Aprile si chiude come un mosaico di storie, fatto di tessere diverse che, una accanto all’altra, hanno composto un disegno sorprendente. Come già a marzo (e nei mesi precedenti), anche questo è stato un viaggio ricco e stimolante, che mi ha portata a curiosare tra alcuni dei premi letterari più interessanti del momento: dal Premio Strega allo Strega Europeo, fino al Booker Prize, al Premio Gregor von Rezzori e al Premio Tiziano Terzani. Un modo per orientarsi, ma anche per lasciarsi sorprendere.
Sul fronte delle letture, ho attraversato mondi molto diversi tra loro. Questi i libri che ho letto nel mese di aprile:

Tre romanzi mi hanno accompagnata in un curioso gioco di specchi con il cinema: Hamnet. Nel nome del figlio di Maggie O’Farrell, ispirato a un episodio della vita di Shakespeare e portato sullo schermo da Chloé Zhao; Love Me Tender di Constance Debré, racconto potente e autobiografico, portato al cinema da Anna Cazenave Cambet; e Dieci inverni di Valerio Mieli, da lui stesso trasposto in versione cinematografica, che ho riletto con piacere in questa nuova edizione.
Poi ho fatto un salto nell’Inghilterra del Settecento con Le figlie del pittore di Emily Howes, un romanzo storico elegante e immersivo che racconta le vite delle figlie di Thomas Gainsborough.
Ho viaggiato tra Roma e la Slovacchia con Io non parlo russo di Jana Karšaiová, una storia che intreccia identità personale e trasformazioni geopolitiche, tra passato sovietico e nuove tensioni europee.
Ho attraversato l’oceano con Quello che resta di Jess Walter, una storia familiare che diventa anche uno specchio delle contraddizioni americane.
E infine sono tornata a Milano con I convitati di pietra di Michele Mari, un romanzo ingegnoso e perturbante, costruito attorno a un’idea tanto semplice quanto vertiginosa.
Un mese denso, vario, pieno di voci e prospettive diverse. Un mese che mi ha intrattenuta, sorpresa e arricchita. Ora però arriva la domanda più difficile: quale sarà il mio libro del mese? Ecco svelato il mistero:

I convitati di pietra racconta qualcosa di più di una storia di amicizia e rivalità: racconta la trasformazione di una generazione che, nel tentativo di controllare il proprio destino, si ritrova invece intrappolata in un meccanismo che amplifica paure, ambizioni e fragilità. Con la consueta abilità stilistica, Mari costruisce così un romanzo che è insieme gioco letterario, satira sociale e meditazione sul passare degli anni.
Alla base del romanzo si trova una riflessione su tre elementi strettamente intrecciati: il tempo, il denaro e la competizione sociale. La scommessa ideata dagli ex compagni trasforma infatti il passare degli anni in un valore economico: più il tempo scorre, più cresce la somma destinata ai vincitori. Questo meccanismo produce una situazione paradossale: la sopravvivenza stessa diventa una forma di capitale, mentre la morte degli altri concorrenti aumenta le probabilità di guadagno. In tal modo Mari porta alle estreme conseguenze una logica tipicamente borghese, quella che tende a trasformare ogni aspetto dell’esistenza in una forma di calcolo.
Raccontatemi nei commenti quale libro vi ha fatto compagnia più a lungo del previsto… quello che, anche dopo l’ultima pagina, non ha proprio voglia di lasciarvi andare.

