Il 18 giugno arriva nelle sale italiane Il bacio della donna ragno, nuova trasposizione cinematografica diretta da Bill Condon e interpretata da Jennifer Lopez, Diego Luna e Tonatiuh. Non si tratta semplicemente del remake del celebre film del 1985, ma di un’opera che attraversa quasi cinquant’anni di storia culturale: dal romanzo di Manuel Puig del 1976 al film di Héctor Babenco, fino al musical di Broadway degli anni Novanta da cui questa nuova versione trae direttamente ispirazione.

La domanda che accompagna inevitabilmente l’uscita del film è una sola: perché raccontare ancora oggi questa storia di prigionia, desiderio, repressione politica e immaginazione?

Un romanzo nato nell’ombra della dittatura

Pubblicato nel 1976, Il bacio della donna ragno è considerato il capolavoro di Manuel Puig. Ambientato in una prigione argentina, racconta la convivenza forzata tra due detenuti: Luis Molina, omosessuale incarcerato per la sua identità e il suo comportamento, e Valentín Arregui, militante rivoluzionario detenuto per attività politiche.

Per comprendere la forza del romanzo occorre ricordare il contesto storico. Negli anni Settanta l’Argentina stava entrando nel periodo più oscuro della propria storia contemporanea. Nel 1976 il colpo di Stato militare inaugurò la cosiddetta “Guerra sporca”, durante la quale migliaia di oppositori politici furono incarcerati, torturati o fatti sparire.
Pur non essendo un romanzo apertamente militante, l’opera di Puig intercettava tutte le contraddizioni di quell’epoca: la repressione politica, la marginalizzazione delle persone omosessuali, il controllo dei corpi e delle idee, la violenza esercitata dallo Stato sui soggetti considerati “devianti”.
La grande intuizione dello scrittore argentino fu quella di non raccontare questi temi attraverso manifesti ideologici, ma tramite il dialogo intimo tra due uomini apparentemente incompatibili.

La fantasia come forma di resistenza

Molina sopravvive al carcere raccontando film. Ricostruisce trame, scene, attrici, melodrammi e musical con un livello di dettaglio quasi ossessivo. Attraverso il cinema crea un rifugio mentale in cui sia lui sia Valentín possono sottrarsi, almeno temporaneamente, alla brutalità della prigionia.
È qui che nasce la figura della “donna ragno”: una creatura seducente e mortale, simbolo insieme del desiderio, della paura e della libertà.
Nel romanzo il cinema non è evasione superficiale. È un atto politico. Immaginare un altro mondo significa resistere a quello esistente. Un tema che oggi appare sorprendentemente attuale.

Il film del 1985: un classico della rappresentazione queer

Nel 1985 il regista Héctor Babenco portò il romanzo sul grande schermo in un adattamento destinato a diventare un classico del cinema internazionale.
Interpretato da William Hurt, Raul Julia e Sonia Braga, il film ottenne quattro candidature agli Oscar. Hurt vinse la statuetta come miglior attore protagonista, in una delle prime interpretazioni apertamente queer ad essere premiate dall’Academy.
L’adattamento di Babenco privilegiava il realismo psicologico e il rapporto umano tra Molina e Valentín. Le fantasie cinematografiche erano presenti, ma rimanevano subordinate alla drammaticità del contesto carcerario.

Ancora oggi il film è considerato una pietra miliare sia del cinema politico latinoamericano sia della rappresentazione dell’omosessualità sul grande schermo.

Il nuovo film di Bill Condon: dal romanzo al musical

La versione del 2025, distribuita in Italia nel giugno 2026, segue una strada diversa. Condon non adatta direttamente il film del 1985, ma il musical di Broadway – tratto dal romanzo – del 1993 firmato da John Kander, Fred Ebb e Terrence McNally. Kander ed Ebb erano gli autori di Cabaret e Chicago, due opere che, non a caso, usano il palcoscenico e lo spettacolo per parlare di autoritarismo, violenza e manipolazione politica.
Vincitore di sette Tony Awards, lo spettacolo trasformava in numeri musicali le fantasie cinematografiche di Luis Molina, il detenuto omosessuale protagonista della storia. Di conseguenza la componente fantastica e spettacolare acquista un peso molto maggiore.

La storia resta ambientata nell’Argentina del 1983, negli ultimi anni della dittatura militare. Molina e Valentín condividono la stessa cella, ma il racconto si apre continuamente a numeri musicali e sequenze immaginarie dominate dalla figura di Ingrid Luna, diva cinematografica interpretata da Jennifer Lopez.

Le prime recensioni internazionali hanno sottolineato proprio questa doppia anima del film: da un lato il dramma politico e sentimentale, dall’altro la dimensione del musical e del sogno cinematografico. Alcuni critici hanno apprezzato il tentativo di rendere più esplicita la dimensione queer e la funzione liberatoria della fantasia; altri hanno ritenuto che la componente musicale finisca per attenuare la durezza della storia originale.

Libro e film a confronto

Le differenze tra il romanzo di Puig e il nuovo adattamento sono significative.

Nel libro prevalgono il dialogo e l’ambiguità. Il lettore entra nella mente dei personaggi attraverso le loro conversazioni, senza quasi mai ricevere spiegazioni esterne. La narrazione è frammentata, sperimentale, ricca di riferimenti alla psicanalisi e ai dibattiti sull’omosessualità dell’epoca.

Nel film del 1985 il centro emotivo è il rapporto umano tra i due detenuti. La storia assume una dimensione più universale e tragica, puntando sulle interpretazioni degli attori.

Nel film del 2025 emerge invece il potere della rappresentazione. Le fantasie di Molina diventano veri e propri spettacoli musicali, trasformando il cinema stesso in un personaggio della storia.

Ciò che rimane immutato è il nucleo del racconto: l’incontro tra due individui che il potere vorrebbe dividere attraverso categorie rigide, identità imposte e pregiudizi.
Per questo il film del 2025-2026 non è soltanto un remake. È la terza vita di un’opera che ha cambiato forma tre volte: romanzo politico negli anni Settanta, dramma cinematografico negli anni Ottanta, musical queer e visionario negli anni Novanta. E ogni trasformazione racconta qualcosa del periodo storico in cui è nata.

Perché questa storia è ancora necessaria

A quasi cinquant’anni dalla pubblicazione del romanzo, il mondo è profondamente cambiato. La dittatura argentina appartiene alla storia, e molte conquiste civili sembrano ormai consolidate. Eppure Il bacio della donna ragno continua a parlare al presente.
Parla di persone rinchiuse dentro etichette identitarie. Parla della sorveglianza dei corpi e delle idee. Parla della difficoltà di riconoscere l’umanità nell’altro quando la politica impone divisioni nette. E soprattutto parla del valore dell’immaginazione come strumento di sopravvivenza.

In un’epoca attraversata da nuove polarizzazioni culturali e politiche, la storia di Molina e Valentín ricorda che l’empatia può nascere nei luoghi più improbabili. Che la cultura può diventare una forma di resistenza. E che raccontare storie non è mai un gesto neutrale.
Forse è proprio questo il motivo per cui la Donna Ragno continua a tessere la sua tela attraverso generazioni diverse: non come simbolo di fuga dalla realtà, ma come invito a guardarla con occhi nuovi.