Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Cadere

INCIPIT

Telefono a mia madre per sapere se è caduta e mi dice di no. Rimaniamo in silenzio per un istante. So come vanno le cose a quest’ora. La preoccupazione per la pentola di fagioli sul fuoco, il fastidio per la spazzatura che straborda e nessuno che si prende la briga di buttarla, la tristezza per il legno vecchio delle finestre della camera da letto che continuerà a marcire per tutta la vita. Davvero, sto bene, dice. Non si è sentita male, non ha avuto nausee e ha preso le pasticche in orario. Dal soffitto pende la luce gialla di una lampadina a incandescenza. Noi soldati ci fondiamo con le colonne di cemento rotto e i banchi di pietra, le sbarre arrugginite e le grondaie del tetto, precipitando tutti per un po’ nel vortice della notte. La saluto, riaggancio il telefono, abbandono la postazione dell’ufficiale di picchetto e torno in camerata con gli stivali slacciati, strascicando i piedi. La camicia di fuori e la cintura intorno al collo.                                                                      Sono venuti a prendermi a casa ormai parecchi mesi fa. A diciott’anni il servizio militare è obbligatorio, ma esistono dei modi per evitarlo. Alcuni ragazzi del mio quartiere sono riusciti a farla franca grazie a qualche parente che ha falsificato dei certificati dichiarando non so quali malattie congenite, o ha corrotto la commissione esaminatrice. Se avessi un padre ragionevole, anche io mi sarei potuto risparmiare questa robaccia, ma a casa mia non ci si azzarda nemmeno a parlare di corruzione o di aggirare la legge. Armando mi ha detto che era orgoglioso di me perché andavo a compiere il mio dovere, così come tempo addietro aveva fatto lui. Io non ho aperto bocca, poi mi sono fatto scappare un gesto di disprezzo. Armando non se n’è nemmeno accorto. Mia madre sì.

Carlos Manuel Álvarez

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