Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

I pesci non hanno gambe

INCIPIT

Nemmeno il sole poteva porvi un freno, e nemmeno qualche bella parola come «arcobaleno» o «amore», erano del tutto vane, le potevi anche buttare via – tutto ebbe inizio con la morte. Abbiamo così tante cose; Dio, le preghiere, la musica, la tecnologia, la scienza, ogni giorno nuove scoperte, telefoni cellulari sempre più sofisticati, telescopi più potenti, ma poi qualcuno muore e tu non hai più nulla, brancoli nel vuoto in cerca di Dio, afferri la disperazione, la tazza di chi non c’è più, la spazzola con i suoi capelli ancora aggrovigliati, la conservi come un conforto, come un incantesimo, una lacrima, come chi non torna più. Cosa possiamo dire, probabilmente niente, la vita è incomprensibile, è ingiusta, eppure viviamo, non possiamo evitarlo, non sappiamo fare altro, la vita è l’unica cosa che abbiamo per certo, questo tesoro, questo ciarpame senza valore. Dopo la vita probabilmente non c’è nulla. Eppure tutto ebbe inizio con la morte. No, non regge, perché la morte è la fine, ciò che ci mette a tacere, che ci toglie la matita di mano nel bel mezzo di una frase, che spegne il computer, fa sparire il sole, incenerire il cielo, la morte è l’inanità stessa, non dobbiamo attribuirle nessun inizio, non si può. La morte è l’ultima risorsa di Dio, che si è concretizzata quando Dio, forse per disperazione, ha impastato insieme crudeltà e rimpianto perché il solitario della creazione sembrava non volergli venire. Ma in ogni morte, comunque, risiede una nuova vita.

Jón Kalman Stefánsson

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