L’estate è ormai iniziata e le temperature ce lo ricordano in ogni momento della giornata; e tutto questo sembra già una promessa di spensieratezza…

Qualcuno sta già preparando le valigie per andare in vacanza, qualcuno dovrà aspettare ancora un bel po’… tutti quindi avranno bisogno della compagnia di un buon libro per i momenti di relax, in cui tuffarsi in una storia che possa portare lontano almeno con la fantasia.

Vediamo allora le ultime novità che potete trovare in libreria. Vi ricordo anche le rassegne di Maggio e Giugno, in cui rintracciare le pubblicazioni più recenti.

PER GLI APPASSIONATI DI MISTERO

Il caso Agatha Christie, di Nina de Gramont, Neri Pozza 2022, traduzione dall’inglese di Massimo Ortelio, pagg. 336

Un giorno di dicembre del 1926, dopo aver comunicato alla moglie Agatha la sua intenzione di divorziare per sposare la sua amante, il colonnello Archibald Christie parte per un weekend presso amici. Quella sera stessa dalla dimora di campagna, ribattezzata Styles dal primo caso di Hercule Poirot, la scrittrice svanisce nel nulla. La sua Morris Cowley viene ritrovata alle prime luci del mattino sul bordo di un dirupo. Sul sedile posteriore, la pelliccia, una valigia piena di abiti e la patente. L’ipotesi più plausibile è un gesto disperato, la signora aveva un forte esaurimento nervoso, si sussurra. Migliaia di uomini, tra poliziotti e volontari, cani, persino aeroplani: tutta l’Inghilterra si mobilita per cercarla, come se l’angoscia che l’ha spinta a fuggire avesse fatto di lei la persona più importante della terra. Persino Nan O’Dea, l’Amante, è in ansia. Nonostante abbia tramato per insinuarsi nella lussuosa residenza dei Christie, per entrare in confidenza con Agatha, che è elegante e raffinata come lei non sarà mai. Nonostante, soprattutto, si sia impegnata a fondo per attirare l’attenzione dell’arrogante colonnello e farlo innamorare. Ora però che lui è caduto nella rete, con il suo obiettivo che può dirsi a portata di mano, Nan ha un altro disegno in mente. Agatha ha qualcos’altro che lei vuole, oltre a suo marito. Perché ciò che le è accaduto tanti anni prima, in Irlanda, le ombre scure, i gravi segreti, i colpi bassi del fato che popolano il suo passato, non possono trovare riparazione, se non in qualcosa di molto più efferato e definitivo. In questa appassionante ricostruzione possibile degli undici giorni in cui la scrittrice scomparve per il mondo, Nina de Gramont crea una trama fitta di mistero e colpi di scena, in cui nulla è come appare, nessuno dice la verità e soprattutto la soluzione potrebbe essere lì in piena vista, alla luce del sole, in perfetto stile Agatha Christie.

«Perfettamente congegnato e coinvolgente, realistico come lo sono le storie di Agatha Christie ambientate in quegli aggraziati paesini inglesi a elevato tasso di mortalità. Quando la fiction è così bella, perché chiedere più realismo?» – The Washington Post

Una giornata cominciata male, di Michele Navarra, Fazi editore 2022, pagg. 316

Michele Navarra torna in libreria con un nuovo legal thriller che riflette le zone d’ombra della giustizia italiana.

Durante una sera d’agosto sferzata da un nubifragio estivo, l’imprenditore romano Federico Santini guida a tutta velocità verso l’Argentario per raggiungere Claudia, la sua ultima conquista, mentre rimugina sull’ennesima questione legale in cui lo sta trascinando la sua ex moglie. Tra distrazione ed eccesso di velocità, l’auto di Santini travolge un ciclista. Non sembra esserci nessuno nei paraggi, e l’uomo, incurante dell’accaduto, riprende la sua corsa. Nel giro di pochi giorni, però, tutto precipita. La mattina di Ferragosto, Santini si risveglia con la mente confusa e la memoria offuscata in un luogo che non conosce. Non riesce a ricordare nulla della notte precedente e, mentre decide di cercare Claudia nella speranza di scoprire cos’è accaduto, si trova invischiato nelle indagini su un terribile omicidio. Sarà l’avvocato Gordiani ad accettare di aiutare Santini, provando a districare la matassa e a ricostruire i fatti avvenuti a Ferragosto. Insieme alla sua abile quanto affascinante collaboratrice, l’avvocato trascorrerà le calde giornate d’estate tra Roma e l’Argentario, tra yacht ormeggiati nei porticcioli e suggestivi scorci del paesaggio toscano, cercando di farsi strada verso la verità e, possibilmente, verso la giustizia.

