Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il bianco si lava a novanta

INCIPIT

Ti dicono Mita e io ti dico mami. Sei così tanto bella e tanto mia. Conosco i tuoi capelli, sono castani e a volte brillano di rosso. Succede quando su di essi splende il sole. Conosco la tua pelle, la forma dei denti e della bocca e le linee sul palmo delle tue mani. So come respiri e come ti gonfia la vena del collo quando ridi a voce alta. E conosco i tuoi occhi, tutti i tuoi occhi. So quale è il disegno della tua borsetta che a volte prendo in prestito davanti allo specchio, e come sono le tue scarpe, che mi metto in quel momento. So come sono fatti i tuoi bigodini e qual è la sfumatura di azzurro sul casco asciugacapelli sotto il quale siedi ogni domenica sera, mentre ci facciamo il bagno, uno dopo l’altro, tutti noi. Io me lo faccio per prima, Rok deve farlo per secondo perché è mio fratello e perché è stato a lungo un lattante e con lui non era possibile fare a gara. Con lui per tanto tempo non si poteva neanche giocare. Potevo solo adagiarlo su un tavolo e giocare al dottore. Gli toglievo i pantaloni e frugavo cercando il suo pisellino. A volte chiamavo anche la vicina Lina perché guardasse anche lei il pisellino, visto che suo fratello, che era pure un lattante, non glielo lasciava fare. Tu ti fai il bagno per terza, così poi ti si asciugano i capelli, papà è il quarto. Poiché papà a volte non fa il bagno, tocca prima a Dada. «Ecco, mami, ne hai di nuovo approfittato» le dici. La parola “approfittato” mi sembra così difficile, ma mi piace e la memorizzo. Così come la parola “effettivamente”.

Bronja Žakelj

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