Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Noi, i salvati

INCIPIT

L’idea originaria non prevedeva una notte in bianco, ma di uscire dal Gran Duc verso mezzanotte e concedersi qualche ora di sonno alla Gare du Nord prima di prendere il treno per tornare a Tolosa. Ma ecco che – uno sguardo all’orologio – sono quasi le sei del mattino. È Montmartre a fargli quest’effetto. I jazz club, i cabaret, la calca di parigini giovani e ribelli che non si lasciano scoraggiare da nulla, neppure dalla guerra incombente, tutto questo lo inebria. Finisce il cognac e si alza, tentato da un ultimo numero; ci sarà di sicuro un altro treno che parte più tardi. Poi però ripensa alla lettera chiusa nella tasca del soprabito, e gli manca il fiato. Deve proprio andare. Prende soprabito, sciarpa e berretto, rivolge un adieu ai compari e si fa largo tra la decina di tavolini del locale ancora mezzo pieno di avventori che fumano Gitanes e ondeggiano al ritmo di Time on my hands di Billie Holiday. Non appena la porta si richiude alle sue spalle, Addy fa un respiro profondo, gustando l’aria frizzantina che gli rinfresca i polmoni. La brina su rue Pigalle comincia a squagliarsi e il selciato luccica in un caleidoscopio di grigi sotto il cielo del tardo inverno. Sarà il caso di affrettare il passo, se vuole fare in tempo a prendere quel treno. Girandosi, si specchia di sfuggita nella vetrina del locale e prova sollievo nel trovarvi riflesso un giovane dall’aria presentabile, nonostante la notte insonne: postura eretta, pantaloni a vita alta dalla piega ancora netta e dal risvolto perfetto, capelli scuri pettinati all’indietro come piace a lui, senza la riga. Avvolgendo la sciarpa intorno al collo, s’incammina verso la stazione.

Georgia Hunter

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