Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Un figlio

INCIPIT

Tutto ebbe inizio il giorno che la maestra Sonia ci chiese una cosa. Dalle finestre si vedeva un sole giallo molto grande e le foglie degli alberi di palma si muovevano come quando papà si sveglia presto e mi fa ciao con la mano fuori dal portone della scuola, e visto che è inverno porta i guanti verdi. La maestra Sonia si alzò dal suo banco, che è quello degli insegnanti perché è più grande, e diede due piccoli colpi al legno che riempirono l’aria di gesso. Le venne anche un po’ di tosse. Nazia dice che è colpa del gesso, che ti lascia la gola come se avessi mangiato un polvorón e non avessi più saliva e a volte, se non bevi un po’ d’acqua, vomiti pure.                                                              «Adesso, prima di fare ricreazione, voglio che rispondiate a una domanda, bambini» disse. Poi si girò verso la lavagna, prese un gessetto rosso e scrisse a lettere molto grandi:

COSA VOGLIO ESSERE DA GRANDE

Subito alzammo la mano. Tutti, perfino Javier Aguilar, che ne ha soltanto una, perché l’altra non uscì quando nacque, e la muove così in aria, molto rapidamente. La maestra fece segno di no con la testa, molte volte, più di cinque. «Con ordine, bambini». Cominciammo dalla prima fila e avanti fino all’ultima, che è dove sono seduto io.

Alejandro Palomas

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