Il ferro da calza, di Marisa Salabelle, Tarka edizioni 2022,  collana Appenninica diretta da Paolo Ciampi e Marino Magliani, pagg. 180

Marisa Salabelle torna in libreria con un nuovo romanzo, un giallo appenninico sulla scia dei precedenti, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu, e L’ultimo dei Santi (che trovate recensiti sul blog, insieme al suo romanzo storico Gli ingranaggi dei ricordi), in cui ritroviamo il giornalista Saverio Giorgianni, – ottimo fiuto giornalistico e un debole per le bionde con le gambe lunghe – già coinvolto negli altri due casi. Le pagine del romanzo scorrono veloci perché l’autrice è molto brava a disseminare indizi che stuzzicano la fantasia del lettore – tenete a mente le citazioni in esergo -; il flusso narrativo procede su due binari, alternando il presente dei fatti, al passato dei protagonisti, scavando nelle loro vite. Il plot è rafforzato da capitoli in cui Salabelle approfondisce le personalità dei vari protagonisti. Come sempre per capire chi potrebbe essere il colpevole, quale motivazione potrebbe avere scatenato la sua efferata reazione, bisogna scardinare le difese e le reticenze, e non fidarsi di ciò che sembra scontato.

PER CHI AMA LE STORIE FAMILIARI E I CAMBIAMENTI EPOCALI

Le evasioni particolari, di Veronique Olmi, E/O Edizioni 2022, traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, pagg. 422

Qui trovate la mia recensione completa

I Malivieri sono una normalissima famiglia di Aix-en-Provence, nel Sud della Francia: il padre Bruno, maestro elementare, la madre Agnès, casalinga, e le tre figlie Sabine, Hélène e Mariette. È una vita tranquilla, la loro, scandita dal lavoro del padre, dai tempi scolastici delle bambine e, la domenica, dalla messa seguita dall’immancabile picnic in campagna. Lentamente, però, la loro vita si stravolge. A spostare l’asse intorno a cui ruota la vita di famiglia non è un episodio in particolare né un evento che li colpisca direttamente o indirettamente, ma la trasformazione inesorabile dei costumi, della cultura e dell’approccio al mondo che negli anni Settanta del Novecento ha radicalmente cambiato il pensiero europeo e polverizzato molti punti di riferimento, soprattutto morali, fino ad allora vigenti. Nel 1970 Sabine, la più grande delle figlie, ha quattordici anni, Hélène undici e Mariette tre. Gli anni Settanta sono gli anni delle rivendicazioni operaie, del movimento femminista, della droga e della musica rock, sono gli anni in cui nascono il movimento ecologista e quello per i diritti degli omosessuali, sono gli anni dell’amore libero, della trasgressione e della demolizione dei vecchi valori. L’impatto sulla famiglia Malivieri è dirompente.

Una famiglia moderna, di Helga Fatland, Fazi editore 2022, traduzione dal norvegese di Alessandro Storti, pagg. 320

Da una delle più importanti scrittrici norvegesi emergenti, il ritratto dolceamaro di una famiglia che si trova a un punto di svolta. Qui trovate la mia recensione.

«Ci stiamo lasciando»: tre brevi, semplici parole che innescano un terremoto. Quando Liv, Ellen e Håkon arrivano a Roma insieme ai genitori per festeggiare il settantesimo compleanno del padre, tutto si aspettano tranne quello che sta per accadere: i genitori annunciano che hanno deciso di divorziare. Scioccati e increduli, i fratelli cercano di venire a patti con questa decisione, che inizia a riecheggiare nelle case e nelle famiglie che hanno a loro volta creato e li costringe a ricostruire la narrativa condivisa della loro infanzia e della loro storia familiare, ma soprattutto a ripensare la propria visione sulle relazioni di coppia. Liv, la sorella maggiore, sprofonda in una crisi che inevitabilmente si riflette sul suo matrimonio; Ellen soccombe di fronte alla difficoltà di conciliare la distruzione familiare con il suo desiderio di avere un bambino a tutti i costi; e infine Håkon, inizialmente convinto della propria emancipazione, si scontra con la consapevolezza di non aver ancora davvero tagliato il cordone ombelicale.

