Il romanzo on-the-road è un genere che ha avuto una notevole fortuna soprattutto negli Stati Uniti, a partire da quello che è l’on-the-road per eccellenza, e cioè l’omonimo romanzo di Jack Kerouac. 

In generale, il romanzo on-the-road è un’opera narrativa la cui trama si svolge durante un viaggio;  i personaggi principali lasciano la loro casa/città/paese per viaggiare da un luogo all’altro, modificando, durante l’arco di questa esperienza, la prospettiva della loro vita quotidiana e del loro modo di vedere la vita e il mondo. Di solito il viaggio nasce da una voglia di cambiamento, o dalla ricerca di persone a cui si è legati, o da una fuga. Si può dire che il viaggio è una catarsi, o una crescita, una formazione e maturazione. Durante il viaggio, i protagonisti hanno modo di conoscersi meglio, di approfondire o di modificare i loro rapporti, di ripianare questioni del passato rimaste irrisolte.

Spesso vengono considerati in questo genere anche quei libri di viaggio autobiografici in cui il viaggiatore-protagonista affronta un lungo viaggio in territori a lui ignoti, conosce persone e culture diverse dalla sua, fa delle esperienze – a volte estreme – e torna cambiato. Questi libri sono, però, un genere fratello rispetto al romanzo on-the-road vero e proprio, dove si ha una costruzione narrativa, condotta nei suoi sviluppi, e popolata da una serie di personaggi e di avventure che vivono durante il viaggio.

Nel primo genere, possiamo risalire nel tempo e tornare a “Il Milione“, scritto sotto dettatura da Rustichello da Pisa, che narra il viaggio del veneto Marco Polo – insieme al padre e allo zio – e che risale alla fine del 1200.

Vogliamo metterci anche “Il giro del mondo in ottanta giorni” (1873) del buon Jules Verne ? Beh, a fronte di una scommessa, in effetti Phileas Fogg e Passepartout fanno un bel viaggio….

Ma verrei più vicino a noi, per puntare gli occhi su questi diari di viaggio:

Che Guevara latinoamericana

Dicembre 1951. Due giovani studenti argentini, Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granado, partono in sella a una sgangherata motocicletta, la “Poderosa”, per attraversare l’America Latina. Li aspettano sette mesi di avventure e incontri destinati a forgiarli per sempre. Queste pagine rivelano lo sguardo fresco ma già critico e intelligente che sarà del “comandante Che Guevara”; contengono i mille volti dell’America, la miseria degli Indios e la folgorante bellezza del paesaggio; raccontano il desiderio di esplorare, capire, emozionarsi come solo a vent’anni si può, mentre la moto perde pezzi per strada e due ragazzi si trasformano in uomini.

Naturalmente il “travel writer” più famoso e amato dai viaggiatori, Bruce Chatwin. Quanti sono partiti ispirati da lui e dai suoi viaggi, armati di uno zaino e una serie di Moleskine?

Chatwin le vie dei canti

Un romanzo, un saggio, e un diario di viaggio. Ambientato in Australia, il libro racconta delle indagini svolte da Chatwin sulla tradizione aborigena dei canti rituali, tramandati di generazione in generazione come conoscenza iniziatica e segreta. Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Il libro sviluppa la tesi secondo cui i canti aborigeni sono contemporaneamente rappresentazione di miti della creazione (narrazione degli eventi dell’epoca ancestrale del “dreamtime”, da cui tutto discende) e mappe del territorio.

Chatwin in Patagonia

È un diario del viaggio che l’autore intraprese alla ricerca delle tracce di un suo antenato marinaio attraverso la Patagonia argentina e cilena. In Patagonia è universalmente considerato il capolavoro di Bruce Chatwin. La narrazione, secondo il consueto stile chatwiniano, si abbandona a numerose divagazioni di tipo storico e scientifico. L’opera si configura anche come una ricerca delle proprie radici, ripercorrendo le vicissitudini affrontate da un leggendario personaggio della famiglia dell’autore, il capitano Charles Milward.

Terzani un indovino mi disse

In Italia abbiamo avuto un grande giornalista e scrittore, Tiziano Terzani, che, oltre alla mole di articoli e reportage, ha scritto anche libri che raccontano i suoi viaggi e gli anni di corrispondenze dall’estero. La sua attività di scrittore ricade in buona parte nell’ambito della periegesi, termine con cui si intende quel filone storiografico che, intorno ad un itinerario geografico, raccoglie notizie storiche su popoli, persone e località, verificate, per quanto possibile, dall’esperienza diretta.

