Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il giardino dei cosacchi

INCIPIT

La prima volta che lo vidi indossava la camicia dei condannati davanti al plotone di esecuzione. Lui: un uomo di quasi trent’anni che si preparava alla morte e baciava la croce d’argento che gli porgeva il prete. Io: un ragazzino curioso che a distanza di sicurezza era testimone di cosa fosse l’ingiustizia. Ero in vacanza. Il 1849 fu l’anno del colera, la gente a San Pietroburgo moriva in massa. Per il rischio di contagio il nostro liceo venne chiuso già prima di settembre. Abitavo da uno zio e per mesi non feci che ciondolare per casa. A dicembre la direzione della scuola ci consigliò di tornare dalle nostre famiglie per trascorrere le feste. Fuori città c’erano meno vittime e pensai di mettermi in viaggio per Terpilicy. La tenuta era a sole 70 verste da Pietroburgo e si poteva raggiungere in un giorno. Forti nevicate non ce n’erano ancora state, la strada doveva essere accessibile, si poteva fare; invece mi trattenni da mio zio, il barone Nikolaj Korf, che abitava in una piccola casa di legno nell’angolo della Prospettiva Litejnyj con la Kiročnaja. Quando uno ha diciassette anni, non si cura tanto della famiglia e considera la città di gran lunga più eccitante della campagna, specie in inverno. In realtà mancavano ancora tre mesi al mio diciassettesimo compleanno, ma mi sentivo già un uomo fatto e in più ero altissimo per la mia età.

Jan Brokken

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