Continua la lettura dei “Sonetos del amor oscuro” di Federico García Lorca. Sul blog, nella sezione LORCA, trovate gli altri.

 

El poeta pregunta a su amor por la «Ciudad Encantada» de Cuenca

 

¿Te gustó la ciudad que gota a gota

labró el agua en el centro de los pinos?

¿Viste sueños y rostros y caminos

y muros de dolor que el aire azota?

 

¿Viste la grieta azul de luna rota

que el Júcar moja de cristal y trinos?

¿Han besado tus dedos los espinos

que coronan de amor piedra remota?

 

¿Te acordaste de mí cuando subías

al silencio que sufre la serpiente

prisionera de grillos y de umbrías?

 

¿No viste por el aire transparente

una dalia de penas y alegrías

que te mandó mi corazón caliente?

 

Il poeta domanda al suo amore della «Città Incantata» di Cuenca

 

Com’era la città che stilla a stilla

l’acqua ha plasmato al centro dei pineti?

Hai visto sogni, sembianze, sentieri,

mura d’angoscia che il vento flagella?

 

E la crepa blu come di luna rotta

che il Júcar bagna di trilli e di vetri?

T’hanno baciato le dita i roveti,

serto d’amore dell’impervia roccia?

 

E m’hai pensato lungo la tua ascesa

al gran silenzio che la serpe opprime,

di ceppi e di latebre prigioniera?

 

Non l’hai vista nell’aria trasparente

una dalia d’ebbrezze e di ferite

che ti mandò il mio cuore acceso?

 

Il sonetto fu scritto da Lorca nel 1935 a mano su un foglio con il logo dell’Hotel Victoria di Valencia e offre una prospettiva sulla trepidazione dell’io narrante e una descrizione lirica della Città Incantata di Cuenca. La “Ciudad Encantada” di Cuenca è un sito naturale nella Serranía de Cuenca, nella regione Castiglia – La Mancha, famoso per le particolari formazioni rocciose che, erose dalle acque del fiume Júcar, dai venti e da altri agenti atmosferici, hanno assunto nel tempo delle forme bizzarre.

A livello formale la caratteristica saliente del sonetto è la costruzione interrogativa reiterata sia nelle quartine sia nelle terzine. In Q1 e Q2 il discorso è ulteriormente spezzato in sezioni minori: ciascuna unità è, infatti, costituita da due distici.

Tutto il sonetto è svolto alla luce di queste domande incalzanti che il poeta rivolge all’amato; ma se nella fronte il poeta interroga sulle impressioni avute riguardo alla città e alle sue caratteristiche, nella sirma chiede se tutto ciò che l’amato ha visto non gli ha in qualche modo ricordato l’altro, assente.

Il sentimento dominante è ancora la paura di non essere presenza costante nei pensieri dell’amato; l’io parlante, la cui esistenza è subordinata a quella del destinatario delle richieste, teme di essere dimenticato o trascurato. Il sentore di questo sentimento è ben espresso dalla “luna rota” e da “los espinos / que coronan de amor piedra remota”. Il sonetto ruota attorno ai sentimenti contrastanti del poeta, ben espressi dal sintagma “dalia de penas y alegrías”.

Nella descrizione della «Ciudad Encantada» emergono sintagmi appartenenti al codice simbolico lorchiano: “muros de dolor”, “grieta azul de luna rota”, “piedra remota”, dove l’elemento fisico è caratterizzato a livello metaforico, e combinato agli elementi caratterizzanti la città, come i “caminos” millenari ( anche in T1 “la serpiente” potrebbe riferirsi ai cammini zigzaganti, anche se alcuni studiosi gli attribuiscono il significato di peccato originale). “Grieta azul de luna rota”: questa crepa, o fessura, azzurra è un’immagine totalmente lorchiana. È il fiume (il Júcar che passa vicino a Cuenca) le cui anse, viste dall’alto assomigliano a delle fessure nelle rocce e che, portando poca acqua, mostrano spume come vetri e trilli (il rumore dell’acqua e i ricami delle onde che si frangono sulle rocce).

Nelle terzine c’è l’umanizzazione di esseri o elementi naturali: “silencio que sufre la serpiente / prisionera de grillos y de umbrías”, “una dalia de penas y de alegrías”.

A livello sintattico, il sonetto offre il maggior numero di “encabalgamientos”: tre “encabalgamientos oracionales verseles” – ai vv. 5,7,13 – e sei “encabalgamientos mediales” – due “oracionales” e quattro “sirremáticos”, ai vv. 1,2,4,5,6,12. La ricorrenza di tali “encabalgamientos” conferisce al testo un tono decisamente colloquiale, del resto ribadito dalla struttura interrogativa diretta dominante nella lirica.

Lorca visitò Cuenca nell’aprile del 1932 – durante la Semana Santa – quindi tre anni prima rispetto alla stesura del sonetto. Non ci sono notizie di altri viaggi in quella località dopo il ’32. Lorca fece il viaggio in compagnia di Rafael Martínez Nadal e del diplomatico cileno Carlos Morla Lynch, ma non visitarono la “Ciudad Encantada”.  Morla Lynch ha scritto a proposito di quel viaggio che si recarono a Cuenca decidendolo all’ultimo e rinunciando a recarsi a Salamanca. Vi andarono in bus e presero alloggio presso l’hotel Iberia. Appena arrivati, si recarono nella Plaza Mayor e si unirono alla processione del mercoledì santo, dietro alla Virgen de la Amargura. Il giorno dopo, si recarono a Palomera e, al ritorno, visitarono varie chiese e assisterono alla processione; anche il venerdì santo presenziarono alle celebrazioni devozionali della settimana santa. Furono anche ospiti del professor Juan Giménez Aguilar.

Non ci sono evidenze o altre testimonianze di ulteriori visite a Cuenca dopo il ’32, ma forse il poeta conosceva la “Ciudad Encantada” da prima.