Si avvicina la Pasqua e sicuramente, se non fossimo stati travolti da questo tsunami, avremmo progettato un viaggio, probabilmente in Europa, probabilmente in una capitale. Il tipico viaggio delle vacanze di Pasqua. E allora proviamo almeno a viaggiare con la mente, con la nostra fantasia, aiutati da un bel romanzo, da una guida originale o da un film.

Una delle mete che ben si sposano con questo periodo dell’anno è Amsterdam. Navigare sui suoi canali, girare in bicicletta e deliziarsi al mercato dei fiori o nei parchi, sono le cose che tutti amano fare all’aperto nella splendida città olandese.

E per accompagnarvi in questo tour, potete mettere in tasca due libri:

 

Amsterdam guida

Scoprite dove è ambientata la celebre “Ronda di notte” di Rembrandt, l’origine dell’invenzione del cognac, un insolito omaggio alle prostitute, decifrate le formelle, fate l’amore all’aperto senza infrangere la legge, visitate magnifici cortili nascosti, sciate nel cuore della città, diventate adepti del “boat-in”, versione olandese del “drive-in” e mangiate una pizza in barca…. Lontano dalla folla e dai cliché, Amsterdam conserva ancora tesori nascosti che rivela solo ai suoi abitanti e ai viaggiatori che sanno avventurarsi fuori dai sentieri battuti. Una guida per chi credeva di conoscere bene la capitale olandese o per chi desidera scoprire l’altro volto della città.

 

 

Magliani Amsterdam

Amsterdam è una farfalla, di Marino Magliani, Editore Ediciclo 2011, pagg. 219

Un viaggio a pedali in una Amsterdam epurata da ogni cliché”

Una città labirintica e misteriosa dove si ordiscono complotti e strategie, dove le biciclette giacciono arrugginite in cimiteri nascosti, dove i canali disegnano una ragnatela che intrappola i pensieri! Un eccentrico scrittore, un editore collerico, un’irriverente giovane donna e il suo cane breton l’attraversano in bicicletta, la guardano dall’alto dei suoi tetti e si perdono nel suo ventre sotterraneo a caccia di segreti che devono rimanere tali… perché Amsterdam è una farfalla.

Vi consiglio la recensione di Mangialibri. e quella di Bikeitalia.

 

Per i food lovers, vale la pena di fare un’esperienza di tasting al Foodhallen, dove si possono assaggiare sapori e cibi internazionali.

 

 

Naturalmente non ci si possono perdere le visite al Van Gogh Museum e al Rijkmuseum!

 

 

Ad Amsterdam ci sono tantissime librerie con sezioni internazionali; tra tutte, vi segnalo la libreria Pied à terre, perché è specializzata in libri di viaggio, guide per escursioni con qualsiasi mezzo, mappe e cartine. Dal 1 ° gennaio 2020, la libreria di viaggi Pied à Terre si trova a Rokin ad Amsterdam, al secondo piano di Scheltema Booksellers.

A proposito di guide, per fare conoscenza con la città, vi consiglio anche questo libro:

Mak un'idea di libertà

Un’idea di libertà. Biografia di Amsterdam, Mondadori 2012, pagg.297

Contestatrice e poco patriottica, antimonumentale e pragmatica, tesa verso il futuro e separata dal resto del paese, Amsterdam è, più che una città, un piccolo universo fortemente caratterizzato e ricco di fascino. Il libro di Geert Mak ne racconta la storia dalle origini, quando, dopo l’anno Mille, Amsterdam nacque da un conglomerato di villaggi lungo il fiume Amstel e divenne ben presto un baluardo di libertà e rivoluzione: dalle lotte di indipendenza politica condotte nel Trecento contro il vescovo di Utrecht al grande sciopero antinazista guidato dai comunisti nel 1941, dalle battaglie religiose cinquecentesche per l’affermazione del calvinismo al movimento di contestazione non violenta promosso negli anni sessanta dal gruppo radicale dei Provos. Amsterdam è visitata attraverso le sue svolte urbanistiche, i più eclatanti episodi di cronaca nera, le rivoluzioni in campo tecnologico e navale, le inconfondibili fisionomie degli uomini comuni che popolano i quadri di Rembrandt e l’iconografia locale: la storia “ufficiale” della città scorre intrecciandosi con mille storie minori, alcune poco note ma emotivamente forti e rappresentative. In questo modo si costruisce un documentario che entra nelle pieghe insolite della capitale olandese e ne mostra gli scorci più curiosi, mettendo in secondo piano facile folklore e panorami da cartolina.

