Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Cucinare un orso

INCIPIT

Mi sveglio in uno sconfinato silenzio. Il mondo attende di essere creato. L’oscurità e il cielo mi circondano. Resto disteso, gli occhi fissi sull’universo come due pozzi profondi, ma lassù non c’è niente, nemmeno l’aria. Nel silenzio il mio petto è scosso da un tremito, sempre più forte. Gli spasmi si fanno più intensi, qualcosa là dentro sta crescendo e minaccia di evadere. Mi divarica le costole, come le sbarre di una gabbia. Non c’è niente che io possa fare. Solo cedere a questa forza spaventosa, come un bambino che striscia a terra in balìa di un padre infuriato, senza mai sapere dove affonderà il prossimo colpo. Quel bambino sono io. E sono anche il padre. Prima che il mondo assuma la sua forma definitiva m’incammino di buon passo, nel chiarore dell’alba. In spalla ho la mia gerla di corteccia, in mano l’accetta. Mi fermo poco lontano dalla stalla riparandomi dietro gli arbusti al limitare del bosco. Fingo di rassettarmi gli abiti nel caso qualcuno mi vedesse e si insospettisse, slaccio e riallaccio una scarpa, tolgo pidocchi invisibili dal berretto e faccio finta di gettarli in un formicaio. E intanto non perdo mai di vista l’aia. Dalla stufa del pörte si alza il primo fumo del mattino, segno che gli abitanti sono già in piedi.

Mikael Niemi

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