Sappiamo quanto gli Stati Uniti siano una realtà complessa e varia, una società che riassume in sé molte contraddizioni. E anche lo sguardo di chi la osserva si trova ad alternare il suo giudizio, soppesando la capacità di “digerire” i cambiamenti e produrre progresso, con il cinismo di un sistema economico involuto su se stesso nella corsa al profitto e nelle contrapposizioni sociali mai risolte del tutto. Gli Stati Uniti sono lo specchio perfetto in cui, se guardiamo bene, ritroviamo tutti i profili dei paesi occidentali che da quella nazione dipendono e da cui importano modelli di vita.

Non è questa la sede per analisi socio-economico, me ne guardo bene non avendo le competenze; piuttosto, come avevo già fatto in un altro post, provo a farmi un’idea attraverso la letteratura contemporanea di quei numerosi Stati, così diversi tra loro da offrire un patchwork animato da mille sfumature. Eccone 15, tra le tante opere che ci arrivano in traduzione.

I titoli che arrivano nelle librerie statunitensi sono migliaia, ovviamente, e gli editori di casa nostra operano le loro scelte per nutrire i cataloghi; personalmente, tengo d’occhio le scelte di alcune case editrici indipendenti specializzate su quell’area geografica. Chi con più titoli, chi con meno, comunque abbiamo a disposizione una vasta scelta.

E/O editore ad esempio ha a catalogo ben 49 libri . Tra le novità presenti, vi segnalo due libri che credo descrivano in maniera emblematica alcuni degli aspetti della società contemporanea.

Servirsi affonda i denti nelle innumerevoli contraddizioni che infarciscono le nostre idee di sesso e sessualità. Piccante e al tempo stesso intellettualmente stimolante, riuscito mix di sacro e profano, l’appassionante esordio di Lillian Fishman è audace e sfrontato, nonché una lettura imprescindibile ed estremamente piacevole.

Trent’anni dopo Jack Kerouac, Peter Kaldheim, autore di Il vento idiota, propone un divertentissimo (ma assai tosto) memoir che ne segue le tracce, spostandosi in autostop e dormendo in alloggi di fortuna, rifugi per senzatetto e sotto i cavalcavia. Lungo la strada incontra un’umanità derelitta fatta di tossici e barboni, hippie e reduci del Vietnam e anime perse capaci di inaspettato altruismo. Ci lascia così un quadro di un’America che non finisce mai di stupirci, un’America balorda e grandiosa al tempo stesso. Un libro che consiglio a chi ha amato Nomadland.

SUR è una casa editrice indipendente nata nel 2011, che pubblica autori di oggi e classici contemporanei. Inizialmente specializzata solo in letteratura latinoamericana, da fine 2015 propone, con la collana BIG SUR, anche romanzi e saggi di letteratura angloamericana. In questa collana si trova anche La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, unica opera degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, di cui vi avevo parlato in questa recensione.

Tra le novità del catalogo vi suggerisco Matrimonio in cinque atti di cui vi ho già parlato qui, una commedia contemporanea gioiosa, imprevedibile, ritmatissima che parla di identità e di inclusione, di congiunti e di estranei, di memoria e di cambiamento.

Altra casa editrice in cui pescare titoli è NNE, nata nel 2015, con un catalogo che non ha collane, ma si sviluppa in Stagioni, Trilogie e Serie. Ogni stagione illumina un tema specifico legato alla ricerca d’identità, come il peso di ruoli e relazioni, l’eredità del passato, gli alleati e i nemici nella ricerca del proprio posto nel mondo. Ecco un titolo:

Liz Moore ne Il peso parla dei vuoti d’amore e di felicità che la vita può scavare nei corpi, vuoti da riempire a ogni costo. E racconta del desiderio di cura e di affetto capace di avvicinare le generazioni, creare famiglie, e scacciare per sempre la solitudine. Un cast di disadattati fragili e solitari che vi spezzerà il cuore. Una struggente storia di eroica speranza, la storia di due uomini provenienti da famiglie devastate e delle due donne che offrono loro il miracolo della salvezza.

