Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Hotel Tito

INCIPIT

Non ricordo come è iniziato, ho solo alcuni flash. Le finestre aperte, un afoso pomeriggio d’estate, il gracidio delle rane dal fiume Vuka. Cammino avanti e indietro tra due poltrone e canticchio: Si sbaglia, s’inganna chi proclama che la Serbia è debole. Papà chiude il giornale e si gira verso di me, sento il suo nervosismo.

«Cosa stai cantando?» mi domanda.

«Niente, una canzone che ho sentito da Bora e Danijel».

«Non voglio mai più sentirla, chiaro?»

«Va bene, papà».

«E ricordati di non parlarmi più in serbo, noi siamo croati, maledizione!».

Stiamo facendo le valigie per andare al mare. È la prima volta che io e mio fratello partiamo da soli. Lui ha sedici anni, io nove. Con noi viene anche la nostra vicina, Želika, che ha un anno meno di mio fratello. Io voglio essere come lei e sono molto eccitata perché le nostre mamme le hanno detto di prendersi cura di me. La notte prima della partenza non riesco a dormire. Sul comodino tra il letto di mio fratello e il mio ci sono i nostri passaporti. Nella camera c’è buio e io chiedo a mio fratello se posso andare nel suo letto.

«Come mai ci servono i passaporti?» gli chiedo sussurrando. «Per andare dallo zio in Germania, se qui scoppiano casini». Non capisco quali casini, anche se dai discorsi degli adulti intuisco che c’entri la politica. Ho una scimmietta che si chiama Meso, come il nostro presidente, a cui assomiglia un po’. Ci mettiamo a fantasticare sulla vita dello zio in Germania. Mio fratello dice che là tutti sono molto ricchi e che per i tedeschi un appartamento come il nostro è da poveracci.

Ivana Bodrožić

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