Quarto appuntamento con le proposte di libri per Natale. 

Sfogliando i cataloghi delle CE ci sono davvero proposte per tutti i gusti; eccone alcune.

Per chi è affascinato dalla città-ponte tra Europa e Asia, Istanbul, ecco due proposte:

Greene il treno per Istanbul

Il treno per Istanbul, di Graham Greene, Sellerio editore 2019, traduzione di Alessandro Carrera, pagg. 364

Un viaggio sull’Orient Express da Ostenda a Istanbul dove si intrecciano vite e destini di un gruppo di passeggeri, esistenze tragiche che corrono sui binari attraverso l’Europa tra le due guerre mondiali. Una ballerina, un medico, un uomo d’affari, una giornalista, un ladro; da uno scompartimento all’altro si intravedono i segreti che ciascuno di loro nasconde in un giallo ad altissima tensione.

Graham Greene, lo scrittore spia, scelse il treno per Istanbul, rievocante il fascino luccicante dell’Orient Express, per mettere in azione il suo campionario di tipi umani. Il romanzo – un divertimento, come recita il sottotitolo – è del 1932 ed è il primo grande successo di vendite dell’autore. Precede di un anno il giallo allestito sullo stesso mezzo da Agatha Christie con Hercule Poirot. Ma quanto diversi, dagli eleganti signori vendicativi della scrittrice, sono i passeggeri del treno di Greene: «un’umanità spaventata – scrive Antonio Manzini nella Nota a questo volume – insicura, dubbiosa, tragica e dolente». Uomini e donne in viaggio attraverso l’Europa e attraverso le proprie vite: chi per la prima volta di fronte a una specie di amore, chi alle prese con un ultimo riflesso di idealismo; tutti, però, vittime e carnefici di un cinismo generale. Coral, la piccola dolce ballerina di fila, è attesa da una traballante compagnia inglese in Turchia, e intreccia durante il viaggio una relazione sentimentale carica di illusione. Il dottor Czinner, comunista e sognatore, non crede più che la miccia che vuole accendere prenderà e spera solo che il suo sacrificio ambito abbia degna risonanza. Il signor Myatt, ricco ebreo in viaggio d’affari, ha un conto da regolare con un funzionario infedele della ditta, ma sente il vigore del disprezzo razziale che gli cresce intorno. Mabel Warren, cinica giornalista a caccia di uno scoop annibalesco, sa che la sua amante mantenuta Janet la tradirà definitivamente. Il ladro Grünlich approfitta dell’altrui bontà solo per salvarsi la pelle. E via così in un ingarbugliarsi di vite dentro lo spazio affollato degli scompartimenti, mentre il treno scorre sui binari «simile al movimento di una macchina da presa» (Domenico Scarpa, nella Postfazione). E in questo romanzo dall’umorismo impassibile il manovratore di destini Greene è come se leggesse la profezia oscura di quello che accadrà in Europa; nella naturale ineluttabile crudeltà delle persone, nel crescente antisemitismo incontrastato, nel disprezzo esibito dai conformisti verso ogni solidarietà. Chi soccombe del tutto alla fine sono i benintenzionati. Il treno per Istanbul è un classico romanzo entre-deux-guerres. Ma in quei vagoni potrebbe viaggiare benissimo un campione della spaesata umanità di oggi. Lo scavo etico-psicologico, la rappresentazione di una società, costituiscono l’attualità senza tempo dell’opera di Graham Greene.