Oltre ai suoi reportage, vi consiglio di leggere “Un indovino mi disse“. Il libro è la cronaca dell’anno in cui Terzani riscopre i viaggi in treno ed in nave per l’Asia (Laos, Thailandia, Birmania, Cina, Singapore, isole Malesi, Indocina, Cina, Mongolia, Russia). È l’occasione per riscoprire la vera Asia, non quella dei ministri, degli ambasciatori e delle grandi personalità, ma quella della gente comune. Il libro è ricco di leggende, di descrizioni di vita quotidiana nei paesi asiatici, e delinea il contrasto tra i paesi in fase di sviluppo accelerato (Cina, Thailandia, Singapore) e quelli ancora legati alle tradizioni e al passato (Laos, Birmania), descrivendo gli incontri con indovini, astrologi e “stregoni”.

Altri si sono cimentati con questo genere; ne vediamo alcuni:

Ebano

È un memoir di viaggi del giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuściński, edito nel 1998 e tradotto in Italia da Feltrinelli nel 2000. L’autore viaggiò per quasi trent’anni in vari paesi africani, tra i quali Kenia, Ruanda, Nigeria, Etiopia, raccogliendo una vasta messe di esperienze in qualità di corrispondente. Compendio delle più significative avventure di un bianco europeo nell’Africa appena passata dal colonialismo all’indipendenza, l’autore è un visitatore straniero in un continente antico e al tempo stesso giovane e vitale, continuamente attraversato da violenti contrasti sociali e politici.

Steinbeck viaggi con Charley

Nel settembre 1960 John Steinbeck affronta un viaggio attraverso gli Stati Uniti a bordo di un furgoncino chiamato Ronzinante in compagnia del barboncino Charles Le Chien, detto Charley. Lo scrittore ha sempre amato viaggiare e alle soglie dei sessant’anni sente che deve uscire di casa alla ricerca di ispirazione e di storie nuove per i suoi racconti e romanzi. Dalle piccole cittadine alle grandi metropoli fino ai paesaggi selvaggi, in questo libro ritroviamo lo sguardo maturo dello scrittore, e la sua curiosità e sensibilità per ogni aspetto della vita, umana e naturale. Un resoconto unico che offre uno spaccato dell’America degli anni sessanta, fatto di ritmi quotidiani, incontri con persone umili come un garagista o un negoziante, problemi vecchi e nuovi, come la questione razziale nelle periferie o l’inquinamento dei fiumi. Steinbeck rivela un acume unico nell’osservare la realtà dalla prospettiva degli umili e una vena lirica inconfondibile nel descrivere un’America che scopriamo pagina dopo pagina, chilometro dopo chilometro.

Krakauer nelle terre estreme

Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbattè quasi per caso in questa vicenda, rimanendone quasi ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista “Outside” che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l’America all’inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche.

Strade blu

Nel 1978, il trentottenne Least Heat-Moon perde il suo lavoro di insegnante in una piccola Università, il suo matrimonio fallisce dopo che la moglie decide di abbandonarlo: la crisi personale lo spinge ad accarezzare l’idea del suicidio. Poi decide diversamente, ricominciando a vivere: intraprende un viaggio su strada a bordo del suo furgone – attrezzato alla buona – attraverso gli USA. Come guida e bussola morali, porta con sé due libri: Alce Nero parla di John Neihardt e Foglie d’erba del grande cantore Walt Whitman. A differenza del viaggio Sulla Strada di Kerouac, Least Heat-Moon opta di percorrere solamente le strade secondarie, quelle che chiama “Blue Highways”, un’espressione coniata da lui per designare quelle strade secondarie e poco frequentate tipiche dell’America interna e rurale, di solito tracciate in blu sugli atlanti stradali più datati, come quello della Rand McNally, il terzo libro che egli porta con sé.

Passando al romanzo on-the-road vero e proprio, questi sono i titoli che mi sono venuti in mente:

Zadoorian In-viaggio-contromano

Ella e John hanno deciso: partiranno. Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami prescrizioni precauzioni. Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme “formano una persona intera”.
Di cose grandiose, se ne possono fare anche all’ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario. E allora? Si parte e stop. In barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a ottant’anni suonati Ella e John balzano sul loro camper – un vecchio Leisure Seeker – e attraversano l’America da Est a Ovest. Partendo da Detroit, puntano dritti a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga.
Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

