Se siete affascinati dai fari, se almeno una volta nella vita avete pensato di lasciarvi tutto alle spalle e accettare un incarico di guardiano del faro sullo scoglio più remoto del mondo, allora questo libro entrerà nel vostro cuore.

Quaderno dei fari, di Jazmina Barrera, La Nuova Frontiera editore 2021, traduzione dallo spagnolo (Messico) di Federica Niola, pagg. 128

Da bambina, quando non conoscevo ancora i fari, ne ho sognato uno; era abbandonato e lontano dalla costa. Sotto c’erano un giardino e una casa dove vivevo con i miei genitori. Nel sogno domandavo a mio padre che cosa avesse trovato facendo il giro nelle stanze in rovina. Lui mi rispondeva di aver trovato solo lo scheletro di un pipistrello. Io insistevo nel ribadire che l’animale era morto, ma lui diceva tra sé, come nel trailer di un film dell’orrore: «Morto, ma vivo.» Si vedeva la cima del faro: un sottotetto buio dove lo scheletro di un pipistrello mescolava con le mani ossute una pozione in un calderone. La macchina da presa si avvicinava al cranio, che diceva con voce squillante: «Mi preparo a vendicarmi di colui che mi ha ucciso.»

Quaderno dei fari, pag.9

In questo libro originale Jazmina Barrera intavola un dialogo con le innumerevoli pagine che i grandi autori hanno dedicato ai fari – da Omero a Walter Scott passando per Stevenson, Lawrence Durrell e, naturalmente, Virginia Woolf – accompagnandoci in un periplo che dalle coste del New England, e dai fari cari a Edward Hopper, giunge fino alle scogliere della Cornovaglia passando per la Francia e la Spagna: un viaggio personale e ricchissimo che si intreccia a una riflessione profonda sui temi della scrittura, della letteratura e del collezionismo. Quaderno dei fari della scrittrice messicana Jazmina Barrera è in parte un diario di viaggio, memoir, e in parte un saggio letterario; scritto con un registro intimo e malinconico, è una lettura piacevole, ricca di informazioni, cultura e filosofia.

Suddiviso in cinque capitoli di diversa lunghezza (da sei a trenta pagine), in ognuno Jazmina Barrera dipana la storia del faro: edifici sempre più dismessi ma che conservano ancora un certo fascino enigmatico. Barrera ci ricorda quanto i fari fossero presenti nell’antichità, dove la navigazione era senz’altro più pericolosa di oggi: dalla mitologia classica, dai Maya ai romani, scendendo verso epoche moderne, i fari sono un tutt’uno con la sete di conoscenza e di scoperte che ha spinto i navigatori ad affrontare il mare. Il faro può essere il simbolo stesso di una città che della navigazione è simbolo: è il caso di Genova e della Lanterna. Allo stesso tempo, l’autrice aggiunge ulteriori informazioni su tutto ciò che li circonda, dall’esistenza delle navi faro, alla dura vita dei guardiani del faro, dalle lenti che vengono utilizzate in esse, a balene, relitti e leggende, ma anche sublimi digressioni sul freddo, sul collezionismo, sugli uccelli o sulla luce stessa. Ogni fatto o dettaglio viene intrecciato con gli altri per finire per tessere un quadro narrativo in cui si mescolano note personali, riferimenti letterari o descrizioni evocative dell’ambiente.

Edward Hopper, Il faro di Two Lights, 1929. Olio su tela, cm. 74.9 x 109.9. Metropolitan Museum of Art, New York

C’è molta letteratura in questo taccuino personale e le prevedibili allusioni al faro di Virginia Woolf , a Il faro della fine del mondo di Jules Verne, al racconto incompleto Il faro di Edgar Allan Poe (per il quale Barrera propone un finale plausibile ) a Melville, James Joyce, Luis Cernuda, Max Frisch, Ray Bradbury, Ingmar Bergman, Edward Hopper…

A proposito di fari, vi segnalo questo articolo sui fari più belli del mondo.

Lighthouse at Peggy’s Cove, Nova Scotia, Canada. Person in silhouette taking a photograph visible beside lighthouse. Dove Viaggi Corriere