Rita Hayworth in “Sangue e arena” canta in spagnolo e al papà è piaciuta, quel giorno che l’hanno dato a beneficio della Società Spagnola: sono venuti a casa nostra a vendere i biglietti e il papà ne ha comprato uno anche per lui. (…) gli è piaciuto moltissimo, ed è uscito contento di essere venuto (…) mentre stavamo camminando papà diceva che Rita Hayworth gli piaceva più di qualsiasi altra artista, e anche a me comincia a piacere più di tutte le altre, a papà piace quando faceva “toro, toro” a Tyrone Power, lui in ginocchio come uno stupido e lei col vestito trasparente che le si vedeva perfino il reggipetto e si avvicina a lui per giocare al toro, ma rideva di lui e alla fine lo pianta. E certe volte ha un’aria da cattiva, è un’artista bella ma che i tradimenti. (pag 75-76)

Il tradimento di Rita Hayworth, di Manuel Puig, Sellerio 2005, traduzione di Angelo Morino. La mia edizione che vedete in foto è uscita negli Oscar Mondadori nel 1988

Questo è il primo romanzo scritto e pubblicato – nel 1968 – da Manuel Puig, scrittore argentino figlio unico di Baldomero Puig e di Maria Elena Delle Donne, una italiana di Busseto – la città di Verdi – amante della lirica e soprattutto del cinema, passione che trasmise al figlio e che infatti costituisce un elemento trainante del romanzo, così come di quelli successivi. Per dieci anni, cinque volte alla settimana, Manuel e sua madre andarono nell’unico cinema di General Gallegas – il paese dove vivevano – a vedere la filmografia completa di Hollywood di quegli anni. Era l’unico passatempo, “il passatempo dei poveri“, come disse in seguito Puig: “Ti aiutano a non diventare matto. Vedi un altro modo di vivere. Non fa niente se il modo di vivere messo in scena a Hollywood era finto. Aiutava a sperare”. Sotto la finzione di qualche nome cambiato (come ad esempio il protagonista Toto, nomignolo simile al Coco con cui veniva chiamato Manuel da bambino), sostanzialmente si tratta di una autobiografia.

pampa argentinaLa storia è ambientata in Argentina negli anni dal 1933 al 1948 e, sebbene non contenga riferimenti politici espliciti, quello che il lettore coglie è un perfetto quadro del clima populista che caratterizzava la società; il protagonista è un bambino di un villaggio della pampa dove l’unico contatto con il mondo è la fiction dei film. Il bambino comincia a vivere solo quando si spengono le luci in sala e compaiono i nomi delle star sullo schermo. E quelle star entrano a far parte dei suoi conflitti interiori. Il romanzo copre gli anni di formazione del protagonista, centrati soprattutto sul conflitto con un padre molto assente, oggetto di sentimenti contrastanti, di amore e odio. Intorno a lui ci sono molte esistenze infelici, strenuamente in cerca di un sogno in cui rifugiarsi, o in fuga dalla realtà. E il racconto si fa chiacchiera nei dialoghi (come nei primi due capitoli) che ruotano attorno alla vita semplice e comune dei protagonisti, dove la divisione sessista della società prorompe continuamente, dove il moralismo della chiesa si insinua nei giudizi affibbiati alle persone e al loro agire.

rita hayworth coloriIl romanzo è molto innovativo per il suo tempo: Puig inventa un mondo e un nuovo modo di narrare, alternando capitoli interi di dialoghi, a lettere, a capitoli introspettivi, e grazie all’utilizzo di tipi e stereotipi molto popolari, come “i radiodrammi e le telenovelas, il melodramma feroce dei boleri e dei tanghi, le rubriche di gossip, le notizie della stampa scandalistica, e soprattutto la pseudorealtà creata da situazioni, personaggi e sogni dei film“(1). Altro aspetto che caratterizza questo “collage” narrativo è la quasi totale invisibilità del narratore, cosa che gli verrà mossa come critica, giudicando questo modo di scrivere troppo impersonale. In realtà la sua scrittura è molto cinematografica e aderente al suo amore per il cinema e i suoi linguaggi. Bisogna dire che il primo desiderio di Manuel dopo le scuole superiori fu di diventare sceneggiatore per il cinema, cosa che poi fece, tra le altre.

Angelo Morino – traduttore e critico che faticò non poco per imporre agli editori le opere di Puig -sottolinea come “la scrittura nascerebbe da un esilio e sarebbe affare di esiliati, di individui che si sono voluti stranieri (..) lo scrivere si nutrirebbe di un esiliarsi: dalla propria patria, ma anche dalla propria famiglia, dal proprio sangue, dal proprio corpo, dal proprio sesso” ed è sul filo di questa esperienza che bisogna accostarsi al romanzo. “Il tradimento di Rita Hayworth” racconta, infatti, dell’allontanarsi di un figlio dal padre: esilio che determina l’avvicinamento a valori che la norma tende a porre in secondo piano.

I romanzi di Puig, in generale, possono apparire “poveri” nella rappresentazione, soprattutto se accostati ad altri autori latino-americani e ai loro capolavori; il Gabriel García Márquez di “Cent’anni di solitudine“, o il Jorge Amado di “Teresa Batista stanca di guerra” ad esempio. Ma Puig rifugge da esotismi tropicali: “la sua povertà di rappresentazione, per l’appunto, è apparente: nel fondo, è ricchezza di un’infelicità senza desideri che si traduce in cronache di un vivere comune a chiunque.” (2)

manuel-puigIl primo romanzo di Puig fu parecchio osteggiato dalla critica; pare che Mario Vargas Llosa lo definisse un “romanzetto rosa“. In generale non veniva apprezzato il linguaggio così “reale”, e i continui riferimenti e contaminazioni con il mondo popolare come le canzonette ascoltate alla radio, i rotocalchi rosa e scandalistici e così via. Tuttavia in Francia fu apprezzato ed edito da Gallimard: il giornale Le Monde lo elesse miglior romanzo del periodo 1968-1969. In Spagna all’inizio fu rifiutato. Il successo arrivò più tardi.

La fama di Manuel Puig, soprattutto in Italia, è legata al romanzo “Il bacio della donna ragno” (scritto in esilio in Messico), dal quale negli anni Ottanta fu tratto il film omonimo diretto da Hector Babenco, e che valse a William Hurt l’Oscar; Puig che amava visceralmente il cinema, arrivò al successo planetario proprio grazie al cinema… era destino! Mi ricordo anche di averlo visto rappresentato in teatro a Milano, ma non ricordo il cast e la regia. Ma di questo romanzo parlerò un’altra volta…

Copio il link all’editore: https://sellerio.it/it/catalogo/Tradimento-Rita-Hayworth/Puig/759

L’incipit potete leggerlo qui.

(1) Raul Schenardi, su Pulp libri. (2) Angelo Morino. Foto pampa: fonte teatro due mondi