Congratulazioni alla polizia. Questa volta è riuscita a capire subito qual è l’ipocrisia a cui ci riferiamo. Questi individui spregevoli, greci o stranieri che siano, cantano vittoria perché si è alzato il PIL, nonostante sappiano benissimo che questa crescita finisce nelle tasche dei pochi ricchi, mentre tanti soffrono per una vita che diventa, ogni giorno che passa, più povera e difficile. Il personale di servizio dei milionari, dal canto suo, è tutto contento perché sono aumentate le entrate, Ma le entrate crescono per le tasse che pagano coloro che combattono per sopravvivere. I pochi che guadagnano dalla crescita del PIL, trovano il modo di nascondersi nei paradisi fiscali per non pagare un centesimo. Li abbiamo puniti per la loro ipocrisia. Morte agli ipocriti! (pag 283-284)

Il tempo dell’ipocrisia, di Petros Markaris, La nave di Teseo 2019, traduzione di Andrea Di Gregorio

Se già nelle sue precedenti indagini, il commissario Kostas Charitos si era trovato a dovere risolvere crimini la cui genesi andava ricercata nelle problematiche sociali e politiche della Grecia di oggi, in questo nuovo caso queste motivazioni sono ancora più evidenti. Markaris, nel congegnare la più recente indagine del suo commissario, punta ancora di più l’attenzione sulle difficoltà che il popolo greco è costretto a vivere nella crisi che attanaglia l’economia, offrendoci così una fotografia ben a fuoco, molto più eloquente di tanti studi e reportage. Una fotografia dove i soggetti sono proprio le persone comuni, quelle più colpite dalla crisi, quelle che ogni giorno sono costrette a combattere una battaglia snervante e avvilente per non soccombere.

La politica e l’economia entrano in scena nel quadro in cui i delitti da indagare maturano; una politica che cerca di mascherare lo stato di crisi utilizzando a suo piacimento i dati che rilevano la povertà dilagante, dati che nascondono il livello di occupazione dietro false apparenze. Perché chi ha un lavoro precario e guadagna trecento euro al mese, può dirsi occupato ma la verità è che con uno stipendio del genere non si riesce a vivere, non si coprono nemmeno le necessità di base. In realtà, ciò che emerge nell’approfondimento di questa indagine, sono le manovre di chi specula sulla crisi, di chi trasferisce gli utili dove non vengono tassati e non li reinveste nel suo paese, per creare occupazione, di chi licenzia personale pagato in modo equo per assumere giovani e pagarli una miseria. Il tutto certificato e sbandierato dalle istituzioni governative greche e avallato dagli enti europei.

Dunque, il commissario Charitos – che nel frattempo è diventato nonno e trova nel suo entourage familiare il conforto necessario a digerire le mille difficoltà – si trova in questa indagine a rimestare nell’esplosiva situazione sociale della sua Atene. Esplosiva in tutti i sensi, perché nei casi alla sua attenzione saltano per aria auto imbottite di esplosivo. A morire sono un imprenditore di successo dall’immacolata immagine, benefattore e sostenitore di studenti meritevoli. Dopo di lui, è la volta di un alto funzionario del Servizio Statistico Nazionale. Il commissario si chiede cosa abbiano in comune i due delitti, visto che le modalità sono le stesse, così come il contenuto delle rivendicazioni. Rivendicazioni che – come si legge in uno dei comunicati che ho citato in apertura – accusano di ipocrisia le loro vittime, e il sistema che rappresentano.

A questi due attentati se ne aggiunge un terzo, dove a perdere la vita sono tre persone: un greco, alto dirigente della Direzione delle Politiche Economiche, e due funzionari dell’establishment europeo, in particolare del Fondo Monetario Internazionale. Guarda caso riuniti per la divulgazione dei dati concernenti il PIL della Grecia, per la prima volta in crescita. Puntualmente rivendicato dal comunicato degli attentatori che si firmano “L’esercito degli Idioti Nazionali“, con modalità originali tese a spiazzare la regia delle indagini.

Charitos porta avanti le indagini col suo solito piglio scrupoloso, senza tralasciare alcuna ipotesi, scandagliando a fondo ogni risvolto, politico o economico che sia, coinvolgendo anche i colleghi dell’antiterrorismo e dei reati economici e finanziari. Ma l’intuizione che lo porterà sulla strada della soluzione, gli arriva proprio dal suo circolo di amicizie. Il suo amico Lambros – ex rivoluzionario che ha pagato in passato per le sue attività politiche con la prigione e il confino – è oggi un volontario in un centro per l’assistenza ai senzatetto. È lui a suggerigli di parlare con chi, tra i frequentatori del circolo, può spiegargli bene come hanno pagato le persone comuni gli effetti della crisi per capire quali possono essere le istanze dei terroristi e in quali ambienti possono essere maturate. Nel frattempo, man mano che l’indagine approfondisce i profili delle vittime degli attentati e li mette in relazione alle parole dei comunicati di rivendicazione, molte maschere cadono e la verità inizia a farsi strada.

Il nuovo caso che il commissario Charitos deve risolvere mette dunque in risalto la grave situazione socio-economica con cui la Grecia è costretta a fare i conti. Una situazione che si configura con tutte le caratteristiche di una bomba a orologeria, pronta a deflagrare e a travolgere istituzioni, imprenditoria e sistema bancario. Come in “L’università del crimine” la verità va cercata nell’insoddisfazione e nella frustrazione dei ceti medi e bassi, quelli che più hanno pagato caro il prezzo della crisi e che ancora attendono delle risposte risolutive per superarla.

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