Relazioni causali, di Livio Frittella, LuoghInteriori 2026, pp. 250
Dopo aver letto e apprezzato alcuni dei precedenti romanzi di Livio Frittella, mi sono avvicinata a Relazioni causali con la curiosità di ritrovare uno degli elementi che più caratterizzano la sua narrativa: la costruzione di misteri fondati sull’osservazione, sulla logica e sulla capacità di collegare dettagli apparentemente insignificanti.
Giornalista del Giornale Radio Rai e autore di saggi e romanzi, Frittella ha sviluppato negli ultimi anni una produzione narrativa che guarda con interesse alla grande tradizione del giallo classico. Una tradizione che trova la sua espressione più compiuta nel giallo deduttivo, il genere reso celebre da autori come Arthur Conan Doyle, Agatha Christie, Ellery Queen e John Dickson Carr, dove l’indagine procede attraverso il ragionamento e la ricostruzione logica degli eventi più che attraverso l’azione.
Il 2000 arrivò in sordina, senza che nemmeno uno dei convenuti per celebrarlo stesse sulla soglia ad attenderlo, ma si annunciò roboante monopolizzando l’attenzione generale.
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Allo scoccare della mezzanotte, infatti, si udì il fragore di cento serrande che si chiudevano all’unisono sigillando ogni accesso all’Istituto.
In Relazioni causali la vicenda prende avvio durante la notte di Capodanno del 2000. All’interno del MENS (Mind, Encephalic and Neurological Studies), prestigioso centro di ricerca dedicato agli studi neurologici e cognitivi, si ritrova una comunità internazionale di studiosi per celebrare l’arrivo del nuovo millennio. La festa viene però interrotta dal ritrovamento di un cadavere e dalla contemporanea segnalazione di una possibile fuga di un batterio pericoloso dal reparto microbiologico. Le uscite vengono bloccate e tutti i presenti sono costretti a rimanere all’interno della struttura.
È proprio l’ambientazione a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Il MENS non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma un vero e proprio protagonista narrativo. Con il procedere degli eventi il laboratorio si trasforma da luogo della conoscenza a scena del crimine, da centro di ricerca a prigione temporanea. L’isolamento forzato e l’impossibilità di allontanarsi fanno emergere uno dei tropi più affascinanti del giallo deduttivo: il “luogo chiuso che diventa trappola”.
Si tratta di un meccanismo narrativo che appartiene alla storia stessa del genere. Dai treni di Agatha Christie alle isole sperdute, dalle dimore isolate ai celebri enigmi della camera chiusa di John Dickson Carr, il giallo deduttivo ama restringere lo spazio d’azione per concentrare l’attenzione sui personaggi e sugli indizi. Quando nessuno può entrare o uscire, il colpevole è necessariamente tra i presenti e il lettore è chiamato a osservare con attenzione ogni comportamento, ogni omissione e ogni contraddizione.
Nel caso di Relazioni causali, Frittella aggiorna questo schema classico in chiave contemporanea. Alla tensione generata dall’omicidio si aggiunge infatti il timore di una contaminazione biologica. Non è soltanto l’assassino a impedire la fuga, ma anche una minaccia invisibile che alimenta diffidenza e paranoia. Il laboratorio MENS diventa così un microcosmo claustrofobico nel quale scienza, paura e mistero convivono fino all’ultima pagina.
Questa scelta richiama peraltro un’altra opera dell’autore, Agnizione fatale, dove il mistero si sviluppava all’interno di una nave da crociera. Anche in quel caso la vicenda si svolgeva in uno spazio delimitato e isolato dal resto del mondo. Se allora era il mare a rendere impossibile l’allontanamento dei personaggi, in Relazioni causali è la quarantena a svolgere la stessa funzione. Cambiano gli scenari, ma resta la medesima architettura narrativa: un gruppo ristretto di persone, un delitto, l’impossibilità di fuggire e la necessità di individuare il colpevole attraverso la deduzione.
Al centro dell’indagine troviamo Valerio Portenti, protagonista già noto ai lettori di Agnizione fatale. Un trauma vissuto in passato ha amplificato le sue capacità cognitive, rendendolo un osservatore fuori dal comune. Portenti non è il classico investigatore d’azione, ma una mente analitica capace di cogliere connessioni che sfuggono agli altri. È un personaggio che si inserisce perfettamente nella tradizione dei grandi detective deduttivi, pur mantenendo caratteristiche originali legate al contesto scientifico in cui opera.
Anche il titolo del romanzo assume un significato particolarmente interessante. In ambito scientifico una “relazione causale” è il legame che unisce una causa al suo effetto, il rapporto che permette di spiegare perché un determinato evento si sia verificato. Non è un concetto estraneo al giallo deduttivo: ogni indagine consiste infatti nel ricostruire una catena di cause e conseguenze, distinguendo i fatti reali dalle coincidenze e dalle false piste.
In Relazioni causali questo principio sembra agire su più livelli. Da un lato riguarda l’indagine vera e propria, perché Valerio Portenti deve comprendere quali eventi abbiano condotto al delitto (sarà l’unico?…) e quale sequenza di azioni si nasconda dietro le apparenze. Dall’altro richiama il contesto scientifico del MENS, dove ricercatori e studiosi sono abituati a cercare connessioni tra fenomeni, dati e comportamenti. Il titolo diventa quindi una sorta di ponte tra scienza e investigazione: entrambe cercano di rispondere alla stessa domanda, cioè quale sia il rapporto che lega un effetto alla sua causa.
