Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il gusto di una vita

INCIPIT

Non esiste un’attività più prossima alla scrittura della cucina: entrambe necessitano di tecnica e immaginazione, di ordine e struttura, di esperienza e talento. Inutile dire che senza tecnica ed esperienza, immaginazione e talento sono armi spuntate, doni sprecati nel velleitarismo. Così come lìesercizio e la buona volontà non daranno mai risultati degni di nota in assenza di quel quid in più, che si chiami estro, fantasia o vocazione. Termine, quest’ultimo, che mi piace meno, ma che aggiungo per approssimazione. Un’altra similitudine: si scrive e si cucina misurandosi con le proprie capacità, pena il disastro. A chi non è ancora in grado di fare una frittata dorata e compatta, compiendo la temutissima acrobazia di girarla senza romperla, sconsiglierei caldamente di provarsi con una ganache, e allo stesso modo direi di evitare di cimentarsi con un romanzo a chiave a un aspirante scrittore che facesse ancora fatica a chiudere un racconto. Così come è buona regola lavorare con materie (e materiali) conosciuti, non importa quanto semplici o, al contrario, raffinati. A cuoche/i, scrittrici e scrittori dovrebbe essere vietato maneggiare ciò che non conoscono, tuttavia la vera felicità della creazione si prova, che si tratti di un piatto o di un romanzo, quando l’esito risulta sorprendente, trovandosi di fronte quel che non solo poco prima non esisteva, ma neppure si sapeva potesse esistere.

Iaia Caputo

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