Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Figlie

INCIPIT

L’OCCHIO DI DIO

Ero bloccata lì già da tre giorni. Di notte i ratti sfrecciavano per i vicoli, di giorno i turisti si accalcavano alla fontana di Trevi. Avevo trovato guardie armate davanti ai musei, stazioni della metro così buie che lo sporco lo sentivo, ma non lo vedevo, e se volevo visitare il Vaticano avrei dovuto registrarmi online. Avevo preso alloggio al Babylon, un hotel di infima categoria in cui sgobbavano esclusivamente coreani. In tutta la mia vita non avevo mai desiderato venirci, ma mi innamorai subito di Roma: avevo sempre nutrito una silenziosa ammirazione per luoghi e persone che si lasciavano andare a testa alta, tanto consapevoli della loro bellezza da fregarsene dell’opinione del mondo. La città era una diva desolata e lercia, manteneva pulite solo le sue chiese, mentre fuori i piccioni sporcavano ogni angolo di quel patrimonio culturale dell’umanità. In quella città avevo previsto solo di cambiare treno, andare dall’aeroporto fino al capolinea della metro, direzione Anagnina, e da lì proseguire con l’autobus verso quella cittadina tra le montagne, dove c’era qualcuno a cui volevo fare visita da dieci anni. Lui era all’oscuro delle mie intenzioni, né gli sarebbe importato, dato che era morto da tempo. Anche dai morti però ci si doveva congedare, soprattutto dai morti, e purtroppo per quell’uomo io avevo sviluppato un malsano attaccamento, arrivando quasi a idolatrarlo. Era prevedibile che a un certo punto sarebbe forse diventato un problema, così come tutto in realtà a un certo punto poteva diventare un problema, figuriamoci l’amore, figuriamoci gli uomini.

Lucy Fricke

Recensione

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: