove uscite, mi incuriosiscono e che vi propongo.

PER CHI AMA PERDERSI IN LABIRINTI DAL SAPORE BORGESIANO

Il giardino di Reinhardt, di Mark Haber, Keller editore 2022, traduzione dall’inglese di Gabriella Tonoli, pagg. 224

Guadalupe Nettel l’ha definito: «Un viaggio avventuroso nel paese della malinconia. Un’affascinante analisi della vulnerabilità umana.»

Jacov Reinhardt ha un’autentica ossessione per la malinconia. All’inizio del XX secolo, mentre sta scrivendo un trattato su di essa, decide di lasciare il suo piccolo villaggio nella Dalmazia per andare alla ricerca di colui che è fonte di ispirazione per il suo lavoro: Emiliano Gomez Carrasquilla, il filosofo perduto della malinconia, che si dice si sia ritirato in una delle giungle del Sud America.
Quello che prende vita dalla Croazia alla Germania, dall’Ungheria alla Russia e infine alle Americhe non è un semplice viaggio, ma un percorso di ricerca, un itinerario labirintico che ci viene tramandato dal segretario di Reinhardt e che riecheggia e risuona dell’eterna inquietudine dell’essere umano tra altre geografie, biografie grandi e minori, libri, realtà e sogno.
Mark Haber ha esordito nel 2008 con la raccolta di racconti Deathbed Conversions. Vive a Houston, in Texas, dove lavora nella nota libreria indipendente Brazos Bookstore. Con il suo romanzo d’esordio – selezionato dal PEN Hemingway Award come una delle migliori opere dell’anno –, si inserisce nel solco di scrittori che hanno saputo trasformare pagine avventurose e oniriche in autentici atlanti letterari per esploratori assetati di conoscenza.

PER CHI AMA I ROMANZI DISTOPICI INQUIETANTI CHE ASSOMIGLIANO AL PRESENTE

Melma rosa, di Fernanda Trías, Sur 2022, traduzione dallo spagnolo di Massimiliano Bonatto, pagg. 234

Scritto prima della pandemia, con tratti da romanzo distopico, Melma rosa racconta oggi il nostro tempo con inquietante precisione e una scrittura cristallina e magnetica.

In una città portuale devastata da una peste misteriosa, una donna tenta di capire perché il suo mondo sta crollando. Un vento tossico avvelena le strade e costringe a chiudersi in casa o fuggire, i supermercati si svuotano e la melma rosa prodotta con scarti animali è ormai l’unico alimento reperibile, ma c’è dell’altro: il collasso di tutti i suoi legami affettivi, l’incertezza, il peso dei ricordi. Mentre mette insieme i risparmi con l’idea di partire per il Brasile, la protagonista si muove fra la madre, a cui da sempre la lega un rapporto fortissimo ma conflittuale; Max, l’amore che non riesce a dimenticare, ora ricoverato dopo il contagio; e Mauro, il ragazzino di cui si prende cura, afflitto da una fame insaziabile. Partire equivale a salvarsi, eppure farlo senza di loro è impossibile. Con una scrittura luminosa e immagini potentissime, Fernanda Trías mette a nudo la schizofrenia di una società sempre più simile alla nostra – trovando bellezza anche nel caos – e la fragilità dei rapporti umani, l’unica cosa che conta quando si è sull’orlo dell’abisso.

Fernanda Trías (Montevideo, 1976) è scrittrice, traduttrice e docente di scrittura creativa. È autrice della raccolta di racconti No soñarás flores e dei romanzi La azotea e La ciudad invencible. La pubblicazione di Melma rosa, accolto stupendamente dalla critica e dei lettori e opzionato per la trasposizione cinematografica, l’ha consacrata come una delle migliori autrici della sua generazione.

PER CHI E’ ATTRATTATO DA TEMI COME LA FILOSOFIA ZEN, LA CRISI AMBIENTALE, LA CRITICA ALLO STILE DI VITA CONSUMISTICO, LA DIMENSIONE EMOTIVA

Il libro della forma e del vuoto, di Ruth Ozeki, E/O edizioni 2022, traduzione dall’inglese di Tiziana Lo Porto, pagg. 640

