Eccoci al consueto appuntamento con i regali di Natale. I miei consigli sono di spendere poco, di donare molto a chi ha bisogno, di passare almeno un giorno in una casa di riposo a fare compagnia agli anziani soli, di pensare anche ai rifugi degli animali che specialmente in inverno sono luoghi tristi.

Detto ciò, se avete deciso di fare dei regali, da me non potete che ricevere il consiglio di scegliere dei libri…. Vediamo se tra le novità riuscite a trovare qualche spunto.

Qualche mese fa ho letto il bellissimo romanzo “La simmetria dei desideri“, di Eshkol Nevo. Se non l’avete letto, ve lo consiglio. Ora è appena uscito il suo nuovo romanzo, che io metterò sicuramente nella mia wish-list.

 

Nevo ultima intervista

L’ultima intervista, di Eshkol Nevo, Neri Pozza 2019, traduzione di Raffaella Scardi, pagg. 416

«Un tempo mi alzavo felice e oggi mi alzo triste. Non sono certo di sapere il perché». Così comincia questo struggente e, insieme, feroce romanzo in cui, sotto l’occasionale forma di un’intervista a un sito internet, uno scrittore provvede a mettere a nudo il suo cuore.
Le risposte, che si susseguono come «fuochi d’artificio», non risparmiano nulla: passioni, amori, inimicizie, tradimenti, la stessa apparente vanità dell’esercizio della scrittura, magnifica via di fuga quando la vita imbocca sentieri troppo stretti, ma futile scappatoia quando la vita arranca miseramente per la via, e la donna amata non trova piú in te la felicità, la figlia abbandona casa, l’amico si ammala.
Non c’è scrittore, è noto, che non menta nelle interviste, che non risponda, appunto, da scrittore, in maniera calcolata, cauta, misurata.
Un’ipocrita precauzione che non alimenta queste pagine, che non costituiscono per niente un educato diario intimo. Sono pagine in cui irrompe la verità nuda e cruda, divertente, triste, scandalosa, politicamente scorretta, una verità cosí vera da aprire non soltanto le porte alle stanze nascoste di una vita, ma da mostrare persino come al suo centro si insedi spesso la più spudorata menzogna.
Dai quesiti più banali: Cosa la spinge a scrivere?Come descriverebbe la sua giornata lavorativa? a domande di carattere più intimo: Che tipo di bambino era? fino ad arrivare agli interrogativi temuti da ogni fragile anima: Quand’è stata l’ultima volta che le si è spezzato il cuore? lo scrittore danza, con le sue risposte, sul proprio abisso personale, su quella voragine che costituisce la zona d’ombra di ogni singola esistenza.
Sulla scia di grandi autori quali Nabokov e Roth, l’acclamato autore della Simmetria dei desideri e Tre piani ci mostra come la vita stessa di uno scrittore possa diventare autentica letteratura.

Per gli amanti dei gialli, vi segnalo il nuovo romanzo di Petros Markaris; una nuova indagine per il commissario Charitos sullo sfondo dell’Atene attuale.

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Il tempo dell’ipocrisia, di Petros Markaris, La nave di Teseo 2019, traduzione di Andrea Di Gregorio

Il commissario Charitos è appena diventato nonno del piccolo Lambros, quando un imprenditore filantropo, proprietario di una catena di alberghi, viene ucciso con un’autobomba nei dintorni di Atene. L’attentato viene rivendicato da un gruppo che si firma Esercito degli Idioti Nazionali, ma i motivi dell’omicidio restano oscuri.
I sospetti su terrorismo e criminalità organizzata svaniscono mano a mano che la polizia ricostruisce i segreti della vittima, ben nascosti sotto la vita di specchiata onestà che ha sempre esibito. Un messaggio ricevuto dagli investigatori conferma che sono sulla strada giusta: la vittima è colpevole di ipocrisia.
La scia di sangue non si ferma, alcune tra le più alte sfere della Grecia e dell’Europa vengono assassinate con la stessa accusa, che sembra l’unico elemento in comune tra loro.
Charitos, diviso tra il desiderio di guadagnarsi l’agognata promozione e quello di godersi il nipotino, conduce l’inchiesta come un direttore d’orchestra, che tutti ascolta e da ciascuno coglie un elemento che può rivelarsi decisivo, fino a scoprire chi si cela dietro l’Esercito degli Idioti Nazionali e perché ha deciso di vendicare l’ipocrisia e l’ingiustizia del nostro mondo.
Kostas Charitos indaga su un nemico dai mille volti, che costringerà il suo implacabile desiderio di giustizia a fare i conti con la propria coscienza, e con le ragioni imprevedibili del cuore.

 

Se cercate una bella storia coinvolgente, ambientata in un paesaggio nordico e scritta dalla penna sapiente di un poeta scrittore, non posso che consigliarvi il romanzo di Jón Kalman Stefánsson che ho letto recentemente. Era uscito nel 2015, ma, se non l’avete letto, o se volete fare un regalo, con questo andate sul sicuro.

Stefansson copertina ponzi

 

 

I pesci non hanno gambe, di Jón Kalman Stefánsson, Iperborea editore 2015, traduzione di Silvia Cosimini. Per questo vi rimando alla mia recensione.

 

 

 

Per chi invece ama i reportage di viaggio, specialmente se riguardano paesi lontani o poco conosciuti, vi segnalo due libri.

È uscito il nuovo libro di Erika Fatland, scrittrice, antropologa e viaggiatrice; di suo ho letto Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale“, che mi è piaciuto molto. Da poco ho iniziato il nuovo e mi ha subito affascinata.

Fatland la frontiera

La frontiera, Viaggio intorno alla Russia, di Erika Fatland, Marsilio editore 2019, traduzione di S. Culeddu, E. Putignano, A. Scali

Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo? Da sempre attratta dalla cultura e dall’anima russe, Erika Fatland ha dedicato anni a cercare di capire quella terra smisuratamente vasta. Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: è possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall’esterno? Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l’intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak –, l’autrice percorre l’interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall’Oriente all’Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l’Ucraina divisa dalla guerra, e poi l’Est dell’Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell’estremo Nord. Da qui, l’esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla Cˇukotka, dove l’Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all’unico elemento che li accomuna: l’essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

Vi segnalo inoltre il reportage di viaggio in Oman di Paolo Luigi Zambon, di cui trovate qui la mia recensione.

Zambon Oman

 

Per scoprire le nuove generazioni di scrittori dell’Europa dell’Est, vi segnalo il romanzo che sto leggendo in questi giorni. Tra poco ne parlerò sul blog, ma posso già anticiparvi che si tratta di un bel romanzo. È una storia familiare, scritta in forma diaristica dalla voce narrante di una bambina che, nel dipanarsi della storia, cresce e osserva ciò che accade intorno a lei, sia nella famiglia che a Lubjana nel passaggio dall’era di Tito agli anni successivi.

Aggiornamento: la mia recensione.

Zakelj il bianco si lava a novanta

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