Lo scrittore srilankese Shehan Karunatilaka ha vinto il Booker Prize, il più importante premio letterario per la narrativa in lingua inglese, per il romanzo The Seven Moons of Maali Almeida (“Le sette lune di Maali Almeida”; in Italia il romanzo sarà pubblicato da Fazi.

Il libro è ambientato durante la guerra civile dello Sri Lanka (1983-2009) ed è una satira soprannaturale: ha per protagonista un fantasma, un fotografo morto, che ha una settimana di tempo (le sette lune del titolo) per far sì che le sue fotografie che documentano le violenze del conflitto siano ritrovate e mostrate al mondo.

Il presidente della giuria Neil MacGregor ha conferito il prestigioso premio letterario inglese a Shehan Karunatilaka con la seguente motivazione:

L’audacia, l’inventiva e l’umorismo di un libro che conduce il lettore in una corsa in otto volante tra la vita è la morte.

MacGregor ha inoltre dichiarato che il premio è stato stabilito all’unanimità da tutti i giurati che erano inaspettatamente concordi sul trionfo di Karunatilaka.

Si tratta del secondo autore dello Sri Lanka a vincere il premio dopo Michael Ondaatje nel 1992 con Il paziente inglese da cui fu tratto l’omonimo film con Kristin Scott Thomas e Ralph Fiennes, vincitore di 9 premi Oscar.

The Seven Moons of Maali Almeida è il secondo romanzo di Karunatilaka, che con il Booker ha vinto 50mila sterline (più di 57mila euro): il premio, che esiste dal 1969 e nel tempo ha cambiato nome più volte, è tra i più ricchi riconoscimenti nel campo della letteratura al mondo. Per un confronto: chi vince il premio Strega, il più influente premio letterario italiano, riceve 5mila euro; chi vince il Campiello, il secondo più prestigioso, 10mila.

Lo scorso anno il Booker era stato vinto dallo scrittore sudafricano Damon Galgut, per il romanzo La promessa (mia recensione). Nelle più recenti edizioni il premio si è internazionalizzato: sia tra i finalisti che tra i vincitori, si sono visti sempre più spesso scrittori e scrittrici non britannici.