Di NNE, però, vi consiglio i romanzi che raccontano gli Stati Uniti rurali: in primis i romanzi di Kent Haruf, poi quelli di Jesmyn Ward, di Tom Drury, di Daniel Woodrell; poi Brian Panowich con Bull Mountain. Personalmente li ho apprezzati tutti, ma in particolare Kent Haruf. Oltre a questi, ho amato James Anderson che consiglio per il genere country noir.

Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs, che vive sugli Appalachi, viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo. Paragonato ai mostri sacri del crime, del southern noir e delle saghe familiari, Bull Mountain ha una struttura che ricorda True Detective, dialoghi che rimandano a Breaking Bad e personaggi che sembrano usciti da Fargo. E con una scrittura luminosa ci parla dell’onestà e della fedeltà alle proprie radici, e di come a volte sia doloroso ma indispensabile distruggerle per poterle onorare e proteggere. A questo primo romanzo hanno fatto seguito Come leoni. Ritorno a Bull Mountain (2018) e Hard Cash Valley. All’ombra di Bull Mountain (2021).

Infine, vi segnalo I figli del diluvio di Lydia Millet. Ironico e drammatico, crudo e fiabesco, I figli del diluvio è un romanzo vertiginoso, che parla di una società fragile che corre ciecamente verso il disastro, dove gli adulti hanno perso ogni visione e dove la speranza può esistere solo nella radicale innocenza dei bambini, che si affidano alla Natura trovando nuovi linguaggi, nuovi sguardi, nuove risorse per reinventare il mondo. Qui trovate la mia recensione.

Altra casa editrice specializzata è Minimum fax: nel 1995 l’uscita del primo libro della collana Sotterranei, che ha aperto il fronte di ricerca sulla letteratura americana. Era una raccolta di poesie, Scene Italiane di Lawrence Ferlinghetti. Da allora tanti scrittori contemporanei – come Jonathan LethemRick MoodyJennifer Egan e David Foster Wallace, tradotto da minimum fax per la prima volta nel mondo e i padri letterari della generazione precedente, come BukowskiVonnegutCarver, Richard Yates (qui sul blog trovate i due più famosi romanzi), John BarthBernard Malamud (qui sul blog), Walter Tevis.

Tra gli autori contemporanei proposti ve ne suggerisco due, con due raccolte di racconti. Chris Offutt con la sua raccolta di racconti d’esordio Nelle terre di nessuno: le sue storie, dure ma cariche di emozione, ci guidano in un Kentucky solo apparentemente marginale, e sanno narrarci con profonda empatia la sublime desolazione, il culto della violenza e la fame d’amore che si nascondono nell’America più ignota e dimenticata; in quei paesi che, come scriveva Mark Strand, nessuno visita mai.

Annie Proulx in Cattive stradeundici racconti spietati e al contempo irresistibilmente spassosi – torna a raccontare il suo Wyoming con un amore che traspare da ogni pagina e che non offuscano mai la lucidità di sguardo su quelle terre maestose e desolate e sui personaggi che le abitano. A Elk Tooth, minuscolo paesino sperduto in mezzo alla vasta prateria del Wyoming, la vita ruota quasi tutta intorno a tre bar, varianti neanche troppo moderne dei vecchi saloon. Ed è attraverso le chiacchiere al bancone che impariamo a conoscere una folla di personaggi degni dei migliori western.

Negli anni Sessanta, Neri Pozza dà vita a una innovativa collana di letteratura americana: «Tradizione americana», diretta da Agostino Lombardo, in cui appaiono autori come Whitman, James, Melville, Thoreau, Emerson, Hawthorne. Nel corso degli anni, la casa editrice ha allargato i suoi orizzonti ma sempre con un occhio puntato oltreoceano. Nel catalogo sono presenti molti titoli, che spaziano anche come genere, dal thriller, al romanzo di ambientazione storica, ai saggi. Vediamo due titoli che raccontano gli Stati Uniti di oggi.