Un anno dopo la morte del padre clarinettista jazz, il tredicenne Benny Oh inizia a sentire delle voci. Le voci appartengono alle cose intorno a lui – una scarpa, una decorazione natalizia rotta, una foglia di lattuga avvizzita. Anche se Benny non capisce esattamente che cosa dicano, riesce a percepire le loro emozioni: alcune sono piacevoli, un cinguettio o un gentile mormorio, altre sono malvagie, arrabbiate e piene di dolore. Quando l’ossessione per l’accumulo di sua madre inizia a peggiorare, le voci si fanno sempre più insistenti. In un primo momento Benny prova a ignorarle, ma presto lo seguono fuori casa, per strada e a scuola, spingendolo infine a cercare rifugio nel silenzio della grande Biblioteca Pubblica, dove gli oggetti sono beneducati e sanno parlare a bassa voce. Lì Benny scopre un mondo strano, completamente nuovo, in cui le cose “accadono”. Si innamora di un’irresistibile artista di strada, con il suo spocchioso furetto, che usa la biblioteca come spazio performativo. Incontra un filosofo-poeta senzatetto che lo incoraggia a farsi domande importanti e a trovare la propria voce in mezzo a tutte le altre. E incontra il suo vero e unico Libro – un oggetto parlante – che racconta la vita di Benny e gli insegna ad ascoltare le cose che contano davvero.

Il libro della forma e del vuoto unisce personaggi indimenticabili, una trama appassionante e un coinvolgimento profondo con la realtà nella sua interezza – dal jazz al cambiamento climatico, al nostro attaccamento alle cose materiali.

Ruth Ozeki è un’autrice e regista americana-canadese. È nata a New Haven, in Connecticut, nel 1970. Nei suoi romanzi affronta le tematiche dell’identità razziale, dell’incontro tra oriente e occidente e dell’ecologia. Dei suoi quattro romanzi, in Italia sono stati tradotti e pubblicati Carne (Einaudi 1998) e Una storia per l’essere tempo (Ponte alle Grazie 2013). Nel 2010 è stata ordinata sacerdote buddhista e attualmente è affiliata al Brooklyn Zen Center di New York. Insegna letteratura inglese allo Smith College, a Northampton, in Massachusetts. Vive e lavora tra New York e Vancouver.

PER CHI AMA I ROMANZI SULL’APPARTENENZA E SULLA MEMORIA

Volevo essere Madame Bovary, di Anilda Ibrahimi, Einaudi 2022, pagg.232

Il nuovo romanzo dell’autrice di L’amore e gli stracci del tempo (qui la mia recensione)

Hera è nata in un Paese del socialismo reale dove la donna lavora almeno quanto l’uomo e la bellezza è una colpa, soprattutto per una ragazza ambiziosa come lei. Da piccola divorava i romanzi di Tolstoj e Balzac, in cui le eroine sono tutte fedifraghe e di solito fanno una brutta fine, ma anche tanti libri di propaganda secondo cui l’ideale femminile è sposarsi e lavorare in campagna. Hera è cresciuta così, in bilico tra il desiderio di diventare qualcuno e la consapevolezza di dover rigare dritto, tra la voglia di vestirsi alla moda sfidando le censure del regime e i rimproveri di nonna Asmà. Poi, un giorno, è partita per Roma. In Italia all’inizio ha sofferto, si è sentita smarrita. Insieme a Stefano però ha trovato il suo centro: è diventata un’artista, ha dei figli che ama, non ha piú avuto paura di sembrare troppo. E allora cosa ci fa a Tirana con Skerd, uno con cui non ha nulla da condividere se non il corpo? E perché insieme a lui sente pulsare cosí forte l’eco della lingua madre? Hera non è piú quella ragazzina che cercava il grande amore nel dramma e negli uomini autoritari, ma ogni cosa intorno a lei sembra volerla ricacciare di nuovo nel passato da cui è fuggita. Con la sua voce essenziale e un umorismo piú tagliente che mai, Anilda Ibrahimi ha scritto un romanzo sulle insidie dell’appartenenza e della memoria, sui modelli femminili da incarnare e ribaltare, sull’importanza di rimanere fedeli a ciò che siamo diventati quando il tempo insiste per riportarci indietro.