Premiato dai librai norvegesi come miglior libro dell’anno e in testa alle classifiche di vendita, Una famiglia moderna è un commovente romanzo fatto di rimpianti, affetti e intuizioni rare, che ci incoraggia a osservare un po’ più attentamente le persone a noi vicine e ci rivela che non è mai troppo tardi per cambiare.

Non muoiono mai, di Francesco Spiedo, Fandango editore 2022

Tre cugini che negli anni si sono visti poco e niente si ritrovano a passare un’estate nella casa della nonna, una vecchia villa di campagna a Palma Campania.

Sono Enrico, un moderatore di contenuti social in cerca di un posto tranquillo dove lavorare; Margherita, che ha tagliato quasi tutti i ponti con la famiglia e che, preda della nostalgia, torna dopo dieci anni trascorsi a Parigi; e Pasquale, il più piccolo dei tre, che si è appena laureato in Agraria e vuole prendersi cura del giardino della nonna, o almeno così dice.

Ognuno di loro, in realtà, cela un segreto per la propria permanenza nella vecchia villa, così come la nonna, 90 anni da poco compiuti, non solo non è fuori di testa come lascia credere (forse), ma ha tenuto nascosta per tutta la vita una storia d’amore vissuta a cavallo della Seconda guerra mondiale che ora la ossessiona.

La convivenza forzata tra i quattro – a cui si aggiunge Ljudmila, la badante moldava, che comunica con la nonna solo a gesti e monosillabi – si tinge di assurdo quando i nipoti iniziano a credere che (l’apparente) sragionare della nonna siano degli oracoli da usare come bussola per ogni decisione di qualche importanza della loro vita. Tutto pare evidente, ma molto non è come sembra.

Una commedia famigliare ironica e struggente, in cui due generazioni in apparenza lontanissime vengono messe a confronto, su un tema che riguarda tutti noi: quanto bene e quanto a lungo sappiamo mantenere un segreto, e qual è il prezzo che siamo disposti a pagare per difenderlo?

Non si sfugge al passato perché il passato non muore mai.

La conferma di una nuova voce letteraria, comica, pungente e cinica senza cattiveria rispetto alle nostre (comuni) debolezze.

PER CHI SI INTERROGA SULLE REALTA’ DISTORTE IN CUI SIAMO IMMERSI

I Terranauti, di T. Coraghessan Boyle, La Nave di Teseo 2022, traduzione dall’inglese di Claudia Durastanti, pagg. 624

Nel 1994, nel deserto dell’Arizona, a una quarantina di minuti da Tucson, sta per avere inizio un esperimento epocale, in grado di riscrivere il futuro dell’umanità. Con il riscaldamento globale che incombe, gli ecosistemi che collassano e la grande utopia della colonizzazione spaziale all’orizzonte, otto scienziati, quattro uomini e quattro donne, vengono rinchiusi in una grande arca di vetro, soprannominata E2, in cui è stato creato un ecosistema in grado di sostenersi e sostenerli per due anni. La mente dietro a questa enorme operazione che mescola scienza e pubbliche relazioni, ricerca e pubblicità, è Jeremiah Reed. La sua ambizione è dare all’umanità la prova che esiste un’alternativa: per farlo ha creato un reality show in cui i Terranauti, così vengono chiamati gli otto volontari scelti dopo una lunga e dura selezione, oltre a compiere esperimenti scientifici e a cercare di sopravvivere, devono anche organizzare degli spettacoli e rispondere alle interviste, mentre ogni loro azione è sotto osservazione. Ma due anni sono lunghi, e le cose non andranno tutte come Reed e i suoi collaboratori si aspettavano. Ispirandosi a fatti reali T.C. Boyle racconta, attraverso le voci di tre personaggi, Dawn, Ramsay e Linda, questa vicenda incredibile, sondando le personalità, le motivazioni e le fragilità dei suoi protagonisti con ironia e acume e regalando al lettore un indimenticabile quadro delle ambizioni e delle debolezze dell’uomo.

La casa di marzapane è una sorta di sequel del celebratissimo Il tempo è un bastardo – Premio Pulitzer per la narrativa nel 2011 -, di cui riprende alcuni personaggi, alcuni punti della trama e la polifonicità ipnotica e meravigliosa degli stili.