Ma veniamo ai romanzi! Ho compilato una selezione tra quelli più noti (almeno, a me…), e, come sempre, vi invito ad arricchirla con i vostri suggerimenti.

 

Il primo titolo non può che essere il “Diario di Anna Frank“; anche se penso che a scuola lo abbiamo già letto tutti, vale la pena di riprenderlo, e di fare una visita alla casa-fondazione.

E poi:

Nooteboom_rituali

Rituali, di Cees Nooteboom, Iperborea 1993, traduzione di Fulvio Ferrari, pagg. 220

«Un’assenza, uno che non esiste»: così si autodefinisce Inni Wintrop, protagonista di Rituali, uomo senza qualità di questo fine millennio, ironico spettatore di un mondo che, come la città di Amsterdam in cui vive, mostra più l’aspetto di una «fortezza smantellata», rivelando quel vuoto su cui è costruito, quella mancanza di fondamento e di centro che è uno dei temi costanti della letteratura del nostro secolo. Osservatore onnivoro, curioso di ogni esperienza, Inni lascia che le cose gli accadano, riservandosi, nel teatro del mondo, il ruolo di «dilettante». Compra e vende quadri, investe in borsa, viaggia, legge, scrive oroscopi, insegue l’illusoria sensazione di esistere che gli danno gli amori, si abbandona, senza tentare di dirigerli, allo scorrere degli eventi, alla casualità degli incontri. Come quello con Arnold e Philip Taads, padre e figlio mai conosciutisi fra loro, di cui diventa amico a vent’anni di distanza l’uno dall’altro. All’opposto di Inni, questi cercano di sottrarsi al vortice della vita e del tempo, barricandosi in un solitario e ascetico rifiuto. Ma la maniacale routine di Arnold, il culto della meditazione Zen e della civiltà giapponese di Philip non offrono redenzione all’insensatezza del vivere. In un mondo che ha perso fedi e certezze, i rituali non sono più la via d’accesso alla dimensione del sacro, alla trascendenza, a quel mistero in cui è racchiuso l’ordine e il significato dell’esistere, restano solo un vano tentativo di tenere a bada la paura in attesa della morte. Due sono i quadri che Inni compra e vende nel romanzo: una «Sibilla», quasi emblematica custode dell’enigma dell’universo, e una stampa giapponese ukiyo-e, quella «pittura del mondo fluttuante» che Nooteboom stesso non fa che offrirci: l’immagine della vita nel suo effimero fluire, nelle sue seduzioni che svaniscono, in ciò che la rende, se non accettabile, amata.

Mc Ewan Amsterdam

Amsterdam, di Ian Mc Ewan, Einaudi 2017, traduzione di Susanna Basso, pagg. 192

Pubblicato in originale nel 1998, vincitore del Booker Prize.

Quattro uomini si ritrovano al funerale della donna che hanno amato. Sono avidi e pieni di rancore, e a partire da quell’evento saranno messi di fronte a scelte etiche fondamentali, che riveleranno la loro spietata natura. È lecito distruggere un uomo politico, sia pure spregevole e privo di scrupoli, attaccandolo sui segreti più intimi della vita privata? E un grande artista, per assecondare la propria ispirazione, è autorizzato a ignorare una persona che sta rischiando la vita? Amsterdam è una breve sinfonia grottesca sull’odio e la vendetta, e su cosa sono disposti a fare gli uomini quando a dominarli è l’ambizione. E con la sua penna, feroce e leggera, McEwan ci trascina in un appassionante racconto sul deserto morale dei nostri tempi.