Anilda Ibrahimi è nata a Valona nel 1972. Ha studiato letteratura a Tirana. Nel 1994 ha lasciato l’Albania, trasferendosi prima in Svizzera e poi, dal 1997, in Italia. Il suo primo romanzo Rosso come una sposa è uscito presso Einaudi nel 2008 e ha vinto i premi Edoardo Kihlgren – Città di Milano, Corrado Alvaro, Città di Penne, Giuseppe Antonio Arena. Per Einaudi ha pubblicato anche il suo secondo romanzo L’amore e gli stracci del tempo (2009 e 2011, di cui sono stati opzionati i diritti cinematografici, premio Paralup della Fondazione Nuto Revelli). I suoi romanzi sono tradotti in sei Paesi. Nel 2012 ha pubblicato, sempre per Einaudi, Non c’è dolcezza e, nel 2017, Il tuo nome è una promessa.

Questi capelli, di Djaimilia Pereira de Almeida, La Nuova Frontiera 2022, traduzione dal portoghese di Giorgio De Marchis e Marta Silvetti, pagg. 160

«La storia dei miei capelli crespi interseca la storia di almeno due Paesi e, più in generale, la storia indiretta delle relazioni tra diversi continenti: una geopolitica.»

Mila arriva a Lisbona da Luanda a tre anni, spettinata e “aggrappata a una confezione di biscotti”. Suo padre è portoghese, sua madre angolana, tutto ciò che sa delle sue origini è legato ai nonni e ad alcune fotografie sbiadite. Mila usa i ricordi come una biografia fallace, raccontando quattro generazioni di vicende familiari, e mettendosi alla ricerca della sua identità, una ricerca che si rivelerà complessa e dolorosa e che interseca la storia di tre Paesi e di due continenti. Attraverso l’originale lente dei suoi capelli indomiti e crespi, la vediamo cambiare e la seguiamo nei quartieri di una Lisbona non ancora gentrificata, nelle strade di Luanda e tra le foto di un album di famiglia che ci restituisce uno sguardo frammentario e ingannevole. Mescolando memoir e romanzo postcoloniale, realtà e finzione, Djaimilia Pereira de Almeida ragiona sul razzismo, sui meccanismi della memoria e sul processo di scrittura, costringendoci a riflettere su una domanda che oggi riguarda sempre più persone: cosa significa non appartenere del tutto a nessun luogo e vivere costantemente in bilico tra diverse culture?

Djaimilia Pereira de Almeida è una scrittrice nata in Angola nel 1982 e cresciuta in Portogallo. È una delle voci più interessanti dell’attuale scena letteraria portoghese ed è autrice di romanzi e saggi tradotti in diversi paesi. Ha ricevuto il Premio letterario della Fondazione Inês de Castro, il Premio Oceanos e il Premio della Fondazione Eça de Queiroz. Questi capelli (publbicato in Italia da La Nuova Frontiera nel 2022) è stato finalista al PEN America Translation Prize.

PER CHI E’ AFFASCINATO DALLE MAESTOSE E DESOLATE PRATERIE DEL WYOMING, DAI SUOI UNICI ABITANTI E HA AMATO I segreti di Brokeback Mountain

Cattive strade. Storie del Wyoming Vol. 2, di Annie Proulx, Minimum fax 2022, traduzione dall’inglese di Assunta Martinese, pagg. 272

Dopo l’acclamata raccolta Distanza ravvicinata, Proulx torna a raccontare il suo Wyoming con un amore che traspare da ogni pagina e che non offuscano mai la lucidità di sguardo su quelle terre maestose e desolate e sui personaggi che le abitano.
A Elk Tooth, minuscolo paesino sperduto in mezzo alla vasta prateria del Wyoming, la vita ruota quasi tutta intorno a tre bar, varianti neanche troppo moderne dei vecchi saloon. Ed è attraverso le chiacchiere al bancone che impariamo a conoscere una folla di personaggi degni dei migliori western: il guardacaccia che ha dichiarato guerra ai bracconieri, una giovane Sioux in possesso di rarissime pellicole di Buffalo Bill, la rancher che commissiona a un ubriacone il compito di recuperare un carico di prezioso fieno dall’altro capo del continente, la barista vegetariana alle prese con una mandria di vacche diaboliche, la coppia newyorkese destinata a scontrarsi con le dure leggi della campagna e con un clima che non conosce clemenza. Fra tassi parlanti e gare a chi ha la barba più lunga, dolorose riunioni familiari e jacuzzi ricavate da rottami, in un’alternanza di realismo magico e cruda quotidianità strappata con i denti a un ambiente ostile, Annie Proulx ci regala undici racconti spietati e al contempo irresistibilmente spassosi. Dopo l’acclamata raccolta Distanza ravvicinata – dal quale è stato tratto I segreti di Brokeback Mountain, vincitore di tre Oscar – Proulx torna a raccontare il suo Wyoming con un amore che traspare da ogni pagina e che non offuscano mai la lucidità di sguardo su quelle terre maestose e desolate e sui personaggi che le abitano.