Bix Bouton è assurto a “semidio della tecnologia” grazie allo straordinario successo della sua società, Mandala. Bix ha quarant’anni ed è alla disperata ricerca di una nuova idea, quando s’imbatte in una discussione in cui si parla di download o dell'”esternalizzazione” della memoria. È il 2010. Nel giro di un decennio la nuova tecnologia di Bix, “Riprenditi l’Inconscio”, che ti consente di accedere a qualsiasi ricordo tu abbia mai avuto e di condividerlo in cambio dell’accesso ai ricordi degli altri, ha sedotto moltitudini. Ma non tutti. Attraverso una serie di affascinanti narrazioni a incastro, Egan mette in luce le conseguenze di “Riprenditi l’Inconscio” illustrando le vite di diversi personaggi i cui percorsi si intersecano nel corso dei decenni. La casa di marzapane non è solo intellettualmente folgorante, ma è anche una testimonianza della straordinaria tenacia dell’aspirazione umana ai rapporti autentici, all’amore. Nello spettacolare mondo dell’immaginazione dell’autrice, ci sono i “contatori” (che tracciano e sfruttano i desideri) e ci sono gli “elusori” (che hanno capito quanto costi dare un morso alla casa di marzapane). Se Il tempo è un bastardo era stato organizzato come un concept album, La casa di marzapane adotta la poetica della Electronic Dance Music, e richiama anche giochi, portali e mondi alternativi dando spesso l’impressione di muoversi tra le dimensioni di un gioco di ruolo. È un romanzo elettrizzante e commovente che ci parla di noi oggi, della ricerca di autenticità e significato in un mondo dove ricordi e identità non sono più privati e dove le nuove tecnologie aprono continuamente ulteriori, inquietanti scenari.

PER CHI NON SI FIDA DELLE CRONACHE UFFICIALI MA PREFERISCE LE VOCI SEMPLICI

La donna con l’ombrello rotto e altre storie ucraine, di Yevgenia Belorusets , Piemme edizioni 2022, pagg. 192

Quando il sole sorge sull’est dell’Ucraina, illuminando le miniere di carbone e gli immensi campi di questa zona di confine, qualcosa resta nell’ombra: è la presenza impalpabile di una guerra che continua da decenni, e che la gente sente nelle ossa, tanto da non riuscire a pensarsi senza di essa. In una serie di storie che sono delle vere e proprie istantanee, sorprendenti come incontri inattesi, Yevgenia Belorusets getta la sua, di luce, sulle piccole grandi esistenze di donne ucraine, ordinarie e straordinarie: una fiorista che parla solo la lingua dei fiori; una sognatrice che grazie ai suoi sogni reinventa il futuro; una manicurista bellissima svanita un giorno nel nulla; una rifugiata che, nelle sue tante fughe, non riesce a lasciarsi alle spalle un ombrello rotto; una donna che l’8 marzo capisce che non camminerà mai più. La Belorusets racconta queste storie originali, tenere e terribili, con un’ironia di fondo che permette di illuminare la disperazione, e una lingua lirica e oggettiva in grado di fissare le immagini con una nitidezza straordinaria – proprio come nelle fotografie che arricchiscono questa raccolta – regalandoci un affresco preziosissimo di esistenze che vivono e passano sullo sfondo di una Storia che ha dimenticato ogni clemenza.

PER CHI AMA IL ROMANZO STORICO

Dopo il successo de Le dame del Faubourg (qui trovate la mia recensione), Jean Diwo, grazie a personaggi antichi e nuovi e sempre coinvolgenti, rievoca la vita quotidiana dell’epopea rivoluzionaria, consolare e imperiale.

Parigi, estate 1789. Il quartiere si è caricato di storia, il Faubourg Saint-Antoine entra nella Rivoluzione. La vecchia abbazia di Saint-Antoine-des-Champs, suo angelo custode, sparisce nella tormenta. La fine dell’Ancien Régime colpisce dolorosamente il mondo degli ebanisti, gli artigiani del legno, per quanto feriti, sopravvivono, sempre pronti a riprendere in mano i propri attrezzi al primo segnale di tranquillità. Tuttavia la vita continua, ciascuno cerca di tener duro, di vincere l’angoscia che il Regime del Terrore distilla in seguito come un veleno. Passano la Rivoluzione e anche il Consolato, arrivano l’Impero e le nuove generazioni. Dopo la tormenta nascono nuove imprese in cui il dolore, l’amore e la gioia si intrecciano con il mogano acajou e il legno chiaro. Attraverso i suoi personaggi antichi e nuovi, attraverso i loro dispiaceri, le loro gioie, i loro amori, Jean Diwo fa rivivere qui, al presente, trent’anni dell’epopea della vecchia comunità del mobile: ebanisti, falegnami, cesellatori, doratori di ogni legno…

Qui potete leggere la mia recensione.

