Alla fine Alice disse: «Il fatto che Sally abbia lasciato il gruppo è stata una delle cose peggiori successe a tutti noi. Forse la peggiore. Ma forse è stata la cosa migliore per lei. Come hai detto tu. Non avremmo mai potuto capire le sue ragioni». Alice prese il bicchiere di whisky e lo finì in un unico sorso. «È come dici tu», ribadì. «Nessuno è innocuo». Mikey disse: «Come facciamo a convivere con tutto questo?» «E qual è l’alternativa al convivere con qualcosa che ti fa soffrire?», chiese Alice. «Buttarsi giù da un ponte?» Esitò. «Non lo dico per scherzo. Come si fa a convivere con qualcosa? Si va semplicemente avanti… direi, anche quando non ci si mette il cuore». (pag. 268)

La casa dei Gunner, di Rebecca Kauffman, Sur 2020, traduzioni di Alice Casarini, pagg. 293

Mi piacciono molto i romanzi che parlano di amicizia, soprattutto quelli che ruotano attorno ad un manipolo di persone che si conoscono da quando erano bambini/ragazzi e che – anche se per un certo tempo si sono persi di vista – restano connessi da un solido legame. È un tema che mi smuove qualcosa, forse perché legato alla mia personale esperienza; ho letto diversi romanzi con queste caratteristiche, per fortuna con soddisfazione, e ogni volta che giro l’ultima pagina, mi convinco di quanto questi legami siano davvero importanti. A volte persino necessari per essere felici.

Il secondo romanzo di Rebecca Kauffman parla proprio di questo e presenta subito al lettore uno dei protagonisti, quello che fa da collante a tutta la storia, Mikey Callahan, un trentenne che soffre di un serio problema alla vista – che già si era manifestato quando era un bambino – dovuto ad una degenerazione maculare precoce. In realtà questo non è l’unico problema e forse nemmeno il peggiore: Mikey si sforza di stabilire connessioni umane, anche se la sua vita emotiva è confusa, e, per questo, è molto solo.

All’inizio del romanzo, dopo un breve flash back ad un momento della sua infanzia, veniamo a sapere che in quel periodo Mikey era tutt’altro che solo, potendo contare su un gruppo affiatato di amici: i “Gunners”. Mikey, Alice, Sally, Lynn, Jimmy e Sam hanno condiviso la loro infanzia e adolescenza, usando come ritrovo una casa abbandonata, che portava sulla cassetta delle lettere il nome di chi l’aveva abitata, The Gunners.

Il romanzo inizia quando tornano in città – la prima riunione del gruppo in quindici anni – per un funerale: uno dei membri del gruppo si è suicidato. Sally, che improvvisamente e senza spiegazioni aveva interrotto i contatti verso la fine del liceo, si è suicidata gettandosi da un ponte; è morta covando segreti sul gruppo e sui suoi membri e il suo allontanamento e il suicidio sono il grande mistero che tutti cercano di decifrare. Ma, come vedremo man mano che si procede nella lettura, quei segreti torneranno a galla svelando molto su ciascuno di loro.

Sally è la prima amica di Mikey. Il resto dei ragazzi del vicinato – Alice, Sam, Lynn e Jimmy – si uniscono ai due in un gruppo di compagni di gioco. I Gunners, dopo la scuola, si ritrovano nella casa abbandonata che diventa il loro nascondiglio. Lì inventano barzellette, giochi e linguaggi segreti, fanno piani, parlano male dei loro genitori, giocano a carte, raccontano storie, complottano contro i bulli, a volte litigano: insomma si affacciano alla vita con un forte senso di coesione e cameratismo, appoggiandosi gli uni agli altri e trovando conforto rispetto ai loro difficili rapporti familiari. Sono tutti figli della classe operaia, vivono nella stessa strada di Lackawanna, un quartiere periferico e fatiscente di Buffalo, nello stato di New York. Alcuni hanno genitori single, Sally ha una madre alcolizzata, ma in generale sono quei classici bambini di cui i genitori poco si occupano e che trascorrono molto tempo fuori casa lasciati a se stessi.

Quando Sally abbandonò il gruppo alla fine del liceo, si produsse tra loro una spaccatura, dovuta alle reciproche accuse in merito ai motivi dell’allontanamento. Poi ognuno prese la sua strada, lasciando la città natale; tutti tranne Mikey che invece rimase a Lackawanna, trasferendosi in una casetta da solo.

Quindici anni dopo, il gruppo si riunisce al funerale di Sally, trascorrendo la notte tutti insieme in una villa di proprietà di Jimmy. Ogni membro del gruppo è convinto che sia colpa sua se Sally li ha lasciati, anche per il suicidio. Cresciuti in un ambiente spesso duro, i Gunners da bambini avevano scoperto che la difesa più efficace contro il dolore è negarlo. Quindi, i segreti erano inevitabilmente un ingrediente essenziale della loro amicizia e Sally – già la figlia più vulnerabile e sensibile di una madre alcolizzata – in qualche modo divenne la custode di tutti loro. Ognuno è convinto che il proprio sia stato il fardello che ha spinto Sally a lasciare il gruppo e alla fine a togliersi la vita.

Durante la notte che trascorrono insieme nella casa al lago, veniamo a conoscenza con loro dei segreti custoditi per anni, attraverso rivelazioni incrociate che lasciano più di uno dei membri sconcertati. Ecco quindi che il passato riemerge e viene passato al setaccio, mostrando le debolezze e i successi di ciascuno. Le ammissioni dei personaggi forniscono una visione profonda delle loro personalità individuali e anche della vulnerabilità umana più in generale. Come la paura di Mikey di rimanere cieco e la tristezza conflittuale per il suo rapporto teso con il padre; la profonda vergogna di Sam per un momento decisivo che ha avuto con Sally molto tempo prima; il comportamento stravagante di Alice che maschera un tumulto interiore radicato; le dipendenze di Lynn sfociate dall’aver dovuto rinunciare alla carriera di pianista; l’incapacità di Jimmy di svelare ai suoi genitori di essere gay.

La scrittura di Kauffman ha un passo deciso ma mai frettoloso; c’è tutto il tempo per approfondire i dettagli, per soffermarsi in riflessioni e magari specchiarsi in uno dei personaggi. Magnifiche le descrizioni paesaggistiche, che non sono banali e autocelebrative, ma piuttosto intime, illuminate da uno sguardo pudico e in sintonia con l’ambiente. Scrittura che sa anche essere diretta e ficcante.

In una prosa fluida e coinvolgente, Kauffman mette a nudo le lezioni della giovinezza e della ricerca della verità, dell’amicizia e del perdono. L’evento tragico del suicidio li ha riuniti e ha permesso loro di sciogliere i nodi del passato, cementando così il loro rapporto. La casa dei Gunner è un romanzo commovente e profondo, in cui ogni personaggio fa i conti con il proprio passato oscuro e il futuro incerto.

E anche se non tutti i misteri sono risolti, meno di tutti quelli di Sally, questo è davvero il punto: gli amici, in particolare gli amici d’infanzia, non hanno bisogno di comprendersi completamente per accettarsi l’un l’altro.

Rebecca Kauffman è nata nell’Ohio rurale e abita in Virginia. Ha studiato violino alla Manhattan School of Music e scrittura creativa alla New York University. La casa dei Gunner è il suo secondo romanzo. 

Qui potete leggere l’incipit.