«Un piccolo horror che mette i brividi e si legge tutto d’un fiato. Senza dubbio uno dei migliori libri di McEwan».
«The New York Times»

 

Camus la caduta

La caduta, di Albert Camus

Pubblicato dal 1956, lo trovate in varie edizioni

Clamence, un brillante avvocato parigino, abbandona improvvisamente la sua carriera e sceglie come quartier generale un locale d’infimo ordine, il Mexico-City, ad Amsterdam. Presa coscienza dell’insincerità e della doppiezza che caratterizza la sua vita, Clamence decide di redimersi confessando e incitando (per sincerità, per virtù, per il gusto della dialettica) gli occasionali avventori della taverna portuale a confessare la loro «cattiva coscienza». Ma non bisogna lasciarsi ingannare: Clamence non si redime. L’eroe di Camus secondo le sue stesse parole «percorre una carriera di falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne».

 

Nescio Amsterdam

Storie di Amsterdam, di Nescio

“Fu un’epoca meravigliosa. Anche se, a pensarci bene, è un’epoca che deve durare ancora adesso, durerà sempre finché ci saranno ragazzi di diciannove, vent’anni”. È la voglia di rivoluzionare il mondo che i bohémien di Nescio hanno in comune con i ragazzi di tutti i tempi, hippy ante litteram in un’Amsterdam di inizio 900, in rivolta contro un sistema che esige routine, lavoro e successo. Sono “giovani Titani” che inseguono i propri sogni, come Japi “lo scroccone”, che non vorrebbe fare altro che guardare il mare, ma ama troppo i piaceri mondani per non tuffarcisi quando sono gli altri a pagare il conto; Koekebakker, giornalista ormai famoso, che finisce per perdere ogni idealismo; Bavink, artista affermato, che capisce di essere uguale ai ricchi borghesi da lui detestati. Sono queste le storie di Amsterdam, vite che si accendono in dialoghi essenziali, con una brillante leggerezza che maschera la malinconia di fondo, non solo per l’inevitabile sconfitta e i sogni traditi, ma per quel senso di totale disincanto che comunica Nescio: con una sconvolgente modernità, come dice il suo pseudonimo, l’autore non sa, interroga l’inspiegabile assurdità del vivere.

 

Reve le sere

Le sere, di Gerard Reve, Iperborea 2018, traduzione di Fulvio Ferrari, pagg. 320

È il 1947 quando il ventitreenne Gerard Reve pubblica il romanzo che sconcerta, cattura e divide l’Olanda postbellica, annoverato oggi tra i grandi classici di questo paese e tra i capolavori della letteratura europea. Per gli ultimi dieci giorni del dicembre 1946 seguiamo la vita di Frits van Egters, un giovane che ha lasciato gli studi per un monotono lavoro impiegatizio e che trascorre il tempo libero peregrinando per le strade di Amsterdam, raccontando storielle di sagace humour macabro e osservando se stesso e gli altri alla luce violenta della sua ironia critica. La sua esistenza è un tour de force per riempire la vacuità quotidiana, per dare un senso alle sere che seguono a giornate «inutili», trasformando la routine in una dirompente commedia nera. Come una biglia Frits si muove tra il piccolo appartamento che divide con i genitori – di cui registra con sguardo clinico ogni goffaggine, ottusità e dettaglio di decadenza fisica – e le case di amici che sottopone a sfrontate provocazioni, in un gioco psicologico efferato e ricco di immaginazione, quasi un’estrema rivalsa dello spirito contro ogni rassegnato perbenismo, della parola contro lo scorrere del tempo che tiene l’uomo sotto scacco. Con un incalzante collage di dialoghi arguti e riflessioni spiazzanti, muovendosi tra l’assurdo di Kafka e il rovello ossessivo di Hamsun, l’esistenzialismo di Camus e l’ilarità ribelle di Salinger, Reve ci trascina nel mondo interiore di un personaggio tanto feroce quanto irresistibile in tutta la sua selvatichezza umana, nel suo cinismo irrisolto e in perenne ricerca di una risposta all’assurdità del vivere, figlio di un’Europa annichilita dalla guerra ma soprattutto fratello di ogni giovane che in ogni epoca si ritrova ad affrontare la crudezza del mondo.

