Pubblicato da Sellerio, il libro vincitore del Premio Terzani 2026 racconta la storia vera dell’autore, accusato ingiustamente di essere un trafficante di esseri umani e tra i responsabili della morte di 49 persone su un barcone. Condannato a trent’anni — pena poi ridotta grazie a un provvedimento di clemenza del Presidente della Repubblica — ha scritto questo libro in carcere. La premiazione si terrà il 9 maggio.
Lo scorso dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso ad Alaa una grazia parziale, con una riduzione della pena di undici anni e quattro mesi. Restano tuttavia ancora alcuni anni da scontare ed è in corso una nuova procedura di revisione del processo.
Scrivere questo libro non è stato facile. Non è stato facile tornare indietro nel tempo e rivivere emozioni così frustranti e terribili. Ma è doveroso farlo. Questa tragedia deve essere raccontata, anche per quelle persone morte che non hanno avuto giustizia. Non voglio un risarcimento economico. Voglio la mia dignità. Voglio la mia libertà fisica in un’aula di tribunale. Non voglio compromessi. Siamo ancora in tempo.
Alaa Faraj

Il romanzo — «una storia esemplare di dignità e coraggio, di un ragazzo che non si fa sconfiggere dalla disperazione », come si legge nella motivazione — raccoglie le lettere dal carcere di un ragazzo libico nato a Bengasi nel 1995. Nell’agosto del 2015 Alaa Faraj aveva vent’anni: studente di ingegneria e promessa del calcio, con una famiglia pronta a sostenerlo. Il suo obiettivo era raggiungere l’Europa per continuare a studiare e allenarsi, dopo che università e campionato erano stati cancellati dalla guerra civile in Libia.
Ma ottenere un visto era impossibile. Così Alaa decide di partire su un barcone insieme agli amici, senza avvisare la famiglia. Durante la traversata, 49 persone morirono soffocate nella stiva.
Accusato, al termine di un’indagine frettolosa, di «concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione», è stato condannato a 30 anni di carcere. Eppure — si legge ancora nella motivazione — «Alaa non si lascia sconfiggere dalla disperazione: studiare e imparare diventano il suo modo di sopravvivere». Continua ad affermare la propria innocenza, accettando il ruolo di detenuto, ma mai quello di criminale.
È grazie all’incontro in carcere con Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto, che Alaa si trasforma in scrittore. Racconta la sua storia in un italiano appreso in cella, scrivendo a mano — in stampatello — su fogli recuperati in prigione e inviati, lettera dopo lettera, alla sua «carissima amica Ale».
La vicenda assume così un significato che va oltre la biografia individuale: mette in luce le contraddizioni del sistema che criminalizza spesso i migranti più vulnerabili, mentre i veri trafficanti restano lontani dal rischio. Il libro diventa quindi una testimonianza diretta e dolorosa della migrazione contemporanea, capace di coinvolgere emotivamente il lettore e di sollevare interrogativi sulla giustizia, sulla responsabilità e sulla dignità delle persone coinvolte in queste tragedie.
Ne nasce un romanzo di formazione e un romanzo epistolare, un racconto in presa diretta che diventa pienamente opera letteraria.
Perché ero ragazzo sarà al centro della serata di premiazione, sabato 9 maggio, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (ore 21). Sarà ancora Angela Terzani a leggere la motivazione della giuria e a consegnare il premio ad Alaa Faraj, che potrà partecipare previa autorizzazione delle autorità competenti.
Condotta dal giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi, membro della giuria, la serata ospiterà anche gli interventi di Alessandra Sciurba, della giornalista Luciana Castellina, di don Francesco Saccavini e, in collegamento, del giurista Gustavo Zagrebelsky. La parte musicale sarà affidata all’Orchestra d’archi e percussioni del Conservatorio «J. Tomadini» di Udine, diretta dal maestro Fabio Serafini, con Lucio Degani al violino solista; alcuni brani del libro saranno letti dall’attore e regista Massimo Somaglino.