Annie Proulx è una narratrice statunitense di origine franco-canadese. Dalla madre pittrice, vissuta tra i nativi Pawnee, ha ereditato la passione naturalistica e uno sguardo acuto e attento. La sua narrazione, sospesa tra storia locale e incantata contemplazione di una terra ancestrale perduta, adombra il mito emersoniano della natura incontaminata: Avviso ai naviganti (The shipping news, 1993, premio Pulitzer), sulla coraggiosa scelta di un uomo che in un villaggio di pescatori ai confini del mondo ricomincia una nuova vita insieme alle figlie. Nella cornice di una provincia rurale e intollerante ha ambientato storie di amori non convenzionali: le raccolte di racconti Storie del Wyoming (Close range. Wyoming stories, 1999; contiene Brokeback Mountain, da cui è stato tratto il film di Ang Lee), Cattive strade (Bad dirt. Wyoming stories 2, 2004), Ho sempre amato questo posto (Fine just the way it is. Wyoming stories 3, 2008). Inoltre Pelle di corteccia, edito da Mondadori nel 2018, un grande romanzo ambientalista.

PER CHI VUOLE LEGGERE UN ROMANZO CHE ESPLORA IL DOLORE, LA SCOPERTA DI SE’, LA RINASCITA

Un lutto insolito, di Yewande Omotoso, 66th and 2nd 2022, traduzione dall’inglese di Emilia Benghi, pagg. 304

Dall’autrice de La signora della porta accanto (vedi la mia recensione) il nuovo e atteso romanzo.

Yinka non c’è più. Quella sua figlia di una magrezza feroce, alta, bella, la stessa che da piccola passava ore a disegnare, concentrata in modo quasi innaturale sul foglio, è morta. Eppure Mojisola cosa sa davvero di lei, della donna che era diventata? Dopo che era andata via da Città del Capo, mesi prima, si erano sentite a malapena, telefonate brevi, le solite domande, le medesime risposte: «Sì, ho mangiato. Sì, ho fatto la spesa. Sì, mi copro bene. Il lavoro va bene. Io sto bene». Troppo poco per una madre. E allora Mojisola va a Johannesburg, si aggira per l’appartamento della figlia, dorme nel suo letto, segue le tracce che ha lasciato sul computer, sul cellulare, come un detective in un poliziesco. Spuntano persone – il misterioso D-Man, con cui Yinka chattava in un sito di incontri, PM, due iniziali dietro cui si cela chissà chi, Zelda Petersen, la brusca padrona di casa con cui instaura un’amicizia a base di tè e marijuana. E dettagli – i disegni di Yinka, le sue abitudini, i suoi segreti. Calandosi nei panni della figlia, vivendo letteralmente la sua vita, Mojisola riesce a comprendere meglio sé stessa, scavando a fondo nel dolore della perdita e nelle varie forme che assume, ma anche esplorando territori sconosciuti come il risveglio dell’erotismo in età matura, una nuova consapevolezza di sé e dei propri desideri. Una libertà, insomma, che non può cancellare la sofferenza ma può regalarle un futuro, un sentimento di consolazione per le imperfezioni con cui tutti cerchiamo di fare pace.

PER CHI AMA I ROMANZI CON COLPI DI SCENA, PER CHI GUARDA CON SOSPETTO I MATRIMONI PERFETTI

Monogamia, di Sue Miller, Fazi editore 2022, traduzione dall’inglese di Martina Testa, pagg. 400

Graham e Annie sono sposati da quasi trent’anni. Nella loro cerchia di amici e conoscenti, sono considerati una coppia d’oro. Graham è un libraio, un uomo molto socievole con grandi appetiti: curioso, desideroso di compiacere, amante della vita e del cibo, conviviale organizzatore di feste vivaci nella confortevole casa della coppia. Annie, più riservata e introspettiva, è una fotografa. Sta per avere la sua prima mostra in galleria dopo una lunga pausa ed è preoccupata che i migliori anni della sua carriera possano essere alle sue spalle. Hanno due figli adulti: Sarah, che vive a San Francisco, e Lucas, il figlio di Graham con la sua prima moglie, Frieda, lavora a New York. Sebbene Frieda, lontana e amorevole, sia una presenza costante nella loro vita, Annie è consapevole di essere l’ultimo e il più grande amore di Graham. Quando Graham muore improvvisamente, quest’uomo la cui enorme presenza sembrava dominare le loro vite insieme, Annie è perduta. Che senso ha andare avanti, si chiede, senza di lui? Poi, mentre è ancora in lutto, scopre un segreto rovinoso, che la farà precipitare nell’oscurità e la costringerà a chiedersi se ha mai conosciuto veramente l’uomo che l’ha amata: Graham la tradiva, e con una donna che lei conosce.