Chang la famiglia Wang

Una saga familiare, un irresistibile on the road, un indovinato ritratto del sogno americano al declino, un romanzo commuovente sull’eterna ricerca delle proprie radici. Charles Wang è emigrato da Taiwan in America tanti anni fa e si è costruito un impero nell’industria dei cosmetici. Ma poi ha rischiato investimenti azzardati, senza sapere che si stava avvicinando una delle più grandi crisi economiche della storia, quella del 2008, e ha perso tutto: fabbriche, negozi, case, macchine. Ma Wang ha un piano. Andrà in Cina, dove non è mai stato, e recupererà le terre della sua famiglia, confiscate al tempo della rivoluzione. Prima deve però attraversare gli Stati Uniti per radunare i suoi americanissimi figli, raccogliere lungo la strada i due minori, una studentessa di liceo appassionata di moda e uno studente universitario che sogna di diventare un attore comico, e arrivare a New York dalla figlia maggiore, artista di successo in crisi sia lavorativa sia sentimentale. L’esordio di Jade Chang è al tempo stesso uno scoppiettante romanzo on the road, una saga familiare e un viaggio alla ricerca delle radici. Non solo della famiglia Wang, ma anche dell’America che gli Wang hanno conquistato e contribuito a costruire e che deve a sua volta riscoprire la propria identità nel subbuglio seguito alla crisi economica.

Lacour il ritmo dell'estateBev, Meg e Alexa sono amiche per la pelle, e sono un gruppo rock: le DisinCanto. Colby è il miglior amico di Bev e insieme hanno fatto un patto: ora che il liceo è finito gireranno l’Europa per un anno, al college penseranno dopo. Con questa certezza Colby si mette alla guida del pulmino Volkswagen con cui accompagnerà le amiche in tour, prima di partire per il suo viaggio. Ma anche il piano più perfetto può saltare in un attimo, l’attimo in cui Bev annuncia di aver cambiato idea – per Colby crolla ogni certezza, ma prosegue il tour e infine capirà che cosa vuol fare del suo futuro. Incontri divertenti, interessanti, improbabili; concerti scatenati; panorami mozzafiato; pittoreschi villaggi e anonimi motel: una settimana vissuta intensamente che rinsalderà le amicizie e permetterà a ciascuno di dare una risposta alla domanda più importante: e adesso, che cosa faremo?

Vi segnalo questa recensione di WWayne.

Gilbert mangia prega ama

Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì.  In questo irresistibile diario-confessione, Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.

Joyce imprevedibile viaggio harold fry

A volte ci vuole un milione di passi per ritrovare se stessi. A volte basta un incontro per trasformare una vita. Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell’Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza inconsapevole e la forza del suo ottimismo. Harold Fry è un eroe senza essere super, un tipo alla Forrest Gump, un uomo speciale capace di insegnarci a credere che tutto è possibile, se lo vogliamo davvero. Toccante, commovente, ma anche venato da un’irresistibile ironia, “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” è un romanzo semplicemente indimenticabile: la più bella celebrazione dell’amicizia, dell’amore e dei sogni che vi capiterà di leggere per molto, molto tempo.

Robertson l'ultima stagione

L’ultima stagione di Don Robertson. Il viaggio on the road di una coppia di anziani nel cuore dell’America, alla ricerca del significato di un’intera esistenza.  Una delicata ode alla vita, intelligente, spassosa, mai lugubre. Un’elegia dello spirito umano, che passa attraverso una scrittura potente, senza sfumature o compromessi.

Sotto, elenco alcuni romanzi per i quali potete leggere le mie recensioni:

Romero Roque Rey

Ricardo Romero. Storia di Roque Rey.

A dodici anni, alla morte dello zio Pedro – da cui Roque eredita lo sguardo obliquo e le spalle voltate al mondo – sarà lui a calzare le scarpe Guante che la zia aveva tenuto in serbo per l’occasione. Scarpe destinate al viaggio nell’aldilà dello zio e che invece accompagneranno Roque nel viaggio della vita, “vagabondo insonne”, “serpente che cambia pelle”, in lungo e largo per l’Argentina, un viaggio circolare, in compagnia di molti personaggi che hanno come una specie di data di scadenza, nel senso che, dopo un po’, Roque li abbandona tutti. O viene abbandonato da loro.

Toews fuga copertina

Miriam Toews, In fuga con la zia

Romanzo che ruota attorno al viaggio. Viaggio sia come ricerca: per Hattie, viaggiando tra presente e passato, tra l’oggi che incombe drammatico e i ricordi della sua difficile vita accanto alla sorella che da quando lei è nata non ha desiderato altro che morire. Per i ragazzi, la ricerca del significato di famiglia, intesa come legami, amore, presenza, un complicato meccanismo che deve comunque funzionare anche laddove gli schemi tradizionali sono superati. Il viaggio come prova, ma anche come crescita di consapevolezze, come sfida ai propri limiti e voglia di superarli; per la zia e i nipoti è anche un modo per ritrovarsi e scoprire di potere contare gli uni sugli altri; per i ragazzi è la possibilità di avvicinarsi e imparare a rispettare le rispettive personalità. Viaggio inteso anche come avventura: una traversata che dal Manitoba, Canada, li porta ad attraversare gli Stati Uniti del west, fino alla California, al confine col Messico, tra paesaggi sconfinati e cieli arrabbiati. Un percorso costellato di incontri con personaggi strampalati, benzinai e hippies, poliziotti e sfasciacarrozze; chilometri percorsi facendo tappa in squallidi motel e su campi da basket abbandonati, mangiando dalla borsa frigo riempita nelle stazioni di servizio. Arrivando a destinazione con scoperte sorprendenti.

