Tre giorni prima di morire mi consegnò dodici fogli strappati da un taccuino. Pagine scritte fitte, macchiate di schizzi di caffè, cerchi di bicchieri e bottiglie di vino, baffi d’inchiostro e bruciacchiature di sigaretta. La grafia era minuta, precisa, a tratti febbrile, ma – a parte rari passaggi dove le parole si celavano dietro un’accozzaglia di lettere – mai illeggibile. Nessuna cancellatura, nessuna aggiunta. Le righe erano serrate, per sfruttare ogni millimetro di carta.
“Per dopo”, mi disse. (…)

Capii che si trattava del diario che aveva tenuto nella primavera del 1976, appena dopo la sua fuga dall’Unione Sovietica. L’avevano subito portato in un campo profughi, allestito in una vecchia abbazia alle porte di Roma. Me l’aveva raccontato: per trenta giorni era rimasto rinchiuso in una cella di isolamento, con l’unica compagnia di una penna, un taccuino che aveva comprato all’aeroporto di Mosca, un thermos di caffè la mattina e una bottiglia di vino rosso la sera. Il vino l’aveva mendicato da uno dei carabinieri che lo sorvegliavano, un campagnolo giovane e timido che lo sconvolse perché aveva gli stessi occhi scuri e profondi di sua madre.

egorov

Nella casa del pianista, di Jan Brokken, Iperborea 2011, traduzione di Claudia Di Palermo, scheda dell’editore

Brokken nella casa del pianistaLa sera del 30 gennaio 1980 Youri Egorov, astro nascente del pianoforte, dà uno dei suoi primi, memorabili concerti nell’Europa occidentale, interpretando gli studi di Chopin. Per Jan Brokken è una folgorazione e l’inizio di un legame profondo: dalle prime battute riconosce in lui il talento che ogni giorno sente esercitarsi nella casa vicina. Dalla nativa Kazan, dopo l’inizio di una promettente carriera, Youri Egorov aveva deciso, come Rudolf Nureyev, di fuggire, approdando finalmente ad Amsterdam dopo un rocambolesco rifugio in Italia. Al grande danzatore russo lo unisce anche l’omosessualità, tenuta segreta in Unione Sovietica, che ora può vivere liberamente in Olanda, dove non corre più il rischio di essere internato. In Occidente il successo non si fa attendere, così come le grandi tournée internazionali, le registrazioni, la consacrazione accanto ai più acclamati cantanti e direttori d’orchestra. Ma sotto il talento prodigioso cova la fragilità dell’uomo, esacerbata dalla perenne insoddisfazione e dall’amore disperato per la Madre Russia. Youri si aggrappa alla stretta cerchia di amici che orbita intorno alla sua casa di Amsterdam, una nuova calorosa «famiglia»: l’architetto Brouwer, suo compagno di vita, la «principessa» Tatjana e il gruppo di hippy, musicisti e creativi che lo sentiranno suonare le ultime tragiche note, prima della prematura morte per aids, a soli trentatré anni. Con delicatezza e toccante umanità, Brokken racconta la storia di un grande musicista,  di un’amicizia, di un’epoca, di un’Amsterdam post-Sessantotto irresistibile per fascino trasgressivo, stimoli culturali e ansia libertaria.

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http://www.ilcorrieremusicale.it/2011/10/01/la-primavera-tardiva-di-youri-egorov/