 

Koch la cena

La cena, di Herman Koch, Neri Pozza 2010, traduzione di Giorgio Testa, pagg. 286

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l’argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli. Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti. Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile. Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l’attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera. Serge, il fratello di Paul, è il padre dell’altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l’omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica. Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo. Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto? Due coppie di genitori per bene durante una cena in un bel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli?

 

Vlugt la ragazza che viene dal passato_

La ragazza che viene dal passato, di Simone Van Der Vlugt, Feltrinelli 2010, traduzione di E. Cantoni, pagg. 344

Sabine è una giovane donna olandese che sta per tornare al suo posto di lavoro ad Amsterdam dopo un lungo periodo di assenza dovuta a una crisi depressiva. Nove anni prima, quando ancora andava al liceo, ha vissuto un’esperienza traumatica di cui non conserva però memoria: è scomparsa una sua compagna di scuola, Isabel, e Sabine ha rimosso il ricordo degli eventi di cui forse è stata diretta testimone. Il passato però pian piano riaffiora, grazie a una sorta di sdoppiamento tra la Sabine matura e la Sabine ragazzina. Lei cerca intanto di proseguire la sua vita, continua a lavorare e avvia una relazione con Olaf, un ex compagno di Robin, suo fratello maggiore. Ma le ricerche sulla scomparsa di Isabel ben presto finiranno per travolgerne l’esistenza, nel momento in cui la polizia fa passi avanti determinanti nelle indagini, e fatti e persone cominciano ad apparire sotto una nuova luce. Tra quelli che sveleranno un lato oscuro e nascosto del carattere ci saranno anche Olaf e il bidello di allora Groesbeek. Poi con un ritmo sempre più incalzante il puzzle della misteriosa tragedia si ricompone. Sino al conturbante finale.

 

Chambers cartoline

Cartoline dalla terra di nessuno, di Aidan Chambers, Bur 2014, traduzione di A. Padoan, pagg.471

Può il caso mutare il corso della nostra esistenza? Jacob, diciassettenne inglese, parte per Amsterdam al posto della nonna, bloccata a casa da una gamba rotta. Scopo del viaggio: partecipare alla commemorazione della battaglia di Arnhem, combattuta dal nonno cinquant’anni prima. Ma la cerimonia diventa il pretesto per la scoperta di una nuova vita, che affonda le sue radici in un passato sconosciuto. In una Amsterdam divisa fra tradizioni senza tempo e modernità, Jacob scoprirà che cosa significa amare. In ogni senso. “L’amore non si misura. Non è che ne abbiamo ciascuno una scorta limitata da dare a una sola persona per volta. O che abbiamo un particolare tipo di amore destinato a una sola persona in tutta la vita. È ridicolo anche solo pensarlo.”

 

Grunberg il maestro di cerimonia

Il maestro di cerimonie, di Arnon Grunberg, Feltrinelli 2009, traduzione di F. Paris, pagg. 378

Jorgen Hofmeester è separato e padre di due figlie. Lavorava presso una casa editrice, ma è stato costretto al prepensionamento. Malgrado la sorte avversa rimane pur sempre fiero proprietario di una casa signorile nel quartiere benestante di Amsterdam. Una vita borghese addormentata. Apparentemente. La prima figlia, Ibi, è stata sorpresa poco più che bambina a letto con l’inquilino cui Jorgen affittava il piano superiore della casa: dopo lo scandalo ha abbandonato definitivamente il tetto paterno. Rimane solo Tirza, la prediletta. Ma anche lei, completati gli studi, sta per partire per un lungo viaggio in Africa con il fidanzato, un sosia perfetto di Mohammed Atta, personificazione del Male. Il romanzo si apre con Jorgen Hofmeester (“Maestro di cerimonie” in nederlandese) che prepara la festa d’addio per la figlia con una meticolosità, un severo autocontrollo in cui si avverte una tensione, un invisibile pericolo. Un libro sulla paranoia sociale, su chi ha perso ogni sicurezza nella vita e pertanto teme il male da fuori, senza riconoscere il male dentro di sé.