Verde Eldorado, di Adrian Bravi, Nutrimenti edizioni 2022, pagg.176

La migrazione, il radicamento, la ricerca di un luogo d’adozione, un luogo che può essere anzitutto una lingua: sono i temi della scrittura di Adrián Bravi, autore argentino che da anni ha scelto di scrivere in italiano. E qui, i suoi temi si fondono in un romanzo di formazione, in una cronaca di viaggio, in una parabola esistenziale o, più semplicemente, nella storia di un ragazzo del XVI secolo di nome Ugolino che, dopo aver perso il suo posto nel vecchio mondo, sa trovarne un altro nel nuovo. Ugolino racconta la traversata insieme al leggendario Sebastiano Caboto, e racconta soprattutto la convivenza con una tribù di indios che è scoperta di una natura, di una cultura, di un’umanità da imparare e da comprendere. Perché nelle Indie Occidentali, territori che figurano appena sulle mappe europee di allora, c’è tutta una vita da apprezzare, a patto di rovesciare le proprie abituali prospettive sul mondo.

PER CHI VUOLE CONOSCERE LA COREA E AMA LE STORIE DI RESISTENZA

Buio in sala, di Jung-myung Lee, Sellerio editore 2022, traduzione dal coreano di Benedetta Melini, pagg. 304

Davanti all’università di Seul si affrontano gli studenti e le forze di polizia. Gli scontri sono cariche violente e lanci di lacrimogeni, molotov e pietre, bastoni e manganelli. Una squadra speciale sorveglia la scena cercando un uomo in particolare, considerato il leader delle rivolte che si oppongono alla dittatura militare, il cervello che organizza la strategia della ribellione. Nessuno sa che volto abbia, ma sul suo ruolo e le sue capacità non ci sono dubbi.
Nel momento storico raccontato dallo scrittore coreano Jung-myung Lee, il conflitto ideologico che frantuma la società giunge fino alla repressione dell’avversario, attraverso la manipolazione, la reclusione, la tortura. Al tempo stesso le arti, e soprattutto il teatro, diventano luogo privilegiato delle idee nuove, del sogno e dei desideri di una generazione di giovani che invoca il cambiamento. Tra di loro c’è un drammaturgo che debutta con una rivisitazione moderna del Giulio Cesare di Shakespeare, tragedia dell’ordine e del capovolgimento dei valori costituiti, e per questo sotto stretta verifica della censura di Stato. C’è un’attrice che dopo un lungo apprendistato, quasi un sognante racconto nel racconto, arriva a recitare in commedie erotiche che sembrano di puro intrattenimento ma che lei interpreta con singolare autenticità. I due si incontrano e le loro traiettorie solitarie si aprono a un percorso condiviso, quello della messa in scena ancora di un classico, l’Elettra di Euripide, da cui scaturiranno conseguenze inattese e drammatiche. In controcampo c’è l’antagonista, un uomo dei servizi segreti che non smette di cercare colui che tutti ritengono il capo della rivoluzione.
Ambientato lungo un arco di tempo che dagli anni Ottanta arriva fino ai nostri giorni, il romanzo si immerge nella tensione crescente di un enigma ricco di sfaccettature, sempre attento al dettaglio e all’analisi psicologica dei personaggi. Emerge così il ritratto emotivo di una nazione, dei suoi lati oscuri e della sua capacità di rigenerarsi.

