Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Generazione Serbia

INCIPIT

1991, l’anno strano.

Aleksa racconta di come suo padre Toma se ne va di casa, e di sua madre che cucina choux braisé e diventa scrittrice. Lui vorrebbe solo che tutti lo lasciassero in pace. L’infinita vita di D.M. Tomić termina in modo insolito.

Mio padre si sentiva stretto e mia madre aveva cominciato a tenere nel portafogli una fotografia di Violeta N. In realtà due fotografie: un ritratto e una figura intera di una ragazza pienotta e allegra. Aveva preso le fotografie di Violeta dal portafogli – non ci teneva più la mia o quella di mio fratello minore, e quella di mio padre stracciata – poi aveva messo il ritratto della ragazza di fianco al suo viso dicendo: «Guardate, che ne dite?». Sulla fotografia i bei denti di Violeta e le gengive rosate sorridevano, mentre il vento ci posava una lunga ciocca di capelli neri. Mi sembrava che dicesse «ehi» oppure «ecco» o una cosa semplice, così. Violeta non parlò mai, rimase sempre una fotografia. In effetti, mi chiedo se qualcuno l’abbia mai vista, se sia esistita veramente, oppure se quella foto fosse soltanto il simbolo della peccaminosità di mio padre e della sua incapacità di godere del calore della casa famigliare. Mia mamma potenziava il contrasto: lei era madre, bionda, magra, simile a una svedese, elegante, con un albero genealogico fino al diciassettesimo secolo quando i suoi antenati, diretti a Szentendre, si erano insediati a Sombor. Violeta era solo giovane e niente di più.

Dušan Veličković

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