 

Amsterdam la rete uccide

La rete uccide, di Charles Den Tex, Edizioni E/O 2010, traduzione di D. Santoro, pagg. 409

Amsterdam: Michael Bellicher lavora per una delle più grandi agenzie di consulenza del mondo. Tutto ciò che desidera sembra a portata di mano. Finché un giorno, dopo cinque anni, rivede il fratello. L’incontro, sorprendente e di cui il lettore scoprirà le circostanze solo più avanti, mette in questione la sua stessa identità. Michael crolla e viene licenziato. Per non farsi buttar fuori, una notte si nasconde nella mensa dell’impresa, e diventa per caso testimone di qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere. Da quel momento è braccato dalla polizia e da personaggi misteriosi quanto spietati. Ovunque si rifugi incappa nello sfuggente “signor Miller”, che sembra sapere tutto di lui. Attraverso il controllo del web una misteriosa organizzazione spia le vite di milioni di persone e ogni mossa dello stesso Michael braccato per le vie di Amsterdam. La pervasività della tecnologia dell’informazione, la solitudine dell’individuo e la fragilità dell’identità personale sono i temi che affiorano in questo thriller dell’era Internet e che den Tex racconta con una scrittura secca e coinvolgente.

Miglior thriller dell’anno pubblicato in Olanda nel 2006, è una sorta di versione moderna della lotta tra il Bene e il Male, ambientata nel mondo dell’informatica aziendale.

 

Se siete amanti dei romanzi storici, vi propongo alcuni titoli:

 

Pakravan il libraio di Amsterdam

Il libraio di Amsterdam, di Amineh Pakrava, Marsilio 2005, pagg.304

I primi torchi tipografici di Lione, Parigi, Anversa. Il porto di Amsterdam con i suoi odori di spezie, i suoi colori, le sue navi. Sono le tappe della famiglia Pradel: il capostipite Mathieu, fonditore di caratteri mobili, parte da Troyes in cerca di fortuna nel 1519; il nipote, Guillaume, sarà libraio e cartografo ad Amsterdam. Nel racconto di quest’ultimo si snoda la storia di tre generazioni di uomini legati ai mestieri del libro e della tipografia. Tra i torchi crescono le prime controversie religiose della Riforma, e la tempesta che si abbatte sull’Europa tra Cinque e Seicento non risparmia certo i Pradel. L’incomprensione e l’odio del padre Mathieu per il figlio Simon, convertito alla nuova religione, sono gli stessi che insanguinano le strade di Parigi nella notte di San Bartolomeo, e le Fiandre in rivolta contro gli spagnoli. Raccontando le vicende della sua famiglia, Guillaume compie un percorso a ritroso alla ricerca della verità: uomo razionale, che sente il bisogno di capire e di mettere ordine nei fatti che hanno sconvolto la sua vita, rappresenta i molti che in quel periodo cercarono di analizzare lucidamente la realtà e i rapporti fra gli uomini nel tentativo di uscire dal gorgo della violenza e dall’integralismo dogmatico che avevano segnato dolorosamente l’Europa. Qui, più che nel Nuovo Mondo dove pure Guillaume si spinge, va cercata la formula di una nuova e pacifica convivenza.

 

Burton miniaturista

Il miniaturista, di Jessie Burton, Bompiani 2017, traduzione di Elena Malanga, pagg. 464

In un giorno d’autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman – Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma – bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. E’ arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo per iniziare una nuova vita come moglie dell’illustre mercante Johannes Brandt. Ma l’accoglienza è tutt’altra da quella che Nella si attende: invece del consorte, trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt, e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. L’unica attenzione che le riserva è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l’invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella non si perde d’animo e si rivolge all’unico miniaturista che trova ad Amsterdam, una enigmatica figura che sembra sfuggirle continuamente, anche se tra loro inizia un dialogo sempre più fitto, senza parole, ma attraverso piccoli, straordinari manufatti che raccontano i misteri di casa Brandt.