Nell’aspro paesaggio del Montana orientale, una frontiera dove le regole sono inflessibili e si applicano a tutti con implacabile violenza, in un circolo vizioso di degrado ambientale, mancanza di istruzione, alcolici e famiglie distrutte, Joe Wilkins ambienta «un western del Ventunesimo secolo», Nella terra dei lupi.

Joshua Ferris ci scaraventa nell’attualità con Svegliamoci pure, ma a un’ora decente. Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef con regolare possesso di stelle Michelin. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada più elegante del mondo. Non ha storie sentimentali soddisfacenti. Una routine che si interrompe quando subisce il furto della sua identità in rete e qualcuno inizia a clonare la sua vita.

Vediamo alcune proposte presenti nei cataloghi di altre case editrici:

La Nave di Teseo pubblica il romanzo Le cinque ferite di Kristin Valdez Quade ambientato nello stato di New Mexico. Cinque generazioni della famiglia Padilla si incontrano e si scontrano durante il primo anno di vita di Connor, il bambino di Angel, e con tutti deve fare i conti Amadeo, che spesso risolve i suoi problemi con una birra in mano e che non crede di essere all’altezza di quello che gli altri si aspettano da lui. Ma, forse, sarà proprio quel bambino inaspettato a dare alla famiglia Padilla e ad Amadeo la possibilità di salvarsi.

Dalla c.e. Astoria (gruppo Guanda) una storia di fama, amore e genio incentrata su un’artista enigmatica, che sacrifica sull’altare della gloria tutti quelli che la circondano… o forse solo se stessa. Vita e morte di Sophie Stark di Anna North è la storia di una giovane regista fanaticamente alla ricerca della verità, i cui film sembrano “più reali della vita stessa”, ma raccontata dalle 6 persone a lei più vicine. Attraverso i sei diversi punti di vista emerge il ritratto intimo di una donna inafferrabile, che non riesce a comunicare i suoi pensieri o sentimenti se non dietro a una macchina da presa.

La c.e. Einaudi, nel suo immenso catalogo, ovviamente ospita tantissimi autori nord americani. Tralasciando i grandi classici – che sicuramente già conoscete – vi propongo due letture contemporanee.

In un paese dell’Illinois è arrivato il libro di una concittadina partita molti anni prima per New York – Lucy Barton – e mai tornata. Non vi è abitante che non voglia accaparrarsene una copia, perché quel libro racconta la storia di miseria e riscatto di una di loro, ma anche di tutti loro. rimasti fra le distese di mais e di soia. I personaggi di questi racconti, queste storie-capitolo di un’unica biografia collettiva, in dialogo serrato fra loro e con il romanzo che li ha preceduti, Mi chiamo Lucy Barton, raccontano che, in fondo, tutto è possibile.

Attraverso la scrittura penetrante che l’ha resa un’autrice di culto, autentica icona della letteratura americana, Joan Didion in Miami (Il Saggiatore) dona sostanza narrativa a un microcosmo in cui si inseguono tutte le lotte e contraddizioni celate sotto la superficie dorata della società americana. E ci consegna il racconto indelebile di una Miami che non sembra una città «ma una fiaba, una storia d’amore ai tropici, una specie di sogno a occhi aperti in cui tutto è possibile».

Infine, il Cameron degli inizi, come forse non ricordate che fosse

All’inizio della carriera, Peter Cameron era uno scrittore di commedie brillantissime, feroci, tutte sull’orlo della surrealtà – o, se si preferisce, tutte dentro quella realtà survoltata che era New York sullo scorcio degli anni Ottanta (non poi così diversa da oggi…). Se ne ricordano di sicuro i lettori che hanno amato Un giorno questo dolore ti sarà utile, e che qui ritroveranno la Soho delle gallerie, delle palestre esclusive e delle ancor più elitarie banche del seme; parteciperanno al rapimento più sgangherato del secolo, e a un tentato omicidio non meno improbabile; e finiranno per farsi trascinare, felici, in tutti gli altri disastri connessi al più lungo, accidentato e imperdibile divorzio fin qui raccontato.

Foto di copertina: Jenny Rubin

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