Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

L’eco delle balene

INCIPIT

Ero Leon Termen prima di diventare il dottor Theremin, e prima di Leon ero Lev Sergeevič. Lo strumento ora noto come theremin avrebbe potuto chiamarsi anche leon, lëva o sergeevič. O clara, in onore della sua più vituosa musicista. A Pash piaceva termenvox. Gli piaceva la connotazione scientifica di quella parola, gli trasmetteva autorità. A me invece quel nome ha sempre fatto ridere. Termenvox – la voce di Termen. Come se lo strumento riproducesse la mia voce. Come se il soprano vibrante del theremin fosse il canto di uno scienziato di Leningrado. L’idea mi faceva ridere, eppure in un certo senso ci credevo anch’io. Non al fatto che il theremin emulasse la mia voce, ma che desse voce a qualcosa. All’invisibile. All’etere. Io, Lev Segeevič Termen, portavoce dell’universo. Quel portavoce si trova ora sul mare, a bordo di una nave, in una cabina rettangolare delle dimensioni di un bagno in camera del Plaza di New York, albergo in cui ho abitato. Il bastimento si chiama Staryj Bol’ševik. Le pareti sono di acciaio verniciate di un azzurro delicato. C’è una cuccetta in un angolo, un tappeto grigio e liso sul pavimento, e io sono seduto su una sedia pieghevole davanti a una scrivania di acciaio, anch’essa dipinta di un azzurro delicato. A far luce una lampadina nuda. Quando il tempo è brutto, come adesso, sto da cani. Mi tengo la pancia con le braccia e ascolto il cassetto accanto al letto aprirsi, sbattere e tornare ad aprirsi. La stanza dondola. Vado in bagno in un piccolo stanzino, e quando torno fisso quel che ho scritto. File di simboli – qwe asd zxc, il il il, lt, cr, lt, cr (((((((((&. Chissà chi vedrà queste pagine. Le invierò, come una lettera? Le custodirò in una cassaforte? Finiranno in acqua, una notte?

Sean Michaels

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