 

Liss il mercante di caffè_

Il mercante di caffè, di David Liss, Net editore 2007, traduzione di M.B. Piccioli, pagg. 383

Amsterdam, 1659. Nella città regina dei commerci e della finanza si può vincere o perdere una fortuna in un attimo. Miguel Lienzo, mercante ebreo portoghese rifugiatosi in Olanda per sfuggire all’Inquisizione, lo sa fin troppo bene. A causa di un crollo inaspettato del mercato dello zucchero si ritrova tallonato dai creditori e costretto a vivere della carità del fratello, in attesa di un’occasione per risollevarsi. A offrirgliela è una donna misteriosa che gli fa conoscere una bevanda esotica e corroborante destinata a modificare le abitudini della borghesia europea: il caffè. Trasgredendo alle fErree regole della comunità ebraica, Miguel entra in società con lei e scommette sul successo commerciale del nuovo prodotto. Comincia così un’avventura in cui Lienzo deve usare tutta la sua scaltrezza per fronteggiare concorrenti avidi, soci dalla dubbia lealtà e un nemico potente, deciso a tutto pur di condurlo alla rovina.

 

vlugt blu come la notte

Blu come la notte, di Simone Van Der Vlugt, Ponte alle Grazie editore 2016, traduzione di Laura Pignatti, pagg. 297

Siamo nei Paesi Bassi, durante il Secolo d’Oro, il diciassettesimo, in cui tutto fiorisce, e non solo i famosi tulipani che hanno dominato la prima bolla speculativa della storia del capitalismo: fiorisce anche la pittura con Vermeer e Rembrandt; la matematica e la fisica con Huygens; la filosofia con Baruch Spinoza; i viaggi per mare della Compagnia Olandese delle Indie Orientali; le maioliche di Delft. E le donne? Le donne, di solito, lavorano silenziose nelle case, come madri o governanti, cuoche o contadine. Il Secolo d’Oro esiste anche per quelle come Catrijn, nate e cresciute in povertà, schiave della terra e del marito. Ma il vento cambia, e bisogna saper issare la vela giusta: quando Catrijn si ritrova vedova di Govert, uomo alcolizzato e violento, capisce che è arrivato il momento per buttarsi nella mischia e tentare di realizzare i propri desideri. Cercare fortuna in città, guadagnare dei soldi, innamorarsi e, perché no, inseguire il suo grande sogno: diventare decoratrice di ceramiche. Ha inizio così un’avventura che la porterà nella grande Amsterdam e nelle fabbriche di ceramiche di Delft. Nei luoghi dove passa la Storia e le donne coraggiose come lei possono pensare di forgiare il proprio destino.

 

il sogno dei tulipani

Il sogno dei tulipani, di Deborah Moggach, Garzanti 2000, traduzione di L. Noulian, pagg. 328

Nel 1636 Amsterdam è la capitale della finanza mondiale, una città dove il culto del denaro s’accompagna a quello della bellezza e dove accanto alle botteghe in cui prosperano mille traffici redditizi ci sono le botteghe degli artisti più straordinari. La giovane Sophia ha sposato Cornelis Sandvoort, un ricco e maturo mercante che l’ha riscattata dalla povertà e l’ama profondamente. Raffinato conoscitore delle arti, Cornelis decide di commissionare il ritratto della moglie ad un promettente pittore Jan van Loos. E’ un incontro fatale, segnato da una sensualità travolgente ma anche dai mille pericoli che i due amanti dovranno affrontare, nel clima surriscaldato di un’euforia finanziaria aperta a ogni opportunità e a ogni rischio.

 

Ok: mi fermo qui. Però chiudo con un suggerimento riguardo al cinema. Siete curiosi di sapere quali film sono stati girati ad Amsterdam? Allora andate su questo bel post del blog Love Amsterdam.

amsterdam canali