Il suo mondo conosciuto è, quindi, doppiamente distrutto. Nelle mani della Miller, questa rivelazione si trasforma in vita sentita, raccontata con profondità e ricca di sfumature emotive.

Sue Miller è riconosciuta a livello internazionale per i suoi eleganti e realistici ritratti della famiglia contemporanea. Ha pubblicato dieci romanzi che sono stati tradotti in ventidue paesi. Dopo aver pubblicato alcuni racconti, ha raggiunto la fama internazionale con La buona madre.
Attualmente vive a Boston.
Per Marco Tropea Editore sono usciti anche Mentre ero via (2000) e Per amore (2001).

PER CHI AMA LE STORIE FAMILIARI

Storia del figlio, di Marie-Hélène Lafon, Fazi 2022, traduzione dal francese di Antonella Conti, pagg.160

Qui potete leggere la mia recensione completa.

Il figlio è André. La madre, Gabrielle. Il padre è sconosciuto. André viene cresciuto da Hélène, la sorella di Gabrielle, e suo marito: coccolatissimo, unico maschio fra le cugine, ogni estate ritrova “la madre”, misteriosa signora che ha scelto di vivere a Parigi e torna a trascorrere le vacanze in famiglia. Questo è solo l’inizio della storia, o meglio è una parte, perché le vicende narrate in “Storia del figlio” coprono un arco lungo cent’anni, raccontando il prima e il dopo, indagando sui molti perché, spostando di volta in volta la lente su un personaggio e su un momento diverso: due bambini gemelli di Chanterelle a inizio Novecento, un irrequieto collegiale che conosce i primi turbamenti erotici, una donna sola in un appartamento parigino, un partigiano in cerca di suo padre e molti altri ancora. A mettere insieme tutti i pezzi, in questa saga familiare costruita come un mosaico, è la penna di Marie-Hélène Lafon che, con eleganza, delicatezza e sensibilità, racconta la verità di una famiglia nelle sue pieghe più profonde, quelle che scavano i solchi della vita.

Marie-Hélène Lafon è una professoressa associata e scrittrice francese, nata nel 1962 ad Aurillac ( Cantal ). Ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il premio Goncourt per i racconti nel 2016 e il premio Renaudot nel 2020 per il romanzo Storia del figlio.

Una trama di fili colorati, di Whitney Otto, Minimum fax 2022, traduzione dall’inglese di Franca Cavagnoli, pagg. 240

Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1990, Una trama di fili colorati è stato accolto da un clamoroso successo di critica e pubblico. Dal romanzo è stato tratto nel 1995 il film Gli anni dei ricordi, con un grande cast femminile guidato da Winona Ryder.
Finn è una ragazza di ventisei anni, laureata in Storia e a un passo dal matrimonio. Prima delle nozze decide di trascorrere una breve vacanza in campagna dalla nonna, a Grasse, piccola città nel sud degli Stati Uniti. E dalla nonna si riunisce un gruppo di sette donne, impegnate a realizzare un quilt, ossia una trapunta fatta di tanti scampoli di stoffa cuciti assieme. Le istruzioni per assemblare un quilt fanno da contrappunto alle voci delle ricamatrici, intente a raccontare il proprio passato, fatto di sogni e di piccoli e grandi fallimenti. Si alternano così sulla pagina le storie delle sorelle Glady Joe e Hy, entrambe vedove; di Sophia, illusa da un delicato amore adolescenziale e poi frustrata dalle rinunce che il matrimonio comporta; di Corrina, che ha perso un figlio in Vietnam; di Marianna, nata in piena segregazione razziale con il disagio di non essere né bianca né nera. Prende così forma una seconda trapunta, della quale ogni storia è uno scampolo, mentre il filo che unisce i racconti è quello dell’empatia, della condivisione, della solidarietà.