C’è infine un aspetto più sottile. Nel corso della storia i personaggi sono costretti a confrontarsi con le conseguenze delle proprie scelte, dei propri segreti e delle proprie azioni. In questo senso le “relazioni causali” non riguardano soltanto gli indizi, ma anche le persone. Ogni gesto produce effetti spesso imprevedibili e il romanzo invita il lettore a riflettere su quanto sia complessa la rete di connessioni che lega gli individui gli uni agli altri.
Tra i riferimenti più significativi del romanzo compare la locuzione latina Post hoc ergo propter hoc (“dopo di ciò, quindi a causa di ciò”), una delle più note fallacie logiche. L’errore consiste nel ritenere che, se un evento segue temporalmente un altro, allora ne sia necessariamente la conseguenza. In realtà la semplice successione cronologica non dimostra alcun rapporto causale: gli eventi possono essere indipendenti oppure dipendere da fattori nascosti. Il richiamo a questo principio si lega perfettamente al giallo deduttivo, che ha proprio il compito di distinguere le vere relazioni di causa-effetto dalle coincidenze e dalle apparenze ingannevoli. Come il detective deve evitare conclusioni affrettate e ricostruire con rigore la catena degli eventi, così il lettore è invitato a diffidare delle spiegazioni più immediate. In questo senso, la citazione rappresenta quasi una dichiarazione di metodo: l’indagine procede non per intuizioni superficiali, ma attraverso l’analisi critica dei fatti e delle loro autentiche connessioni.
Accanto a Valerio Portenti si muove una galleria di ricercatori, scienziati e studiosi provenienti da diversi Paesi, riuniti al MENS per celebrare l’arrivo del nuovo millennio. Più che singole individualità, almeno nelle prime fasi della vicenda, essi costituiscono una comunità chiusa e autoreferenziale, un microcosmo in cui competenze scientifiche, rivalità professionali, ambizioni personali e segreti privati finiscono inevitabilmente per intrecciarsi. Come nei migliori gialli deduttivi, il gruppo dei presenti coincide con il gruppo dei sospettati: nessuno può uscire, nessuno può entrare e ciascuno potrebbe custodire un movente.
La vicenda personale di Valerio Portenti – un incidente occorso alla sua famiglia da bambino – si interseca e sviluppa parallelamente a quanto avviene nel laboratorio. Ecco dunque entrare in scena la moglie Vanessa (conosciuta sulla nave) e la figlia Fiammetta, oltre alla sorella Valentina (rapita e sparita dopo l’incidente), alla psicoterapeuta di Valerio e al commissario Casagrande.
Già incontrati in Agnizione fatale, fanno capolino Gregory Bannister, ex ispettore della polizia inglese, e sua moglie Christine Rocheteau, ex agente della polizia francese, e Lorenza Valdi, ex terapeuta di Valerio, scesa dalla nave alle Canarie e da lì più risentita.
Naturalmente non vi anticipo nulla sulla trama, per ovvie ragioni, ma vi consiglio di leggere con attenzione e di soppesare ogni dettaglio perché questo è un giallo deduttivo, quindi… prendete appunti!
Relazioni causali è quindi un giallo che rende omaggio alla migliore tradizione deduttiva senza rinunciare a una forte identità contemporanea. Grazie all’originale ambientazione del laboratorio MENS, all’efficace utilizzo del tropo del luogo chiuso e alla figura di Valerio Portenti, Livio Frittella costruisce una storia in cui logica, suspense e atmosfera procedono di pari passo, offrendo agli appassionati del genere una lettura coinvolgente e ricca di spunti.
Qui potete leggere l’incipit del romanzo.
Livio Frittella, romano, è giornalista del «Giornale Radio RAI» e conduttore del «GR2». Ha lavorato per l’emittente locale GBR TV, per i giornali «Il Tempo», «Il Messaggero», «Paese Sera», «Corriere dello Sport», e per molte altre testate.
Ha pubblicato Le parole dello spettacolo. Dizionario di cinema, teatro, radio e televisione (Lindau), Italiani. Citazioni, aforismi, pensieri sugli abitanti del Belpaese (Neri Pozza), Templari. Dal Ducato di Puglia e Calabria all’Italia del Terzo Millennio (con G.P. Ventura – Efesto), Olimpionary. Dizionario dei termini sportivi (prima edizione: Stampa Alternativa 2017; edizione aggiornata: Efesto 2024), il romanzo giallo classico Ingannevoli apparenze (Robin) e quello giallo umoristico I Misteri dello Zoopark (Efesto), infine il romanzo di fantascienza Ulyssex (Il Filo di Arianna).
Nel 2025 è uscito per LuoghInteriori Agnizione fatale – Un giallo in alto mare.


Fondamentale, e per me oltremodo appassionante, quella corrispondenza tra indagine criminale e indagine scientifica.
Comincerò senz’altro da Agnizione fatale, che è anche disponibile nella biblioteca del paese vicino!, dato che presenta i personaggi ricorrenti e sopra che adoro tutto ciò che è inerente alle crociere.
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*soprattutto.
E: grazie del suggerimento.
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