Il 7 gennaio 2015 un commando di terroristi jihadisti fa irruzione nella redazione di Charlie Hebdo: il bilancio finale sarà di dodici morti e undici feriti. Fra questi c’è.

A cinque anni dall’attentato, esce in Italia il libro che ha saputo raccontare alla Francia e al mondo il dramma di un sopravvissuto. Una straordinaria traversata nella trasformazione di un corpo, nella ricostruzione di una vita, nell’attraversamento intellettuale di una cultura che più di tutto, forse, ci rende ciò che siamo.

Vincitore del Prix Fémina, e del Prix Renaudot Special.

Finalista Prix Médicis e Prix Interallié.

Finalista al Premio Gregor Von Rezzori Città di Firenze

Parigi, 7 gennaio 2015. Philippe partecipa a una riunione di redazione nella sede di Charlie Hebdo, il giornale satirico di cui è uno dei collaboratori. Mentre si parla dell’ultimo libro di Houellebecq, due uomini armati vestiti di nero fanno irruzione nella sala e cominciano a sparare all’impazzata. Il bilancio è di dodici morti e undici feriti. Philippe Lançon è uno dei sopravvissuti all’attentato di matrice islamistica. Una pallottola lo ferisce alla mano, un’altra gli porta via la parte bassa del viso: mandibola destra, parte del labbro inferiore, denti. Forse gli attentatori lo credono morto. È l’inizio di un’odissea ospedaliera che durerà nove mesi durante la quale la sua faccia viene ricostruita e rieducata, ma è anche un limbo, uno spazio-tempo intermedio sospeso tra una vita di prima che non esiste più e una vita di dopo che deve ancora cominciare, una dimensione strana in cui il ricordo si mischia con la realtà e con l’allucinazione. Philippe Lançon non parla del terrorismo islamico, se non come causa incidentale del suo dramma personale, ma ci accompagna nel suo viaggio di ricostruzione fisica che si svolge in parallelo alla ricostruzione della memoria, una nebulosa popolata di episodi e di personaggi tanto reali, da François Hollande a Ben Bella a Mario Vargas Llosa, quanto letterari, da Proust a Kafka a Thomas Mann. Ma sono ben altri i personaggi veri che lo assistono nel suo timoroso anelito di rinascita, sono la chirurga Chloé, il dottor Hossein, l’infermiera Annette, il portantino Lulu…

Philippe Lançon è nato nel 1963 a Vanves. Giornalista e scrittore, scrive per Libération ed è editorialista e giornalista culturale per Charlie Hebdo. Ferito nell’attentato del 7 gennaio, ha affrontato nove mesi di ospedale e 15 operazioni. La traversata è il suo ultimo libro, il primo a essere pubblicato nel nostro paese. Nel 2018 ha vinto il Prix Fémina e il Prix Renaudot Special, è stato inoltre finalista al Prix Médicis e Prix Interallié.

Commovente e ironico è anche il racconto di Lançon, scrittore e giornalista culturale, sopravvissuti alla strage di Charlie Hebdo, di cui era collaboratore, del 7 gennaio del 2015. Non solo l’odissea di un numero incalcolabile di dolorose operazioni chirurgiche, il volto sfigurato con una mandibola ridotta in poltiglia, la riabilitazione lunga e spossante, i rapporti umani devastati, ma una descrizione dolorosa, mai priva di venature ironiche e autoironiche, di un affacciarsi ai confini dell’aldilà, l’immagine dei compagni e colleghi morti nell’attentato, le svolte della vita raccontate con uno spirito riflessivo davvero unico e letterariamente formidabile. Il dolore, nei due libri, diventa racconto avvincente. Dove a volte prevale la disperazione, ma mai in modo lamentoso e querulo. Una duplice lezione in un mondo in cui tanto spesso prevale il vittimismo. La storia di due persone che, come scrive Lançon, «stavano per sopravvivere». Corriere della Sera 27/1/2020

Recensione de La Stampa:

https://www.edizionieo.it/review/9640

Intervista all’autore su Il Venerdì di Repubblica:

https://www.edizionieo.it/review/9625