Scrittrice statunitense, Whitney Otto ha lavorato come libraia e insegnante di scrittura creativa prima di pubblicare il suo lavoro più noto, How to Make an American Quilt , ora edito in Italia, un grande successo editoriale.

La cartolina, di Anne Berest, E/O edizioni 2022, traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, pagg.464

Vincitore del Prix Renaudot des Lycéens
Premio letterario degli studenti di Sciences Po 2022

Nel 2003 la madre di Anne Berest riceve una strana cartolina anonima sulla quale sono scritti soltanto quattro nomi, Ephraïm, Emma, Noémie e Jacques, ovvero i nonni e gli zii morti ad Auschwitz. Lì per lì pensa a uno scherzo di cattivo gusto, la mette in un cassetto e se la dimentica. Quasi vent’anni dopo, però, Anne Berest decide di scoprire chi l’abbia mandata. È l’inizio di un’indagine a ritroso nel tempo in cui Anne ricostruisce la storia della sua famiglia, ebrei russi approdati a Parigi dopo una rocambolesca fuga di mille chilometri per arrivare in Lettonia, dopo l’attraversamento di Polonia e Romania per andare a Costanza e imbarcarsi per la Palestina, e dopo il viaggio che dalla Palestina li porta in Francia nel 1929. Dieci anni di pace prima che la Francia sia invasa dalla furia nazista e la persecuzione degli ebrei diventi un incubo che avrà per quella famiglia un tragico epilogo. L’unica superstite è Myriam, la nonna di Anne, che ha sposato il figlio del pittore Francis Picabia e affronta gli anni dell’occupazione tedesca nascondendosi, servendosi di documenti falsi, varcando frontiere nel doppio fondo di un’automobile, militando nella Resistenza e rifugiandosi su uno sperduto altopiano della Provenza in cui si trova a convivere con il marito e con quello che sarà il secondo marito, e dove la lotta partigiana è organizzata dallo scrittore René Char. Alla fine, Anne scoprirà chi ha mandato la cartolina, ma la cosa non è importante quanto il risultato delle sue ricerche, che la porterà a capire cosa abbia significato essere ebrei durante il Novecento e cosa significhi oggi.

Anne Berest è autrice dei romanzi La Fille de son pèreLes PatriarchesSagan 1954Recherche femme parfaiteGabriële, scritto insieme a sua sorella Claire, e delle opere teatrali La Visite e Les filles de nos filles. Ha anche scritto la serie Mytho per “Arte”, per la quale ha ricevuto numerosi premi in Francia e all’estero.

Cosa mi dice il vento, di Lorenza Stroppa, Bottega Errante Edizioni 2022, pagg. 320

Il giorno in cui Corinne scappa dalla sua casa sulle colline inglesi, succedono due cose: Roux, il figlio adolescente, inizia a sviluppare un’insana ossessione per i numeri, e una balena si spiaggia sulla costa bretone. Dietro le porte delle case a graticcio spazzate dal vento, nasce una storia di sale e di lacrime, tra tuffi vertiginosi da scogliere a picco, inquietanti scoperte in grotte sommerse e il coraggio di tornare di fronte all’oceano per affrontare la risacca del tempo. “Cosa mi dice il mare” è un romanzo sulle seconde possibilità, sull’affrontare le proprie colpe e i rimorsi che ci logorano. Sul sapersi perdonare. È anche un libro sull’amicizia e sull’amore: a volte amare significa non fare nulla, e lasciare che il mare si porti via tutto.

PER CHI HA AMATO La verità sul caso Harry Quebert

L’attesissimo seguito è in libreria.

Il caso Alaska Sanders, di Joël Dicker, La nave di Teseo 2022, traduzione dal francese di Milena Zemira Ciccimarra, pagg. 624

Aprile 1999, Mount Pleasant, New Hampshire. Il corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, viene ritrovato in riva a un lago. L’inchiesta viene rapidamente chiusa, la polizia ottiene le confessioni del colpevole, che si uccide subito dopo, e del suo complice. Undici anni più tardi, però, il caso si ripresenta. Il sergente Perry Gahalowood, che all’epoca si era occupato delle indagini, riceve una inquietante lettera anonima. E se avesse seguito una falsa pista? L’aiuto del suo amico scrittore Marcus Goldman, che ha appena ottenuto un enorme successo con La verità sul caso Harry Quebert, ispirato dalla loro comune esperienza, sarà ancora una volta fondamentale per scoprire la verità. Ma c’è un mistero nel mistero: la scomparsa di Harry Quebert. I fantasmi del passato ritornano e, fra di essi, quello di Harry Quebert.