LA MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Era ragazzo Alaa Faraj quando la guerra civile in Libia ha sospeso il gioco del calcio: la sua passione, il suo talento. Non aveva ancora vent’anni quando fu chiusa l’Università di ingegneria: il suo progetto di ragazzo di famiglia benestante. Aveva la testa piena di sogni quando è salito su quel barcone maledetto per cercare in Europa un futuro possibile. È l’inizio di un “incubo chiamato giustizia”. È condannato a 30 anni di carcere con l’accusa di essere lo scafista responsabile della morte di 49 migranti nascosti nella stiva.
Alaa non si fa sconfiggere dalla disperazione. Studiare, imparare diventa il suo modo di sopravvivere. Ma è l’incontro in carcere con Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto, che lo trasforma in uno scrittore.
È così che ci fa entrare nei ricordi della sua bella famiglia, nella spensieratezza della vita di quartiere a Bengasi, nella sacralità delle sue amicizie. E ci precipita nel suo inferno giudiziario. Alaa non vuole la nostra pietà: cerca giustizia.
Un romanzo di formazione e un romanzo epistolare. Un resoconto in presa diretta che si fa stile letterario a pieno titolo.
L’italiano è quello imparato in carcere, per capire e farsi capire, scolpito in una neo-lingua dal lessico originale, talvolta approssimativa nelle desinenze e nelle concordanze, ma mai nella chiarezza dei ragionamenti e nella potenza espressiva di emozioni e sentimenti. È la lingua speciale della testimonianza diretta, che ci concede il diritto di commuoverci fino alle lacrime. La destinataria delle sue lettere dal carcere sa ascoltare la sua voce, il suo respiro narrativo, ne incoraggia la funzione terapeutica. Ma il padrone della pagina è lui: è lui a imporre il metodo nel procedere della scrittura. E lei lo rispetta, regalandogli l’accesso a quel surrogato di libertà che la letteratura concede perfino ai carcerati.
Per questo racconto doloroso ma necessario, per questa storia esemplare di dignità e coraggio, la giuria del Premio letterario Internazionale Tiziano Terzani conferisce il Premio Terzani 2026 a Alaa Faraj per la sua opera prima Perché ero ragazzo, Sellerio 2025
La giuria che ha assegnato il Premio Terzani 2026 è composta da Angela Terzani (presidente), Saskia Terzani, Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Andrea Politeo, Marino Sinibaldi e Mario Soldaini.
I cinque finalisti della ventiduesima edizione del Premio erano:
Anna Badkhen per Cronache di un mondo in movimento (Gramma Feltrinelli),
Mohammed El-Kurd per Vittime perfette e la politica del gradimento (Fandango Libri),
Mathias Enard per Disertare (edizioni e/o),
Alaa Faraj per Perché ero ragazzo (Sellerio),
Bao Ninh per Il dolore della guerra (Neri Pozza)

VINCITORI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI:
Giornaliste e giornalisti di Gaza, alla memoria (2025);
Sally Hayden e menzione speciale per Ai Weiwei (2024);
Zerocalcare (2023),
Colum McCann (2022),
Andri Snær Magnason (2021),
Amin Maalouf (2020),
Franklin Foer (2019),
Domenico Quirico (2018),
Sorj Chalandon (2017),
Martin Caparrós (2016),
David Van Reybrouck (2015),
Mohsin Hamid e Pierluigi Cappello (2014),
George Soros (2013),
Ala al-Aswani (2012),
Leslie T. Chang (2011),
Umberto Ambrosoli (2010),
Ahmed Rashid (2009),
Fabrizio Gatti (2008),
Anna Politkovskaja, alla memoria (2007),
Jonathan Randal (2006),
François Bizot (2005).


Hermoso! Me ha encantado el post. Siempre que te leo, me llevo una sorpresa. Un abrazo grande desde argentina!
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Gracias por tu mensaje. Me alegra mucho. Espero que mi publicación te inspire a disfrutar de la lectura. Un abrazo para ti y para la hermosa Argentina, a la que quiero muchísimo.
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