Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Buio in sala

INCIPIT

Capitolo I

Choi Minseok

Attraversarono la strada deserta, in fretta e furia, senza badare al semaforo rosso appena scattato. Le foglie del platano cadevano sull’asfalto rovente sciolto dal calore. Il frastuono delle sirene delle volanti e dei fischietti, proveniente dal cordone della polizia, si mischiava al boato delle pietre lanciate contro le saracinesche abbassate. I poliziotti, in tenuta antisommossa, sdraiati all’ombra degli alberi, giocherellavano con i manganelli. La protesta non era ancora iniziata eppure fronti e tempie erano già imperlate dal sudore. Una pila di vassoi da cui si sprigionava l’odore acido della pasta e fagioli era accatastata dietro la camionetta della polizia.

«Pagherei per mangiare qualcosa di buono invece di questo schifo. Dove le prendiamo le energie per affrontare la situazione con questa roba?», disse Yoon Boam, un veterano di circa quarant’anni, mentre oltrepassava i poliziotti più giovani.

Da ragazzo aveva rappresentato la città di Busan al campionato nazionale di pugilato nei welter e da quando, a trentaquattro anni, era diventato un agente era sempre stato in prima linea. Aveva tre figli: il primo aveva appena iniziato le scuole superiori, l’altro era al secondo anno delle medie, mentre l’ultimo non andava ancora a scuola. Con il trascorrere del tempo l’addome di Yoon Boam si era sempre più appesantito. Lì accanto Kim Kijon, spazientito dall’ennesimo racconto del collega sulla vita scolastica del figlio, non riusciva a digerire il kimpap che aveva ingurgitato a pranzo.

Da nord a sud la discesa di circa un chilometro e mezzo tra andata e ritorno era suddivisa in otto corsie. Le strade erano completamente deserte, regnava una calma assoluta. Venti minuti prima, nel tratto che andava dall’ingresso dell’università fino a 300 metri dalla fine della discesa, erano state alzate delle barricate per bloccare il traffico. Quel luogo era un punto strategico dove la violenza delle proteste e della repressione diventava ogni volta ingovernabile, teatro di continue sassaiole, marce, risse e scontri con le spranghe. I manifestanti scendevano dal pendio lanciando sassi e blocchi di cemento, per risalire subito quando i poliziotti antisommossa avanzavano per respingerli.

Jung-myung Lee

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