Le piaceva la parola sentinella, legata alla notte e al chiarore debole di qualche luce lontana che si posa su una superficie. E poi, un giorno aveva sentito dire a suo padre, rivolto a un amico: “Chie è di sentinella stanotte?” E poi ancora: “Allora all’erta!” Una sentinella, per Aurora, si associava al sentire il minimo rumore, all’avere il sonno leggero e salvare le cose dall’incendio o da altre forze sconosciute.

Tre vivi, tre morti, pag. 66

Tre vivi, tre morti, di Ruska Jorjoliani, Voland editore 2020, pagg. 204

Ruska Jorjoliani è una scrittrice nata in Georgia, che vive in Italia da molti anni e scrive in un italiano impeccabile. Tra le righe del suo romanzo è facile intuire la consistente caratura culturale dell’autrice, di certo assidua lettrice, che sa esprimere con raffinatezza e precisione ogni elemento della narrazione. Il romanzo di cui vi parlo oggi mi ha lasciato piuttosto perplessa. Credo più per la sua costruzione che per la storia in sé, sebbene anch’essa non offra particolari novità.

Come annuncia la sinossi, si tratta di un romanzo familiare, che si muove in modo non lineare sulla linea del tempo, con una narrazione ellittica che, soprattutto nella prima parte, disorienta il lettore. Questa parte risulta, a mio modesto modo di vedere, piuttosto insipida e talvolta sembra indulgere nel calcare la mano per mantenere nell’ombra eventi passati. Cosa che di per sé andrebbe benissimo, perché il lettore si aspetta che poi, via via, i nodi si sciolgano e la storia sveli i particolari che rendono interessante.

Pur tuttavia, la prima parte è lenta e troppo scialba. Diversamente, nella seconda parte, c’è un cambiamento di ritmo narrativo, e ovviamente si cominciano a dipanare le matasse del passato e le risposte ai dubbi iniziano a manifestarsi.

Nella prima parte siamo negli anni Cinquanta e compaiono Aurora e Modesto, due insegnanti che conducono una vita scialba, un’esistenza che trascinano tra la scuola, un cinema al sabato, e un amante per ciascuno. Il loro ménage è carico di non detti, di indifferenza e di noia finché Modesto riceve una lettera che lo costringe a fare i conti con un segreto del passato e sparisce.

Nella seconda parte cambia lo scenario. Siamo negli anni Quaranta in piena guerra, ed entrano in scena nuovi personaggi, tra la Russia e l’Abruzzo. E’ in questa parte che il passato di Modesto inizia a svelarsi e capiamo il nesso con Aurora. Diciamo che è un po’ come se si chiudesse il cerchio. Ovviamente non posso dire di più, per non svelare ciò che di interessante rimane nella storia. Questa parte, narrativamente parlando, è resa molto meglio: lo stile più incidente, la migliore resa di fatti e personaggi aiutano il lettore ad entrare dentro la storia e ad avvicinarsi ai personaggi, che acquisiscono uno spessore maggiore.

Per il resto – Intermezzo e Terza parte – sono piuttosto perplessa. Mi sono annoiata molto, non ci sono elementi che stimolino la curiosità o che aggiungano il pathos necessario ad una storia che cerca nel passato le risposte o la redenzione a cui i personaggi sembrano ambire.

Qui potete leggere l’incipit.