Vi segnalo la recensione di Roberto Iovacchini sul suo blog:

Il treno per Istanbul

Sonmez istanbul-istanbul

Istanbul, Istanbul, di Burhan Sönmez, Nottetempo edizioni 2016, traduzione di Anna Valerio, pagg. 320

Una cella, quattro uomini, dieci giorni, una moltitudine di storie: un dottore, un barbiere, uno studente e un vecchio rivoluzionario sono incarcerati in una stanza angusta e gelata nei sotterranei di Istanbul. Fra gli interrogatori, le torture, il tempo sospeso e l’immobilità forzata cui sono inchiodati, scoprono l’incanto e il potere della parola come unica via di fuga possibile. I protagonisti di questo libro, come nel Decamerone, trascorrono il tempo della loro segregazione raccontandosi storie ed è cosíche, in una narrazione corale, svelano il filo che li lega e il motivo per cui si trovano imprigionati: nella Istanbul sopra la cella, quella che vive e brulica tra bellezza e orrore, qualcosa sta per accadere, un cambiamento, una rivoluzione… Ed è la città, con tutti i suoi contrasti, le sue contraddizioni e le infinite realtà che la compongono, la vera protagonista del libro: la Istanbul “di sopra” insieme alla Istanbul sotterranea, quella della speranza e della luce mescolata – fin dal titolo – alla sua gemella, quella dell’ombra, dell’arroganza degli uomini, della brutalità del potere.

Per chi ama i romanzi sui rapporti familiari ecco due proposte:

Cavina i frutti dimenticati

I frutti dimenticati, di Cristiano Cavina, Marcos y Marcos editore 2011, pagg.206

Suo padre era sparito nel nulla.
Con la sua assenza, aveva lasciato un vuoto clamoroso. Ma la fantasia lo aveva trasformato in un uomo quasi magico, protagonista di mirabolanti imprese.
Ora, quel padre da sempre ignoto è sbucato all’improvviso, lo ha rintracciato raccontando una bugia alla sua casa editrice. Di punto in bianco, lui dovrebbe chiamare papà un uomo che “per me non è niente, non è nessuno”.
Proprio quando diventa babbo anche lui, con una compagna che non è più sicuro di amare, mentre tutto sembra sfuggirgli di mano. Non è facile diventare figlio e padre nello stesso momento. Non è facile separarsi dalla madre del proprio figlio proprio in quel momento. Per fortuna, c’è un pozzo segreto e senza fondo a cui attingere.
Un pozzo scintillante di amicizie e passioni, racconti e personaggi, avventure reali e immaginarie: piante officinali dai profumi secolari e sogni che volano come mongolfiere, nonne dai poteri speciali e millenni di battaglie nascoste tra le foglie.
Per vedere sempre oltre, in mezzo alle onde della vita.
E trovare una lingua segreta con cui parlare al proprio figlio appena nato.

 

Yarbrough regno

Il regno delle ultime possibilità, di Steve Yarbrough, Nutrimenti editore 2019, traduzione di Veronica La Peccerella, pagg. 288

Licenziata da una prestigiosa università californiana a causa dei tagli del personale dovuti alla recessione, Kristin Stevens attraversa il continente con il marito Cal per cominciare una nuova vita in Massachusetts, nei sobborghi di Boston. Qui Kristin ha trovato lavoro in un college di basso rango, mentre Cal, disoccupato ormai da mesi, passa le giornate a sistemare la casa e ad alimentare la sua alienante passione per la musica. Non passa molto tempo dal loro trasferimento che Kristin si trova coinvolta in una relazione con il vicino di casa Matt Drinnan, più giovane di lei, ex libraio appassionato di letteratura, che adesso lavora in una gastronomia italiana e sconta faticosamente gli errori del suo passato. Lentamente le distanze fra marito e moglie emergono, tra dolorose verità rimaste a lungo sepolte, mentre un’imprevista trama di imbrogli viene a galla nell’ateneo di Kristin, coinvolgendola in prima persona.
Il regno delle ultime possibilità è un libro intenso e delicato, lineare ma ricco di sfaccettature, che parla di matrimonio e solitudine, di crisi e perdono, di amore per i libri e opacità del mondo accademico. Steve Yarbrough racconta l’ironia e la fatalità della quotidianità, in un linguaggio denso, poetico e permeato di silenzi, nella tradizione dei grandi narratori della Southern literature.

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