Marelli dime copertina 3

Stefano Marelli, A dime a dozen

La storia si avvia attraverso la voce di Blasco che racconta come ha conosciuto Miller e come lo ha ritrovato a distanza di anni: è proprio Miller, l’uomo dal passato avventuroso, il protagonista assoluto di questo romanzo on the road, strettamente legato alle passioni letterarie di Miller per un Paese, gli Stati Uniti, di cui è figlio a metà ma che sente dentro di sé più della provincia italiana in cui è cresciuto. È lui che conduce Blasco e la sua fidanzata Allegra in un viaggio attraverso il Sahara algerino, alla ricerca di grotte con incisioni mai scoperte, a bordo di un vecchio Land Rover: un’escursione che è soprattutto un itinerario indietro nel tempo e in altri luoghi, un raccontarsi vicino al fuoco, la notte, con una rassicurante scorta di alcolici, quando si accampano nelle tante tappe prima di giungere nel luogo che Miller ha scelto.

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Afferra il coniglio, di Lana Bastašić

Due donne on the road da Mostar, Bosnia, a Vienna, in un susseguirsi di ricordi, di imprevisti, di battibecchi. Il romanzo di Lana Bastašić mi ha colpito per diverse ragioni. La scrittura è poggiata su un linguaggio “giovane”, immediato, diretto, prossimo al parlato, attuale. Una lingua che scava a fondo, che non ha paura di guardare in faccia anche i lati spiacevoli, o scabrosi della realtà. La struttura narrativa che alterna il presente del viaggio al passato dei ricordi e del vissuto che hanno portato al viaggio, rende il fluire del racconto incalzante: si intuisce che bisogna risalire nel passato, andare a rimettere insieme ogni tassello per comprendere la polarità dell’amicizia oppositiva tra le due protagoniste. Romanzo che parla dell’amicizia tra due donne, mettendo a nudo le complessità ma anche quello zoccolo duro sedimentato sulla sorellanza, quella capacità di condividere anche le esperienze più intime, con naturalezza; e che affronta un contesto storico che non è cornice, ma sostanza stessa della storia narrata, quell’imprescindibile mannaia che è calata su persone e città e che ha lasciato solchi profondi.

Vi segnalo anche questo libro da poco pubblicato che è un reportage/inchiesta: una fotografia on the road di un’America poco conosciuta.

Bruder Nomadland

Nomadland, nato dall’inchiesta «Dopo la pensione» ci accompagna in un viaggio indimenticabile attraverso la vita, i sogni e le speranze dei nomadi del terzo millennio, per scoprire che, squarciato il velo illusorio del Sogno Americano, al di là è forse possibile scorgere una nuova realtà, più umana, più solidale, più bella. Da questo romanzo è tratto il film omonimo di Chloé Zhao, interpretato da Frances McDormand, vincitore del Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2020.

Ogni giorno in America, il Paese più ricco del mondo, sempre più persone si trovano a dover scegliere tra pagare l’affitto e mettere il cibo in tavola. Di fronte a questo dilemma impossibile, molti decidono di abbandonare la vita sedentaria per mettersi in viaggio. In un mondo in cui basta un ricovero in ospedale al momento sbagliato per mandare in fumo i risparmi di una vita, in cui la previdenza sociale è praticamente inesistente e il peso dei debiti spinge molti alla disperazione, donne e uomini in età da pensione hanno iniziato a migrare da un lato all’altro del Paese attraverso i mezzi di trasporto più vari, tra un lavoro precario e l’altro. Tra loro Linda May: una nonna di 64 anni, dai capelli grigi, che vive viaggiando su un 28 piedi, e Bob Wells, diventato vero pilastro della comunità dei nomadi dopo anni di sofferenza e fallimenti. Nomadland, nato dall’inchiesta «Dopo la pensione» (vincitrice del Premio Aronson 2015 per il giornalismo sulla giustizia sociale) ci accompagna in un viaggio indimenticabile attraverso la vita, i sogni e le speranze di questi nomadi del terzo millennio, per scoprire che, squarciato il velo illusorio del Sogno Americano, al di là è forse possibile scorgere una nuova realtà, più umana, più solidale, più bella.

Bene, questo è tutto! Manca sicuramente qualche romanzo di cui mi sono dimenticata…. avete qualche suggerimento?

(foto di copertina: https://www.hccmis.com/blog/travel/top-10-places-to-visit-on-your-great-american-road-trip/)