Joël Dicker è uno scrittore svizzero, nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert – il titolo che l’ha fatto scoprire al grande pubblico dei lettori – è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è tradotto in oltre 25 paesi. Nel 2016 Bompiani pubblica La tigre. Nella top ten internazionale anche L’enigma della camera 622 (La Nave di Teseo 2020).

PER CHI TEME LE DERIVE INQUIETANTI DELL’IRRAZIONALISMO

Noi siamo luce, di Gerda Blees, Iperborea 2022, traduzione dall’olandese di Claudia Di Palermo, pagg. 238

Un intenso romanzo d’esordio vincitore del Premio dell’Unione europea: la storia, ispirata a un fatto vero, di un gruppo che decide di smettere di mangiare, tra illusioni, autoinganni e manipolazioni.

Vivere di sola luce, liberare il corpo dalla schiavitù del cibo per crescere interiormente. È il sogno di Melodie, che con le migliori intenzioni trascina nel suo progetto estremo tre persone segnate come lei dalle sofferenze della vita: la sorella Elisabeth, più anziana, Muriël e Petrus. Violoncellista mancata e leader risoluta ma suadente della piccola comunità Suono e Amore, Melodie guida da qualche tempo i tre compagni nella pratica della musica, della meditazione e dell’apertura alle emozioni proprie e altrui, in un cammino verso l’accoglimento di se stessi e l’armonia generale. Culmine del percorso è il «processo dei 9 giorni», con cui i quattro si sottraggono alla «dipendenza» dal cibo per vivere «un’esistenza più naturale e sostenibile», in sintonia tra loro e con il mondo. Ma una notte Elisabeth muore di denutrizione, dopo che il gruppo le è rimasto accanto senza chiamare soccorso. Una morte «molto naturale», si difende Melodie quando i tre, da idealisti che erano, diventano per la polizia possibili criminali. E ora che ciascuno nella sua cella può chiedersi chi è senza gli altri, venticinque testimoni-narratori ricostruiscono a turno i fatti e s’immergono nella coscienza dei personaggi, portandone a galla le illusioni, i ricorsi all’autogiustificazione e i nuovi interrogativi. La storia che ne risulta, sfaccettata, intensa e venata d’ironia, s’ispira a un fatto di cronaca e ci offre uno spaccato del nostro tempo, colto nel momento in cui l’aspirazione a migliorarsi e il bisogno atavico di appartenenza incrociano le nuove forme di irrazionalismo e deragliano.

Gerda Blees (1985) vive in una comune ad Amsterdam, ed è una poetessa e scrittrice olandese. Noi siamo luce è il suo primo romanzo e ha ricevuto recensioni entusiaste dalla stampa olandese. È stata finalista del Premio Libris e ha vinto nel 2021 il Premio dell’Unione europea per la letteratura e il Premio dei librai olandesi.

PER GLI APPASSIONATI DI VELA

Foil, di Ruggero Tita e Fabio Colivicchi, Nutrimenti 2022, pagg.160

L’autobiografia dell’astro nascente della vela italiana, medaglia d’oro a Tokyo 2020 e membro dell’equipaggio di Luna Rossa per la prossima Coppa America. Una storia avvincente di volontà e determinazione. Ruggero Tita a 29 anni ha vinto alle Olimpiadi di Tokyo 2020 la quarta medaglia d’oro nella storia della vela italiana, in coppia mista con la prodiera Caterina Banti. Una medaglia che mancava all’Italia da ventun anni. Ma cosa c’è prima di un oro olimpico? La passione di un bambino per il vento e le onde, gli inizi su un lago del Trentino Alto Adige, le scelte e i momenti decisivi, la famiglia, lo studio, la crescita di un atleta amante degli sport estremi, lo sviluppo tecnologico con l’avvento del foiling e della vela volante, le scelte difficili. Come un romanzo di formazione di un velista dei nostri giorni, Foil racconta la storia di un giovane talento velico, entrato anche nell’equipaggio di Luna Rossa per la prossima Coppa America. Una vita a correre sul mare sfruttando gli elementi naturali, con volontà e determinazione, fino alla cronaca del massimo trionfo sportivo, l’oro olimpico.

Chiudo qui la rassegna ma potrebbe esserci un seguito….

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