PER CHI VUOLE CONOSCERE DI PIU’ LA CINA

La Cina è già qui, di Giada Messetti, Mondadori 2022, pagg. 156

Non passa giorno senza che si parli di Cina, tuttavia l’argomento viene spesso affrontato, in pubblico e in privato, attraverso una narrazione semplicistica in cui tutto è bianco o nero e il Celeste Impero è il male assoluto o il posto più efficiente del mondo. È «superfluo» commenta Giada Messetti «sottolineare quanto entrambe le versioni ci portino fuori strada». In questo libro, l’autrice traccia una mappa essenziale di una cultura ricca di fascino e, al contempo, profondamente diversa dalla nostra. Una bussola che, bypassando i tanti luoghi comuni, ci aiuta a orientarci nel labirinto di una civiltà millenaria, un mondo per antonomasia «altro», decifrando le differenze che ci separano. Un avvincente viaggio di scoperta che prende in esame alcuni dei tratti più connotanti del gigante asiatico: dal fascino della scrittura alla concezione della società e del tempo, dal potere «con caratteristiche cinesi» ai meccanismi che guidano e determinano la politica estera; e ancora l’influenza pervasiva del confucianesimo e quella del daoismo, l’aspirazione all’«armonia collettiva» e la consuetudine di «cinesizzare» tutto ciò che il Dragone incontra sulla sua strada. La Cina è già qui è un libro-ponte che vorrebbe scongiurare lo scontro di civiltà per molti ormai alle porte. È tempo di riconoscere che «l’Occidente ha bisogno della Cina tanto quanto la Cina ha bisogno dell’Occidente». All’orizzonte, «c’è un lavoro molto faticoso da svolgere, un’opera di connessione e tessitura non più rimandabile, perché senza conoscere e capire il proprio interlocutore è impossibile interagire».

PER CHI SEGUE IL DIBATTITO E I SAGGI SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO E SULLA SOSTENIBILITA’

Sotto un cielo bianco. La natura del futuro, di Elizabeth Kolbert, Neri Pozza 2022, traduzione dall’inglese di Raffaella Vitangeli, pagg. 240

Dopo La sesta estinzione che le è valso il Pulitzer, Elizabeth Kolbert ritorna nel dibattito globale sul cambiamento climatico per analizzare da vicino alcune recenti, raffinatissime tecnologie messe in atto per invertire quella caduta verticale verso il disastro irreversibile. Partendo dal presupposto che nemmeno l’immediata (e inattuabile) dismissione di secoli di progresso tecnologico ci restituirebbe ipso facto la natura, bisogna guardare con attenzione a tutti i tentativi di salvare il pianeta. Anche ai più stravaganti, anche a quelli più pericolosi.

Nel 1962 la biologa Rachel Carson, considerata madre dell’ambientalismo, in Primavera silenziosa metteva in guardia il mondo contro l’uso di pesticidi, una clava contro gli esseri viventi. Oggi, sessant’anni dopo, nel bel mezzo dell’Antropocene lasciare che la natura ripari sé stessa non sembra più un’opzione percorribile. Il paradosso dell’Antropocene è la ricerca di soluzioni tecnologiche a problemi creati da chi cercava a sua volta soluzioni tecnologiche a problemi precedenti. Kolbert dunque incontra biologi che cercano di preservare il pesce più raro del mondo che vive in una minuscola pozza nel deserto del Mojave, ingegneri islandesi che trasformano l’anidride carbonica in roccia, ricercatori australiani che tentano di selezionare un supercorallo che sopravviva al mare troppo caldo e acido, genetisti che modificano specie animali per farle estinguere, fisici che progettano di sparare nella stratosfera microscopici diamanti che intercettino la luce solare, raffrescando la terra ma cambiando il colore del cielo. Kolbert invita a concentrarsi sulle sfide che ci attendono. Anche se si tratta di fiumi elettrificati, di roditori e rospi “riprogettati”, di grotte finte, del cielo sopra le nostre teste che potrebbe diventare bianco.

Il nostro cibo ci sta uccidendo?, di Joy Manning, a cura di Matthew Taylor, traduzione dall’inglese di Dea Merlini, Nutrimenti editore 2022, pagg. 144

Mai prima d’ora abbiamo prodotto così tanto cibo per così tante persone, in tutto il mondo. Ma a che prezzo, sia per la nostra salute che per quella del pianeta? Quali sono le responsabilità di ‘Big Food’ per l’aumento dei casi di obesità cronica, diabete e malattie cardiovascolari? Perché amiamo tanto il cibo spazzatura? I fertilizzanti sintetici e i pesticidi hanno portato a raccolti clamorosamente più abbondanti, ma molti sono tossici per gli esseri umani. Gli allevamenti intensivi hanno favorito una dieta insalubre, ricca di carne e di grassi saturi, che ha effetti devastanti sull’ambiente. Molti degli alimenti altamente appetibili e ultra processati che consumiamo oggi hanno un valore nutritivo prossimo allo zero. Questo volume è un’esaustiva indagine ad ampio spettro su ciò che mangiamo, e su come lo mangiamo. Mette in discussione i motivi per cui scegliamo di consumare ciò che sappiamo essere dannoso per la nostra salute; riflette su come possiamo cambiare l’industria alimentare e la nostra cultura del cibo.

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BUONE LETTURE A TUTTI!