Abbiamo bisogno di credere che contiamo per qualcuno, pensò. Abbiamo bisogno di credere che qualcuno a questo mondo, a un certo punto della nostra vita, ha contato in modo assoluto per noi.

Tradite, pag. 309

Tradite, di Reine Arcache Melvin, E/O Edizioni 2022, traduzione dall’inglese di Paola D’Accardi, pp. 480

Il corposo romanzo di Reine Arcache Melvin mi ha incuriosita appena l’ho notato tra le novità di casa E/O. L’autrice è filippina, figlia di genitori filippino-americani, ha vissuto sia nel suo Paese natale che negli Stati Uniti, dove si è laureata e dove ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la sua opera letteraria. Per me si tratta di una prima volta: non ho mai letto autori/autrici filippini e dunque questo elemento mi ha attirata.

La trama del romanzo ruota attorno alle vite di due sorelle filippine, che conosciamo dapprima nel loro esilio negli Stati Uniti dove la famiglia è stata costretta a ripararsi in quanto il padre è un oppositore politico braccato dal regime filippino. La vita nel nuovo paese non è facile, come per la maggior parte degli immigrati che sono stati costretti a lasciare tutto: la casa, gli amici, i parenti. E a vivere con la costante paura di essere nel mirino di agenti al soldo di chi sta al potere, deciso ad annientare i propri nemici anche fuori dai confini nazionali. E, purtroppo, di solito questi non falliscono: il padre cade vittima di un agguato e la paura fa il vuoto intorno alla famiglia. Nessuno si presenta alla veglia funebre e le sorelle, oltre il dolore per la perdita di un padre amato, si trovano a fare i conti con un senso di solitudine pesante.

Lali, la sorella maggiore, è bella e sfrontata, un po’ opportunista ed egoista; è fidanzata con Arturo, che è il figlioccio del Generale (il dittatore filippino in cui si intravede Marcos) la cui famiglia ha prosperato sotto il regime militare, avviando numerose attività sia in patria che negli Stati Uniti. Pilar, la secondogenita, ha un carattere più chiuso e scontroso; è una persona attaccata agli ideali di suo padre, alla sua coerenza, al suo sacrificio, e non vede di buon occhio il rapporto di Lali col fidanzato, che per lei sta dalla parte del nemico. In seguito alla morte del padre delle ragazze, e alla deposizione del Generale, Arturo propone a Lali di sposarla e di riportare lei, la sorella Pilar e la madre a Manila dove vivranno con la protezione della sua famiglia.

(Lali) aveva amato il padre ma odiato la vita che le aveva imposto, l’esilio e i dissidenti e la povertà, i lunghi anni di lotta politica che le avevano insegnato non l’idealismo ma la sfiducia, l’avevano convinta che quasi niente e nessuno era ciò che sembrava, che la sua salvezza dipendeva dall’abilità nell’individuare le bugie, i segreti e la capacità di tradire che si nascondevano dietro parole e sorrisi. La salvezza dei suoi familiari, anche quella dipendeva da lei.

Tradite, pag. 76-77

Una volta rientrati nelle Filippine, le loro vite si muovono tra i quartieri alti, quelli dell’elite, dove Arturo e Lali abitano in una lussuosa villa, immersi in una vita che appare totalmente distaccata dalla realtà dei ceti meno fortunati. Lali si adatta benissimo a questo tenore di vita, del resto lei odiava lo stile di vita a cui avevano dovuto adattarsi a causa dell’esilio del padre. Pilar, invece, si oppone a tutto ciò, credendo negli ideali che avevano mosso le azioni del padre.

Lali si convince che Arturo si stia innamorando della sorella e, in un gesto apparentemente irrazionale, incoraggia Pilar ad avere una relazione con Arturo, pensando che, quando la passione sarà esaurita, lui tornerà da lei. Ma le cose non vanno come lei aveva pensato…

Il romanzo si snoda seguendo queste vite intrecciate e le relative dinamiche familiari, affettive e sociali, che si sviluppano; il tutto indissolubilmente legato alle vicende politiche del paese, in virtù del ruolo rivestito dalla famiglia di Arturo, nonché da lui stesso. Se è pur vero che il romanzo pone l’accento sul ménage familiare, è altrettanto vero che esse sono quasi un espediente per affondare il colpo ad un altro livello.

Quando Lali viaggia insieme a David – il giornalista con cui ha una relazione – la brutalità del regime le arriva addosso con violenza: i racconti, le testimonianze dei sopravvissuti ad un massacro, rivelano il vero volto di chi sta al potere. Ecco dunque che, attraverso i suoi personaggi, l’autrice allarga l’obiettivo alla vita sociale, politica, militare ed economica nelle Filippine: i privilegi, la povertà, la superstizione, il machismo e lo sfruttamento delle donne, la brutalità disumana in tempo di guerra sono i temi alla base della narrazione, che si svolge su uno sfondo di bellezza paesaggistica e povertà rurale. L’autrice mette in bocca ai suoi personaggi molti dei dilemmi che, sembra suggerire, ciascuno dovrebbe porsi, pena il rimanere indifferenti agli aspetti più importanti della condizione umana.

Stilisticamente impeccabile, sostenuto da una scrittura sicura, elegante e, a tratti anche poetica, per il mio gusto personale, avrei preferito un maggior lavoro di sintesi, specialmente in alcune parti del romanzo, in cui il ritmo mi è apparso rallentato dal tornare ciclicamente sugli stessi passi. Credo però che questa sia la cifra stilistica dell’autrice, che ama sviscerare in modo approfondito stati d’animo, umori e azioni dei personaggi.

Il romanzo offre un affresco ben delineato, a tratti anche crudo, della società filippina e dunque è una lettura illuminante, che ci avvicina ad un Paese che forse conosciamo poco.

Qui potete leggere l’incipit del romanzo.